Narcotraffico e ‘mbasciate, l’asse Crotone-Reggio e la richiesta di mediazione agli “amici” nella Locride
Quando i pagamenti tardano la gerarchia criminale impone la mediazione: «Ho preso appuntamento domani con certi amici che stanno là… a Siderno… Gioiosa…»

CROTONE «Sto puntando in alto! Sto puntando altre cose». Il territorio della provincia di Reggio Calabria come qualcosa su cui puntare, attraverso i rapporti con i rappresentanti dei clan della Piana di Gioia Tauro e della Locride. Ma non solo. Quegli stessi rappresentanti potevano essere figure di riferimento per sistemare conti in sospeso. Le intercettazioni captate dagli inquirenti nell’ambito dell’inchiesta “Libeccio” contro i clan Arena, Manfredi e Nicoscia restituiscono anche questo spaccato, l’immagine di una ‘ndrangheta crotonese estremamente dinamica, pronta a tessere una tela di relazioni che da Crotone si allunga fino a Sinopoli, Siderno e Gioiosa Jonica.
Il mercato della droga: contanti e chat criptate
L’asse Crotone-Reggio brucia chilometri e denaro. Le conversazioni tra Pasquale Manfredi e Giuseppe Passalacqua sono un continuo monitoraggio dei prezzi: hashish a 2.100 euro al chilo per l’acquisto, da rivendere a 2.500. Ma la competizione è agguerrita, con canali alternativi che offrono merce a 1.650 euro. Il volume d’affari è imponente. Si parla di forniture da 20 o 30 chili alla volta, rigorosamente in contanti. Per sfuggire agli investigatori i broker utilizzano chat criptate come Signal, gestendo le trattative persino dalle celle: «Ti do l’utenza telefonica perché quei soggetti sono detenuti», spiega Manfredi, confermando come le sbarre non fermino il flusso degli ordini.
Il peso dei clan reggini
E quando i pagamenti tardano o i referenti non rispondono, la tensione sale, ma la gerarchia criminale impone la mediazione. «Ti giuro che mi sto avvelenando il fegato… guarda che mi sta venendo in testa che se lo vedo in macchina, lo faccio scendere e gli prendo la macchina!», afferma Passalacqua, che si sfoga per il silenzio di un contatto definito «indegno».
Ma la furia lascia spazio alla strategia: per recuperare i crediti e mantenere i canali aperti, ci si affida al peso dei clan reggini. I due si erano attivati per cercare soluzioni alternative facendo ricorso ad “amici” della provincia di Reggio Calabria, da utilizzare quali intermediari per risolvere la situazione. «Niente, quello non ha risposto. Ho preso appuntamento domani con certi amici che stanno là… a Siderno… Gioiosa… gli ho spiegato già la situazione e domani vado a casa sua!».
Ma dalle conversazioni emergono anche i tentativi di agganciare esponenti di spicco della Piana. Passalacqua riferisce di essersi mosso per incontrare il nipote di un soggetto di Sinopoli ai domiciliari. «Mi sto organizzando per andare a trovare il nipote di quel signore che mi avete detto che avete avuto a che fare … quello che dice che è ai domiciliari gli ho detto … “quello di Sinopoli”».
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