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il cuore oltre il dolore

ll sorriso che divide cioccolato e giochi: la lezione di fraternità di un “piccolo grande uomo”

Un piccolo guerriero ci insegna che la vera ricchezza è aprire le mani agli altri

Pubblicato il: 22/03/2026 – 10:14
di Ennio Stamile
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ll sorriso che divide cioccolato e giochi: la lezione di fraternità di un “piccolo grande uomo”

Dall’orfanotrofio di Sakètè, villaggio a Sud del Benin, ai confini con la Nigeria, per raggiungere Lokossa, grande città a Ovest situata nei pressi del confine con il Togo, ci sono volute tre ore e mezza di macchina solo per l’andata, ma ne valeva la pena. Tutte le volte che ci troviamo a frequentare la scuola dei piccoli e degli ultimi impariamo tanto. Qui, in Africa abbiamo appreso molte storie, soprattutto in Orfanotrofio, che iniziano nel silenzio di un abbandono e finiscono per gridare al mondo una verità dimenticata. Su quella di Jean Rosaire avevo già scritto un paio di capitoli attraverso qualche articolo. In questa giornata africana torrida e afosa, mentre il termometro dell’auto segna i 39 gradi, gli abbiamo fatto visita. Dopo aver osservato nuovamente il suo atteggiamento e il suo gran cuore, ne aggiungo un altro. Lasciato solo appena nato, perché probabilmente ha incontrato sin da subito il volto mostruoso di qualcuno che non ha avuto pietà del suo fragile corpo, a tal punto da provocargli una disabilità motoria piuttosto grave, è stato raccolto dalle braccia instancabili di un orfanotrofio gestito da suore, donne che hanno trasformato l’assenza di una madre, in una maternità collettiva e coraggiosa. Una sorta di parto del cuore “non meno impegnativo di quello del grembo”.

Nonostante circa sette mesi di ricovero e fisioterapia, Jean Rosaire non corre ancora come gli altri, è costretto a fare lunghe cure, che comprendono gessi ed estensori metallici e poi c’è la fatica di rimettersi in piedi. Ma è proprio tra le mura di quel centro che sta compiendo il miracolo più grande.
Nonostante il dolore fisico e un passato che avrebbe potuto indurire il più forte degli adulti, questo piccolo guerriero ha deciso che nulla di ciò che possiede è solo suo. Che si tratti di un biscotto regalato dal personale, di un giocattolo colorato o di un semplice uovo di cioccolato, il suo primo gesto è sempre lo stesso: tendere la mano verso il letto vicino. Così ha fatto anche questa volta. Dopo averci accolti con il suo solito sorriso, che apre spazi infiniti di umanità, aver scartato i giochi e aperto l’uovo di Pasqua, ha chiamato a sé i suoi compagni di disavventura: la piccola Marie, per la quale non nasconde di avere una cotta, poi Reine, Esteban e Princesse, perché per  lui, “avere” non ha senso se non diventa un “condividere”. Osservarlo mentre divideva con meticolosa pazienza il suo uovo di cioccolato con gli altri piccoli pazienti è una lezione silenziosa che mette a nudo le nostre sicurezze di adulti. In un mondo che spesso ci insegna a recintare i nostri spazi e a conquistare con le armi quelli degli altri; a proteggere i nostri beni e a sfruttare le risorse altrui, lui vive con i palmi aperti. Questo bambino è “davvero un grande maestro di umanità”, scrive a caratteri cubitali, con gesso indelebile su una lavagna luminosa quanto il cielo terso al mattino d’estate, il concetto di fraternità universale. Ci insegna che la vera povertà non è non avere nulla, ma tenere tutto per sé. Vera meschinità è continuare a pensare che le armi, la violenza, siano la panacea di tutti i mali. La sua fragilità fisica è solo il guscio di una forza spirituale immensa, capace di trasformare un reparto ortopedico o un orfanotrofio, in un laboratorio di umanità.
Mentre il personale specializzato lavora per riparare le sue ossa, lui, con un sorriso e un pezzo di cioccolato diviso in tanti pezzi, sta riparando silenziosamente un pezzetto di mondo. Sì, certo, un mondo dimenticato, che non attira gli avidi occhi degli speculatori senza scrupoli di ieri e di oggi. Ma un mondo più vero, privo di sovrastrutture, di speculazioni finanziarie, di guerre preventive, per evitare pericoli atomici futuri, che intanto provocano morte di bambini e adulti innocenti, distruzione sofferenza nel presente.  Grazie Jean Rosaire, piccolo grande maestro. Ci hai insegnato che la vera fraternità non è una teoria da studiare sui libri o sui Social, ma un gesto semplice che nasce spontaneo quando si capisce che l’altro non è un estraneo, ma un fratello con cui camminare verso la guarigione del cuore e della mente.

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