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L’inchiesta della Dda di Napoli

L’asse ’ndrangheta-Casalesi, il viaggio nella Piana per rifornirsi di cocaina dallo “Zio Pino” legato ai Bellocco

Per gli inquirenti il gruppo della fazione Zagaria raggiunse Gioia Tauro e San Ferdinando per chiudere un affare. Nonostante il blitz contro la cosca di Rosarno

Pubblicato il: 03/04/2026 – 15:48
di Giorgio Curcio
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L’asse ’ndrangheta-Casalesi, il viaggio nella Piana per rifornirsi di cocaina dallo “Zio Pino” legato ai Bellocco

LAMEZIA TERME «U’ zio, sto vedendo di preparare un’operazione grossa con questi ragazzi… se viene fatta ci “addirizziamo” le ossa tutti quanti…». L’entusiasmo è alle stelle. Il progetto di entrare in affari con le cosche calabresi di ’ndrangheta starebbe per concretizzarsi. E Carlo Bianco (cl. ’84) non lo nasconde mentre dialoga con Ulderico Ciccarelli detto “‘o professore”, storico affiliato e recentemente scarcerato e non indagato in questa inchiesta, in un noto locale di Pinetamare, a Castel Volturno. Quel giorno sarebbe stato presente anche Pasquale Albano, ancora incerto se entrare o meno nel mercato campano. Intanto Bianco, 42 anni, considerato dagli investigatori uno dei soggetti più attivi sul versante del traffico di stupefacenti all’interno della fazione Zagaria del clan dei Casalesi, non sa che sulle sue tracce ci sono già gli inquirenti della Dda di Napoli.

Il progetto con lo “zio Pino”

«Ci piazziamo di dritto malamente», chiosa Bianco. Ed è proprio su questo dialogo che gli investigatori partenopei concentrano l’attenzione. Alle sue parole, infatti, Ciccarelli replica: «(…) c’è anche lo zio?», con un «riferimento inequivocabile» allo “zio Pino”, Giuseppe Albano (non indagato in questa inchiesta ma il cui nome rimbalza frequentemente nei dialoghi e nelle carte) che il gip di Napoli indica come «soggetto vicino alla cosca Bellocco di Rosarno». Un passaggio che, secondo gli inquirenti, dimostrerebbe come Ciccarelli fosse pienamente a conoscenza degli affari del nipote. L’entusiasmo del gruppo, del resto, sarebbe legato anche a ciò che accade pochi giorni dopo. Bianco e Pasquale Padulo (cl. ’83), accompagnati rispettivamente da Aldo Bianco (cl. ’93) e Massimo Natale (cl. ’72) – i primi tre finiti carcere, l’ultimo solo tra gli indagati – partono a bordo di due distinte autovetture diretti in Calabria, tra San Ferdinando e Gioia Tauro. È il 10 ottobre 2022. Faranno ritorno il giorno successivo.

Gli spostamenti documentati e l’arrivo in Calabria

A documentare i movimenti sono anche le telecamere piazzate all’esterno della “Li.Ca. Rent”. Alle 8.20 del 10 ottobre 2022 arrivano Carlo Bianco, Pasquale Padulo e Massimo Natale, tutti a bordo di una Mercedes Classe C Sw con targa straniera. Mezz’ora dopo giunge anche Aldo Bianco. Ed è proprio in quel lasso di tempo che, captati dalle intercettazioni, gli indagati forniscono elementi ritenuti significativi dagli inquirenti. Al «mo’ quello mi dà i soldi», con riferimento al contante necessario per pagare la cocaina fornita dai Bellocco, Carlo risponde riferendo di un dialogo avuto con il figlio dello “zio” Pino Albano. «(…) poi là successe il fatto del blitz, si tornò indietro… il fatto del compagno suo che lo arrestarono… hai capito?». Per gli inquirenti – e secondo quanto confermato dal gip nell’ordinanza – il riferimento sarebbe al blitz scattato contro la cosca Bellocco il 6 ottobre 2022, che portò all’arresto di 36 presunti affiliati per traffico internazionale di stupefacenti, con l’aggravante delle modalità mafiose, e che aveva come base logistica il porto di Gioia Tauro. Gli investigatori hanno poi ricostruito gli spostamenti anche attraverso l’utenza telefonica di Carlo Bianco e le immagini registrate lungo l’A2. Ne emerge l’arrivo in Calabria, il presunto soggiorno nella zona tra Parghelia e Tropea, quindi l’approdo nell’area di Gioia Tauro-San Ferdinando alle 11 dell’11 ottobre, la permanenza fino alle 12 e infine la ripartenza verso la Campania, con arrivo a Caivano alle 16.20.



26mila euro da incassare

Per gli inquirenti della Dda di Napoli e per il gip, il buon esito della spedizione calabrese emergerebbe da più circostanze, a partire dalle conversazioni intercettate nei giorni immediatamente successivi al rientro nel Casertano. Carlo Bianco, in particolare, parlando con uno sconosciuto, avrebbe riferito «della disponibilità di un intero pacco», espressione ipotizzabile in un quantitativo di un chilo di droga, che «lo sconosciuto interlocutore sembra interessato ad acquistare per intero offrendo la somma di 26 mila euro». Allo stesso modo Padulo, in un’altra conversazione, avrebbe manifestato «l’assoluta necessità di incassare, o comunque reperire danaro, per il pagamento del debito di 26mila euro contratto per l’acquisto dello stupefacente, evitando spiacevoli morosità», annota il gip nell’ordinanza.

No al divertimento, «vediamo se il treno passa bene!»

Insomma, per l’accusa, il viaggio in Calabria è stato un passaggio decisivo per il gruppo, intenzionato a fare del narcotraffico un nuovo e redditizio business su cui la fazione Zagaria avrebbe voluto concentrare i propri interessi. Tanto da mettere in secondo piano i propositi di Padulo, più interessato a procurarsi delle prostitute. «(…) stasera, dopo chiamiamo a Luca, lo mandiamo a prendere un paio di pu*****», dice, provocando il rimprovero dei compagni. Tra questi Massimo Natale, che lo richiama: «(…) tu pensi sempre alle pu*****, noi dobbiamo andare a lavorare… vediamo un po’ di “ingiarmare” un poco, vediamo se il treno passa bene!». (g.curcio@corrierecal.it)

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