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la sfida a reggio calabria

Dal leggio parte la corsa di Cannizzaro

Attacco ai fondi bloccati e alle opere ferme. Linea dura su giunta e consiglieri, appello agli alleati: «Non arriveremo al ballottaggio, puntiamo a vincere subito»

Pubblicato il: 02/04/2026 – 20:54
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Dal leggio parte la corsa di Cannizzaro

REGGIO CALABRIA Nel giorno di San Francesco di Paola, patrono della Calabria, Francesco Cannizzaro sceglie la scena con cura. Non un palco, non una sala istituzionale blindata, non uno schermo dietro cui ripararsi. Nella sede della sua segreteria politica, nonché sede della segreteria regionale di Forza Italia, sceglie di stare in piedi tra i giornalisti, e resta lì per oltre due ore. Niente tavolo di rappresentanza, niente schermo protettivo: solo un leggio bianco con la scritta «Adesso Reggio – Cannizzaro Sindaco», una camicia bianca aperta sul collo, le mani larghe e vive nell’aria. Dietro di lui, la skyline della città campeggia su un grande pannello blu, e una corona di giovani volti segue ogni parola in silenzio. È una conferenza stampa all’americana, di quelle dove ci si gioca tutto allo scoperto. E lui sembra esattamente a suo agio così. Risponde a tutto. Non si sottrae a nulla. È il modo in cui Francesco Cannizzaro sceglie di presentarsi per la prima volta alla città da candidato, per il centro destra, sindaco di Reggio Calabria.
Accanto a lui, nella sala, ci sono i volti della politica: Giusi Princi, Denis Nesci, consiglieri regionali, il presidente Cirillo, e tanti giovani. La fotografia di una coalizione che si mette in marcia con un obiettivo dichiarato: la riconquista di Palazzo San Giorgio e della Città Metropolitana. Ma Cannizzaro non vuole che la giornata sia solo una fotografia. Vuole che sia un discorso. E così parla, a lungo, con la franchezza di chi ha già deciso e non ha più nulla da tenere per sé e lo fa ricordando sempre la sua famiglia, la mamma, i nipoti.

«Non lascio Roma per pettinare le bambole»

Comincia dal piano personale, e lo fa con una sincerità che disarma. Racconta di aver annunciato la sua candidatura da Roma, «in fretta e furia», mentre svolgeva ancora il suo mandato parlamentare. Di aver registrato il video dell’annuncio più volte, senza riuscire a trovare subito la versione giusta per l’emozione: «Fare il sindaco della mia città era il mio sogno da bambino» dice e aggiunge: «me ne sono reso conto davvero solo quando lo ho detto ai miei genitori rientrato da Roma».
Ha 42 anni, venti dei quali passati in politica, «quasi sempre da vincitore e mai da vinto». Poteva restare a Roma, in quella che lui stesso chiama «zona comfort». Ma ha scelto diversamente. «Ho sentito una responsabilità enorme», spiega. «La città è ai minimi termini. E io ce la metterò tutta». La frase che più di ogni altra segna il tono della giornata arriva quasi alla fine, con la naturalezza di chi non sta cercando uno slogan: «Io non lascio Roma per venire a Reggio a pettinare bambole». La campagna che verrà Cannizzaro traccia subito il perimetro della sfida. Non minimizza, non fa sconti. Sa che le elezioni non si vincono con l’entusiasmo, «ma all’interno delle urne, se riusciremo a spiegare ad ogni singolo cittadino qual è la nostra visione di città». E quella visione, dice, parte da lontano: da un asse politico che «parte da Bruxelles, passa per il Parlamento e la Regione» e che ora aspetta solo il tassello finale, la guida della città. Sulle liste e sulla coalizione è chiaro, c’è una squadra che lavora insieme per vincere la sfida e a chi gli ricorda quanto detto a Piazza Duomo subito dopo la vittoria delle Regionali, risponde: «Occhiuto farà una lista per me? Gli ho detto che non c’è bisogno», spiega, «perché essendo io e lui la stessa cosa, la lista Occhiuto Presidente, sarà sostituita dalla lista Cannizzaro Sindaco».
Verso l’avversario, Mimmo Battaglia, il tono è rispettoso e senza veleno. Lo definisce «una persona per bene», con il quale è convinto di confrontarsi sui contenuti, «con toni pacati». Sull’ipotesi di un patto sulla trasparenza proposto dal centrosinistra, risponde con una punta d’ironia: «Non ho tempo di fare patti, ma posso dirgli di stare tranquillo: non credo che nessuno passerà da noi a loro». A Edoardo Lamberti Castronuovo, che aveva dichiarato di essere pronto a sostenere il centrodestra in caso di ballottaggio, lancia invece un appello diretto: «Perché aspettare? Il dialogo può attivarsi già da stasera». E aggiunge, con una certezza che non lascia margini: «Io al ballottaggio non ci arrivo, conto di vincere al primo turno». Sul ruolo di Giuseppe Scopelliti, la risposta è affettuosa ma misurata. «Peppe è una risorsa di questa città, è stato un leader», dice Cannizzaro, riconoscendogli un peso politico che non intende sminuire. Oggi Scopelliti è promotore, insieme ad altri, di «un bellissimo contenitore come quello di Reggio Futura», che raccoglie professionisti ed esperienze della città «con tanta linfa nuova». Il suo ruolo, spiega il candidato, è lo stesso che stanno svolgendo tanti altri amici in queste ore: organizzare idee, contributi e soprattutto risorse umane per costruire il programma del centrodestra e per governare la città.

Le regole della nuova squadra

Quando parla di come intende governare Cannizzaro alza il tono. Non tanto nel volume, quanto nella fermezza. Le sue parole suonano come un regolamento interno già scritto, consegnato pubblicamente prima ancora che la campagna entri nel vivo. Il primo punto riguarda gli assessori. Chiunque verrà chiamato a far parte della giunta — anche i designati dai partiti — dovrà compiere una scelta netta: «Se ci sarà il dentista, l’avvocato, chi fa una professione, dovrà rinunciare per dedicarsi all’attività di assessore. Un principio al quale non posso rinunciare». Nessun ruolo a metà, nessuna doppia carriera, nessuna giunta part-time. Lo stesso vale per i consiglieri comunali. Cannizzaro racconta, con una vividezza che fa sorridere e riflettere insieme, di aver visto consiglieri collegarsi alle commissioni comunali in videochiamata mentre erano con lui al supermercato a fare la spesa. «Le commissioni si fanno a Palazzo San Giorgio, in presenza, non in accappatoio dopo che si esce dalla doccia». E chiude con un ultimatum che è anche un invito: «Chi pensa di esercitare il ruolo come fino ad oggi, si candidi da un’altra parte. Il Regolamento lo cambieremo, non si faranno più le commissioni online». Lo stesso schema si applica alle circoscrizioni, che torneranno al voto dopo oltre vent’anni. I presidenti eletti dovranno essere «piccoli sindaci», punti di riferimento reali nei quartieri. E come primo atto del primo consiglio comunale, annuncia, cambierà il regolamento per cancellare il listone.

I fondi, le opere, i dodici anni perduti

Poi arriva la parte più concreta, quella dei numeri. E qui il tono di Cannizzaro si fa più duro. L’aeroporto sarà inaugurato a breve: «Il primo risultato storico di questa città», dice con soddisfazione. Ma intorno a quell’unica buona notizia si apre un quadro sconfortante. Tre milioni di euro destinati al Lido Comunale, ottenuti anni fa, senza che se ne vedano tracce. Quindici milioni per il porto turistico, stanziati attraverso un suo emendamento all’Autorità portuale di Messina, fermi. Venticinque milioni dell’Agenda Urbana, scaduti nel 2023, senza che Reggio ne abbia beneficiato. E i fondi del PNRR, in scadenza nel giugno 2026: «Vada a vedere quanti ne sono stati spesi in questa città. Siamo quasi allo zero».

I giovani, il simbolo, il sogno

Cannizzaro apre uno squarcio sul futuro. Parla di giovani, di chi è rimasto e di chi sta tornando dal Nord. Parla di una lista del sindaco fatta di volti nuovi, senza «plenipotenziari». Parla di una facoltà di Medicina e di un campus universitario come strumenti concreti per trattenere le energie migliori in città. E annuncia che sabato lancerà il suo simbolo. «Mi sento in dovere di formare la nuova classe dirigente di questa città», dice. Non è solo una promessa elettorale. È qualcosa che suona come un progetto di lungo respiro, legato anche al suo ruolo di segretario regionale di Forza Italia e ai cinque anni di guida del partito che ha ancora davanti. Poi confessa: «Questa campagna elettorale non mi fa dormire la notte, ma mi carica ancora di più». (redazione@corrierecal.it)

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