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inchiesta “teorema”

Settimane bianche, viaggi e auto: i lavori pubblici pilotati e le tangenti per le «spese personali» di Manica

Un sistema strutturato di corruzione che trasformava gli affidamenti pubblici in un bancomat per cene, assicurazioni e debiti condominiali

Pubblicato il: 01/04/2026 – 10:41
di Mariateresa Ripolo
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Settimane bianche, viaggi e auto: i lavori pubblici pilotati e le tangenti per le «spese personali» di Manica

CROTONE Vacanze, tra cui “settimane bianche”, auto e spese varie. C’era un «meccanismo di ritorno» ben preciso che si celava dietro la gestione degli appalti pubblici in provincia di Crotone. L’inchiesta “Teorema”, scattata questa mattina a Crotone ha portato all’esecuzione di 16 perquisizioni e alla notifica di 20 avvisi di garanzia. Al centro del ciclone c’è Fabio Manica, consigliere comunale di Forza Italia ed ex vicepresidente della Provincia, fino a pochi giorni fa presidente facente funzioni dell’ente, il quale – secondo l’accusa – avrebbe sfruttato il proprio ruolo istituzionale mettendo a disposizione «il suo Ufficio Pubblico Provinciale, avvalendosi dello stesso per incidere in modo determinante, in accordo con i sodali, sugli affidamenti di lavori e servizi pubblici presso la Provincia di Crotone e altri Comuni del territori quali Cirò Marina, Isola di capo Rizzuto e Crotone» per «determinare illecitamente l’affidamento di lavori in suo favore e dei sodali». 

Il sistema

Secondo la ricostruzione della Procura di Crotone, Manica sarebbe stato il fulcro di un accordo collusivo volto a pilotare affidamenti di lavori pubblici in cambio di tangenti. Le indagini hanno permesso di scoprire un meccanismo di ritorno economico che passava attraverso la società Sinergyplus s.r.l., formalmente amministrata da Giacomo Combariati ma, di fatto, gestita dal politico. Era qui che confluivano le somme derivanti dagli affidamenti per istituti scolastici di rilievo come il Lucifero, il Pitagora, il Gravina e il Filolao. L’ordinanza descrive un quadro in cui «è stato accertato un preciso meccanismo di ritorno e volturazione economica», che ha consentito a Fabio Manica di «percepire, negli anni, diverse e ingenti somme di denaro e altre utilità». Combariati, invece, secondo l’accusa agiva come un vero e proprio «collettore di smistamento», ricevendo il denaro dai professionisti compiacenti per poi rimetterlo nella disponibilità del politico sotto forma di denaro o altri vantaggi economici. L’analisi bancaria ha permesso di quantificare un profitto illecito provvisorio di 103.295,00 euro percepito in soli 36 mesi, somme definite come «frutto dell’attuazione di un meccanismo strutturato di distrazione e redistribuzione di fondi ottenuti in forza di operazioni fittizie».

Le spese per viaggi e beni di lusso

I magistrati sottolineano come i fondi retrocessi venissero utilizzati per «spese strettamente personali» quali l’acquisto di autoveicoli, il pagamento di premi assicurativi, viaggi e soggiorni. Tra le spese contestate spiccano i «bonifici» diretti a una concessionaria per «l’acquisto di una Bmw», attualmente in uso a Manica sebbene formalmente intestata al padre, e i pagamenti per «acconti» e «saldi» di «settimane bianche usufruite dalla famiglia Manica». Ma il denaro serviva anche a coprire le necessità più quotidiane, dal «saldo di quote condominiali di cui Manica risultava debitore» alle polizze assicurative per sé e per la coniuge, fino a cene, acquisti di abbigliamento, spese sanitarie e persino il noleggio di attrezzature. Ciò che ha facilitato il lavoro degli uomini del Nucleo Mobile di Crotone sarebbe stata la sicurezza ostentata dagli indagati. In alcuni casi, il passaggio di denaro non veniva nemmeno mascherato con causali fittizie credibili. Gli inquirenti evidenziano infatti come Combariati, nel disporre i pagamenti a favore di Manica in alcune causali «con disarmante superficialità, indicava il nominativo di “Manica” effigiando, di fatto, la destinazione delle somme» e fornendo agli investigatori la prova documentale di quella che viene considerata la corresponsione di tangenti.

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