La mia «caratura criminale era nota a tutti», il pentito Luigi Berlingieri rivendica il ruolo di «membro storico» del clan
Dettagli sui gestori della “bacinella”, il percepimento dello stipendo con «somme di denaro di importo variabile». E il lavoro da carrozziere

COSENZA Racconti sulla propria storia criminale, dettagli (anche inediti) su alcuni fatti di sangue e sulle contrapposizioni roventi tra gruppi gravitanti nell’orbita della mala bruzia. Sebbene siano numerose le parti omissate, la narrazione fornita dal neo collaboratore di giustizia Luigi Berlingieri, cristallizzata in alcuni verbali, è sintetica ma utile a catturare tracce e indizi per attuali e future attività investigative. Oltre alla robusta confessione resa in relazione all’omicidio del giovanissimo Massimo Speranza, detto il “Brasiliano” per via della carnagione scura, il pentito riferisce elementi relativi alla vita quotidiana dell’organizzazione criminale cosentina. Una stagione cruenta quella narrata dall’uomo legato in passato agli “Zingari”, fatta di sangue e omicidi, vendette e scontri a colpi di arma da fuoco. Un clima ostile che ha congelato, di fatto, gli affari aprendo le porte ad una faida poi conclusa con la pax. Durante il periodo di fuoco, tuttavia, Berlingieri racconta di una zona urbana, quella bruzia, caratterizzata da un’aria pesante e dalla costante ricerca di un “peccatore” o traditore da colpire a morte. Proprio come Speranza, ucciso perché ritenuto una spia. Insomma, i boss sarebbero stati sotto stress, stretti tra paranoiche sensazioni e la necessità di resistere per evitare di spianare la strada dei business illeciti ai rivali.
La caratura criminale e i ruoli dell’organizzazione criminale
Finita la stagione degli omicidi, Berlingieri – dal 2004 al 2005 – avrebbe svolto l’attività di carrozziere, ma fino alla data dle suo arresto avvenuta nel 2018, ha «continuato a far parte dell’associazione in qualità di membro storio del gruppo» di cui avrebbero fatto parte anche «Giovanni Abruzzese detto “U Cinese” e Franco Abbruzzese detto “Dentuzzo”». Secondo il racconto fornito ai magistrati antimafia, il pentito veniva costantemente aggiornato su tutti gli affari illeciti del gruppo, sia da esponenti degli “Italiani” come «Michele Di Puppo, Francesco Patitucci e Mario Piromallo» e sia da esponenti della fazione degli “Zingari” come «Luigi Abbruzzese e Antonio Abbruzzese dei “Banana”». Non solo, il collaboratore di giustizia avrebbe percepito «dall’associazione somme di denaro di importo variabile a seconda del periodo e dei guadagni illeciti percepiti in quel momento». In sintesi, «rimanevo un referente storico importante per il gruppo anche in ragione della mia caratura criminale, nota a tutti».
Sui ruoli all’interno del sodalizio criminale bruzio, Berlingieri riferisce un dettaglio legato alla “bacinella”, la cassa comune criminale. «Quando erano liberi, per conto degli “Zingari” di Cosenza, la bacinella era tenuta da Giovanni Abruzzese e per gli “Italiani” da Francesco Patitucci». In caso di assenza dei soggetti indicati dal pentito, a fare le veci sarebbero stati «Luigi, Marco e gli altri “Banana” per il clan degli Zingari e per gli Italiani Di Puppo e Porcaro». (f.benincasa@corrierecal.it)
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