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Droghe sintetiche, nuove rotte e alleanze criminali: il ruolo della ’ndrangheta tra Europa e Italia

Dalla delocalizzazione dei laboratori alle associazioni flessibili: le inchieste più recenti e l’allarme della magistratura europea delineano un mercato da 19 miliardi difficile da intercettare

Pubblicato il: 03/04/2026 – 7:00
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Droghe sintetiche, nuove rotte e alleanze criminali: il ruolo della ’ndrangheta tra Europa e Italia

Il mercato delle droghe sintetiche sta ridisegnando equilibri e strategie della criminalità organizzata in Europa, coinvolgendo anche la ’ndrangheta in una trasformazione che affianca ai traffici tradizionali nuove forme di produzione, distribuzione e cooperazione tra network criminali. Le indagini più recenti confermano come le organizzazioni mafiose italiane, pur mantenendo un ruolo centrale nel narcotraffico globale, stiano progressivamente adattandosi a un sistema più fluido, internazionale e tecnologicamente avanzato.
Negli ultimi anni diverse operazioni hanno mostrato l’emergere di questo scenario. L’operazione “Maestrale-Carthago 2” del 2024, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, ha colpito strutture legate alla ’ndrangheta attive nella distribuzione di stupefacenti su scala nazionale, evidenziando una crescente diversificazione delle sostanze trattate. Parallelamente, operazioni internazionali coordinate da Europol e Interpol hanno portato al sequestro di ingenti quantitativi di metanfetamine ed ecstasy, confermando il ruolo sempre più centrale delle droghe sintetiche nei traffici globali.

La trasformazione della filiera produttiva

Un elemento chiave emerso dalle indagini è la trasformazione della filiera produttiva. Se in passato la ’ndrangheta si concentrava soprattutto sull’importazione di cocaina dal Sud America, oggi si inserisce anche nei circuiti delle droghe sintetiche, spesso attraverso partnership flessibili con gruppi stranieri. In alcuni casi, le cosche fungono da intermediari logistici e finanziari, sfruttando la loro rete consolidata per la distribuzione e il riciclaggio dei proventi.
A confermare questa evoluzione sono anche le dichiarazioni rilasciate da John Lucas, procuratore generale dei Paesi Bassi, intervenuto nei giorni scorsi in audizione davanti alla Commissione antimafia. «Restiamo tra i primi al mondo come produttori di droghe sintetiche, con un fatturato annuo di 19 miliardi di euro – ha spiegato – ma i laboratori di produzione si stanno spostando verso altri Paesi europei dove i controlli sono meno accurati e le normative meno rigorose».
Il dato è particolarmente rilevante perché evidenzia una delocalizzazione della produzione, con un conseguente aumento dei rischi anche per Paesi come l’Italia, già esposti alla presenza di organizzazioni strutturate come la ’ndrangheta. Lucas ha sottolineato come le principali preoccupazioni riguardino oggi le cosiddette designer drugs, sostanze continuamente modificate per aggirare la normativa: «Se ne producono moltissime, e sempre di nuove. Il rischio è di arrivare sistematicamente in ritardo».

L’evoluzione del narcotraffico

Le indagini più recenti mostrano inoltre come il narcotraffico stia evolvendo anche sul piano finanziario e tecnologico. «Oltre il 98% dei proventi resta non tracciato – ha avvertito Lucas – grazie a sistemi sempre più sofisticati e all’uso crescente di criptovalute e piattaforme criptate». Un contesto in cui si inserisce anche il fenomeno del “crime as a service”, con reti criminali specializzate che offrono servizi – dalla logistica alla cyber-sicurezza – ad altre organizzazioni.
In questo scenario, il rapporto tra la ’ndrangheta e le reti del Nord Europa appare sempre più opportunistico e dinamico. «La Mocromafia sfrutta ogni opportunità – ha spiegato Lucas – utilizzando anche le linee che collegano i Paesi Bassi e l’Italia, soprattutto per il trasporto di cocaina. Non parlerei tanto di legami stabili, ma di partner scelti di volta in volta».
Per mocromafia si intende una rete criminale composta in gran parte da soggetti di origine marocchina, radicata soprattutto nei Paesi Bassi e in Belgio, attiva principalmente nel traffico internazionale di droga, nel riciclaggio e in attività violente tra gruppi rivali. Più che un’organizzazione gerarchica tradizionale, si tratta di un insieme fluido di gruppi e cellule che operano in modo flessibile e transnazionale, spesso collaborando con altre mafie europee in funzione delle opportunità.
Una modalità operativa che riflette un cambiamento profondo: meno gerarchie rigide e più alleanze variabili, costruite in funzione delle esigenze del momento.
Nel complesso, le operazioni giudiziarie e le analisi investigative delineano un quadro in cui mafie come la ’ndrangheta non perdono centralità, ma evolvono. Accanto al controllo dei grandi traffici tradizionali, emerge la capacità di inserirsi nei mercati più innovativi e meno visibili, come quello delle droghe sintetiche, dove produzione diffusa, rapidità di trasformazione e tecnologie digitali rendono il contrasto sempre più complesso. Una trasformazione che, come evidenziano gli inquirenti, impone un cambio di paradigma anche nelle strategie di contrasto: non più solo repressione dei traffici, ma monitoraggio delle filiere produttive, dei flussi finanziari e delle nuove forme di cooperazione criminale su scala globale. (f.v.)

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