Delocalizzazione a Vibo Marina, la Meridionale Petroli insiste: «Servono 100 milioni, il sindaco parla di risultati inesistenti»
L’azienda replica alle parole di Romeo: «Il protocollo d’intesa solo una bozza». Sull’atto di sottomissione: «A noi non è stato trasmesso nulla, il Comune ha espresso parere favorevole al rinnovo»

VIBO VALENTIA Continua lo scontro tra l’azienda Meridionale Petroli e il Comune di Vibo Valentia riguardo la discussa delocalizzazione dei depositi costieri dal porto di Vibo Marina. La società – che già si era esposta smentendo le dichiarazioni del sindaco Romeo sull’impegno al trasferimento dell’impianto dopo il rinnovo di 4 anni – torna a parlare e a proporre una versione controcorrente rispetto a quella del primo cittadino, autore – secondo la Meridionale Petroli – di «dichiarazioni pubbliche non riscontrate e supportate da elementi oggettivi». Di conseguenza l’azienda «ritiene non più differibile un
intervento volto a ristabilire una rappresentazione dei fatti fondata su dati verificabili».
Il Protocollo d’Intesa
«L’Azienda prende atto delle ulteriori dichiarazioni rese dal Sindaco che continuano a rappresentare come acquisiti risultati che, alla luce degli atti e dei fatti, non risultano né definiti né concretamente esistenti». L’azienda spiega di farlo per «spirito di verità, e soprattutto per rispetto verso la comunità di Vibo Valentia». «Il cosiddetto “Protocollo d’Intesa”, più volte indicato dal Sindaco Romeo come già definito,
è in realtà una mera bozza di circa dodici pagine (di cui 2 adibite a firma) trasmessa dal
Comune in data 3 marzo per il tramite dell’Ufficio di Gabinetto, in versione non editabile e
priva di qualsiasi contenuto vincolante. Il documento si limita a prospettare un generico impegno di collaborazione tra le parti per valutare, in via meramente eventuale e con un termine di durata, un’ipotesi di delocalizzazione che deve vedere tutti i soggetti coinvolti concordi, senza prevedere alcun
obbligo concreto né alcuna garanzia di realizzazione».
«Nessuna area idonea»
«Tale bozza, peraltro, non si sa per quale motivo, è stata trasmessa esclusivamente a Meridionale Petroli e non agli altri Enti che, secondo quanto dichiarato, avrebbero partecipato alla sua elaborazione. In data 16 marzo, l’Azienda ha provveduto a trasmettere una versione integralmente revisionata e coerente con quanto emerso nella riunione del 30 gennaio a tutti i soggetti coinvolti, senza che ad oggi sia pervenuto alcun riscontro da parte del Comune. Si ribadisce, ancora una volta, che nel corso della riunione del 30 gennaio con tutti gli Enti competenti è stato chiarito in modo inequivocabile che non risultano individuate aree idonee, che non vi sono garanzie in ordine al rilascio delle autorizzazioni né alle relative tempistiche, che non è stata assicurata alcuna disponibilità di risorse pubbliche dirette e che non risultano definite le infrastrutture necessarie all’approvvigionamento energetico.
«Servono oltre 100 milioni»
«Sul punto – si legge – appare altresì significativo evidenziare come lo stesso legale rappresentante pro
tempore della società proprietaria dell’asserita area indicata quale possibile alternativa abbia espressamente dichiarato di non essere in grado di attestare l’idoneità della stessa alla realizzazione di un deposito costiero, evidenziando inoltre che qualsiasi eventuale interlocuzione avrebbe dovuto necessariamente avvenire su base privatistica e diretta, previa manifestazione di interesse da parte di Meridionale Petroli, essendo il Comune del tutto estraneo a tale procedura e privo di qualsivoglia legittimazione in merito. Nonostante tali elementi, si continua a rappresentare pubblicamente un quadro che presuppone il superamento di tutte queste criticità, con una ricostruzione che non trova alcun
riscontro nelle risultanze ufficiali e nelle stesse dichiarazioni rese dai soggetti direttamente coinvolti.
Ancora più evidente è la distanza tra quanto dichiarato e la realtà sul piano economico e industriale.
La realizzazione di un deposito costiero simile a quello attualmente in esercizio richiede
investimenti dell’ordine di oltre cento milioni di euro e presuppone la presenza di operatori
dotati di adeguata solidità finanziaria e comprovata capacità industriale».
Non pervenuto nessun atto di sottomissione
«In tale contesto, appare del tutto sproporzionato oltre che notevolmente inesatto che il
Sindaco richiami interventi infrastrutturali di entità estremamente limitata rispetto alla
complessità dell’opera. Inoltre, deve rilevarsi come, nel corso della medesima riunione del 30 gennaio, le
dichiarazioni del Sindaco proclamate nei mesi precedenti (anche alla Meridionale Petroli)
circa la già avvenuta disponibilità di risorse pubbliche per il finanziamento dell’investimento
non abbiano trovato alcuna conferma, essendo stato chiarito dagli stessi rappresentanti
ministeriali che, allo stato, non risultano stanziamenti.
Parimenti, non risulta chiaro su quali presupposti il Sindaco possa disporre anticipatamente
di informazioni di tale rilevanza, atteso che, allo stato, non è stato trasmesso a Meridionale
Petroli alcun “Atto di sottomissione”, né formalmente né informalmente. Giova inoltre
ricordare che il Comune ha già partecipato al procedimento, esprimendo parere favorevole
al rinnovo della concessione; esaurita tale fase, lo stesso non riveste alcuna titolarità
nell’ambito del relativo iter autorizzativo».
Il caso dell’impianto alternativo
«Come se quanto sopra non fosse già sufficiente, occorre richiamare l’attenzione dei cittadini e dei lavoratori della comunità di Vibo Valentia su ulteriori elementi che emergono dagli stessi atti ufficiali prodotti dal Comune, nei quali vengono richiamati soggetti che si dichiarano disponibili a intervenire nell’ipotesi di delocalizzazione.
In particolare, secondo quanto sostenuto dal Sindaco, considerato che il documento è a sua
firma, l’Autorità avrebbe dovuto procedere a una nuova valutazione di un’istanza già rigettata
de piano, presentata da un soggetto privato in violazione delle condizioni e dei termini previsti dal bando. Tale soggetto, sempre secondo quanto rappresentato, si sarebbe dichiarato disponibile non solo alla delocalizzazione dell’impianto, ma anche all’incremento delle maestranze e alla realizzazione di infrastrutture complesse, quali una boa off-shore per l’approvvigionamento del prodotto energetico. Ebbene, è doveroso evidenziare che, sulla base dei dati economico-finanziari pubblicamente disponibili (ultimo bilancio depositato relativo all’anno 2023, cosa già di per sé molto strana), il medesimo soggetto presenta un fatturato pari a circa 12.000 euro e un utile pari a zero. Si tratta di elementi oggettivi che, per la loro stessa evidenza, impongono una riflessione seria, responsabile e non ulteriormente rinviabile».
Un operatore senza capacità finanziaria
Ci si chiede, pertanto, come sarebbe stato possibile garantire la tutela degli interessi della comunità vibonese affidando un’infrastruttura strategica a un operatore che, alla luce dei dati disponibili, non sembrerebbe disporre di una capacità finanziaria adeguata neppure a sostenere i costi ordinari di gestione, quali il pagamento delle retribuzioni, dei canoni concessori, delle imposte o degli oneri operativi correnti. Risulta, altresì, oggettivamente difficile (se non impossibile) comprendere sulla base di quali presupposti un soggetto con tali dimensioni economiche avrebbe potuto sostenere un processo di delocalizzazione e realizzazione di un nuovo deposito costiero, intervento che, per sua natura, richiede investimenti di tutt’altra entità. Allo stesso modo, resta del tutto indeterminato come sarebbero stati assicurati standard adeguati di sicurezza dell’impianto, la tutela dei lavoratori e delle loro famiglie, nonché la continuità dell’approvvigionamento energetico per il territorio e il regolare funzionamento della filiera logistica connessa».
L’azienda richiama al rispetto dei lavoratori
«Si tratta di interrogativi concreti, fondati su dati oggettivi, che attengono direttamente alla sicurezza, alla stabilità occupazionale e alla continuità dei servizi essenziali per la collettività. Per questo motivo, ci si aspetta una risposta ufficiale. In assenza di risposte chiare e documentate, ogni diversa rappresentazione (nella migliore delle ipotesi) non solo appare priva di fondamento, ma rischia di esporre il territorio a scelte non adeguatamente ponderate, le cui conseguenze ricadrebbero inevitabilmente su cittadini,
lavoratori e sull’intero sistema economico locale.
Meridionale Petroli respinge, inoltre, con fermezza ogni strumentale rappresentazione volta a contrapporre l’Azienda alla comunità locale: il territorio appartiene ai cittadini, ai lavoratori e alle famiglie che lo vivono ogni giorno, incluse quelle che da decenni operano all’interno dell’Azienda e dell’indotto, contribuendo in modo determinante alla sicurezza energetica regionale. Proprio per questo, l’Azienda si riconosce pienamente nelle preoccupazioni espresse anche dalle organizzazioni sindacali, alle quali conferma la propria vicinanza e il proprio impegno concreto a tutela di ogni singolo posto di lavoro, nella consapevolezza che ogni scelta che incida su questo presidio industriale ha ricadute dirette su centinaia di famiglie. Perché ogni incertezza generata oggi non è astratta: ha un nome, un volto e una famiglia, ed è quella dei lavoratori che da anni garantiscono, con il proprio impegno quotidiano, un
servizio essenziale per l’intero territorio».
L’azienda aperta al confronto
«In ultimo, in momento storico in cui il tema dell’energia assume una rilevanza strategica per il Paese e in cui lo stesso Stato interviene (a supporto dei cittadini) per garantire la stabilità dei costi e la continuità degli approvvigionamenti, appare quanto mai necessario che il confronto pubblico sia improntato a responsabilità, rigore e piena aderenza ai fatti. Rappresentazioni non supportate da elementi concreti, soprattutto quando riguardano ipotesi di eventuale delocalizzazione prive di presupposti reali, rischiano infatti di generare incertezza e preoccupazione tra i lavoratori e le loro famiglie, esponendo il territorio a
conseguenze che non possono essere sottovalutate. Meridionale Petroli rinnova pertanto la propria disponibilità al dialogo istituzionale, ribadendo tuttavia la necessità che esso sia fondato su dati verificabili e presupposti concretamente esistenti. In tale ottica, l’Azienda si dichiara fin da ora disponibile a un confronto pubblico e trasparente, nelle sedi opportune, affinché ogni affermazione possa essere verificata alla luce degli atti e dei dati ufficiali, nell’esclusivo interesse della verità dei
fatti e della comunità.
L’Azienda continuerà a operare con senso di responsabilità per garantire continuità
occupazionale, sicurezza e stabilità al territorio, restando in attesa che alle dichiarazioni
pubbliche facciano seguito evidenze oggettive, nell’interesse dei cittadini, dei lavoratori e
dell’intero sistema economico locale».
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