Verità e giustizia, la “rivoluzione gentile” di don Ciotti: «Il silenzio è complicità»
1.117 i nomi letti dal palco di Torino. Il monito del fondatore di Libera: «La nostra Costituzione non resti scritta solo su carta, ma diventi carne viva»

TORINO Storie e volti su cartelloni, magliette e fotografie. Nomi scanditi nei cuori e letti ad alta voce, affinché non vengano mai dimenticati. Una distesa umana ha invaso Piazza Vittorio, trasformando il cuore di Torino in un santuario civile a cielo aperto per l’evento organizzato da Libera, dal titolo “Fame di verità e giustizia”. La Giornata nazionale della Memoria e dell’Impegno ha espresso qui la sua voce più autentica, quella di centinaia di familiari delle vittime innocenti delle mafie, giunti da ogni angolo d’Italia per trasformare il dolore in speranza. 1.117 i nomi letti dal palco, davanti ad una pizza piena. Al centro del palco, in conclusione, don Luigi Ciotti ha lanciato un monito che è risuonato come un atto d’accusa e, insieme, come un manifesto di speranza, definendo l’impegno collettivo come una forma di resistenza civile: «Siamo parte di un sogno: che la nostra Costituzione non resti scritta solo su carta, ma diventi carne viva. Questo è il nostro sovversivismo pacifico, la nostra rivoluzione gentile».
Il fondatore di Libera ha definito questo sforzo come un «sovversivismo pacifico» e una «rivoluzione gentile». «Abbiamo fame di verità, un diritto, il diritto di non essere ingannati e manipolati dai poteri forti. La democrazia non è compatibile con i depistaggi, con le zone d’ombra», ha detto il sacerdote, spiegando: «La memoria vera ha un costo, costa fatica, inquietudine. La memoria onesta chiede cambiamento. Ci chiede di risarcire il dolore innocente, di portare alla luce le verità nascoste per decenni». E ancora: «Se abbiamo le mani pulite, ma le teniamo in tasca siamo complici».
E i numeri non lasciano spazio a interpretazione
«Oltre l’80% di voi – ha detto don Ciotti rivolgendosi ai familiari delle vittime innocenti – non conosce la verità. Verità che passeggiano per via dei nostri paesi e delle nostre città. Siamo la memoria che cammina, siamo insieme da anni. Non dobbiamo arrenderci». Criminalità organizzata, naufragi, guerre, soprusi. Per don Luigi, «la mafia, la corruzione, l’indifferenza vincono quando siamo soli. Noi crediamo in una comunità più grande, che si sostiene e si aiuta, e non lascia solo nessuno». Un impegno che deve essere costante, soprattutto oggi: «Oggi più che mai siamo chiamati a diventare pescatori di uomini: ripescare uno ad uno le coscienze di chi ci sta vicino, rimetterli in contatto con la loro umanità profonda. Il silenzio, l’indifferenza, l’inerzia: noi oggi stiamo lottando su questi tre complici.»
Conflitti e migranti
Un passaggio fondamentale, don Ciotti lo ha dedicato ai conflitti che stanno infiammando il mondo, dall’Ucraina a Gaza e a tutto il Medio Oriente: «Costruire la pace non significa fabbricare più armi, ma significa investire nella vita, in scuole, ospedali e non nella morte». «Le guerre sono un trittico di morte: inquinano, uccidono». E il pensiero va ai tantissimi migranti morti nelle acque del Mediterraneo, vite spezzate sotto gli occhi del mondo: «Non possiamo permettere che la speranza naufraghi, come nel Mediterraneo, dove avvengono migliaia di morti. È la fine dell’umanità se non ci mettiamo di mezzo per fermare i creatori di moderni inferni». «Il mondo tace, ci sono troppi silenzi rispetto a tutto quello che sta succedendo». E infine il messaggio che ha chiuso l’evento: «La speranza non è un lusso, è un dovere. Che il 21 marzo non finisca qui, che la fame di verità e giustizia diventi il pane di ogni nostro giorno. Sempre insieme e liberi.» Vedo anche un paio di refusi evidenti: «ad alta volve» e «davanti ad una pizza piena». (m.ripolo@corrierecal.it)
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