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L’inchiesta

’Ndrangheta e camorra, i Casalesi hanno rotto il tabù della droga: il patto con gli Albano legati ai Bellocco di Rosarno

Nell’ordinanza emerge la svolta del clan nel business degli stupefacenti e il rapporto con i calabresi. Gratteri: «Scoperto un progetto ambizioso»

Pubblicato il: 30/03/2026 – 13:43
di Giorgio Curcio
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’Ndrangheta e camorra, i Casalesi hanno rotto il tabù della droga: il patto con gli Albano legati ai Bellocco di Rosarno

LAMEZIA TERME Un colpo durissimo alle ambizioni del nuovo vertice della fazione Zagaria del clan dei Casalesi. L’inchiesta della Distrettuale antimafia di Napoli guidata dall’ex capo della Dda di Catanzaro, Nicola Gratteri, avrebbe consentito di ricostruire il crescente interesse del gruppo criminale nel settore degli stupefacenti. Elementi che consentirebbero, dunque, si smentire nei fatti il vecchio codice di comportamento che voleva i “casalesi” estranei al traffico di droga sul loro territorio, per lo più per motivi economici e la concreta necessità di finanziare il proprio gruppo anche attraverso questo settore.

Il colpo contro i casalesi

Un settore proficuo quello del commercio delle droghe all’interno del quale Carlo Bianco (cl. ’84) – tra gli arrestati – risultava particolarmente interessato tanto da coinvolgere anche altre persone esperte del settore, fra cui esponenti della ‘ndrangheta calabrese di Rosarno, soggetti con i quali Bianco aveva stretto amicizia durante la comune detenzione. È quanto scrive il gip nell’ordinanza che questa mattina ha portato all’arresto di 23 persone – 19 in carcere, 4 agli arresti domiciliari – tutte persone ritenute responsabili, a vario titolo, di associazione mafiosa, concorso esterno in associazione mafiosa, estorsione, usura, trasferimento fraudolento di valori, illecita concorrenza con violenze e minacce, riciclaggio, autoriciclaggio, intestazione fittizia di beni, detenzione e porto di armi e munizioni, traffico e spaccio di sostanze stupefacenti. A proposito del traffico di droga, tra i fornitori di sostanze stupefacenti ai quali Carlo Bianco si sarebbe rivolto inizialmente c’era senz’altro Antonio Lanza – oggi collaboratore di giustizia – il quale, nel corso delle dichiarazioni rese al pubblico ministero, ha confermato la circostanza, avvalorando le risultanze intercettive. Poi – come riporta il gip – l’entrata in scena di Pasquale Padulo «dirotterà poi gli acquisti su Caivano, prima, e sulle piazze calabresi, poi».  

Il business con gli Albano legati ai Bellocco

A proposito dei calabresi: il gip rileva infatti che l’interesse di Carlo Bianco per il business legato agli stupefacenti è destinato ad assumere un’impennata da quando sarebbe iniziata una «positiva collaborazione avviata con la famiglia Albano», ritenuta dagli investigatori vicina o collegata alla ’ndrina dei Bellocco di Rosarno. Nel corso di una conversazione del 29 novembre 2021, intercorsa con Antonio Lanza, Bianco «nel riscontrare la richiesta dell’interlocutore in relazione all’attualità del suo impegno nel traffico di stupefacenti, riferisce di avere contatti con amici calabresi» annota gip nell’ordinanza. «(…) ma non tieni nessuno che tiene un poco di questo, di questo, non conosci nessuno? Non stai vendendo più? […] vennero certi amici miei calabresi che tengono “questa”, quelli sono scesi, quelli sono figli di puttana, hanno saputo il fatto di quello di Caivano e sono scesi, dice: “là, poi già stanno facendo qualcosa a Secondigliano però” “A Secondigliano lo sto dando a 35!”». Come ricostruito dagli inquirenti, dunque, Carlo Bianco all’amico avrebbe confidato di aver ricevuto una proposta dai «ragazzi calabresi» per acquistare droga a un prezzo di favore rispetto a quello praticato sulla piazza di Secondigliano. «Disse: “noi qua, a voi lo diamo a tanto”, disse: “là lo stiamo dando …”, disse: “se siete interessati non ci stanno problemi”. Questi qua sono ragazzi […]».

Gratteri: «Un progetto ambizioso»

«I capi d’imputazione, nei quali troviamo i reati tipici classici dell’organizzazione mafiosa, confermano che parliamo di una famiglia storica della camorra. Il controllo del territorio era assoluto, addirittura bisognava pagare la mazzetta anche per un passaggio di proprietà, per l’acquisto di un terreno o di un’attività commerciale. Il clan si è poi allargato al traffico di droga andando a imbattersi e a fare affari con delle famiglie più importanti della ‘ndrangheta, soprattutto la famiglia Bellocco, e con proiezioni di riciclaggio all’estero, ad esempio a Dubai», ha detto il procuratore Nicola Gratteri in conferenza stampa. (g.curcio@corrierecal.it)

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