Il “Teorema” a Crotone e i «tre piani di ingerenza decisionali della Provincia»
L’ex vicepresidente dell’Ente, Fabio Manica, dotato di «capacità concreta di influenza e ingerenza». Combariati sarebbe «direttore esecutivo e volto sprovveduto»

CROTONE Il sospetto della procura di Crotone è che vi sia un giro di denaro legato a lavori pubblici affidati dalla Provincia ai membri di un presunto “gruppo” capeggiato da Fabio Manica, già vicepresidente dell’Ente e consigliere comunale pitagorico, dimessosi nei giorni scorsi. Il “Teorema“, questo il nome in codice scelto per l’indagine, avrebbe permesso di disvelare un sistema legato ad affidamenti «pilotati sui lavori pubblici». Fulcro dell’attività di indagine della procura guidata da Domenico Guarascio è la figura di Manica considerata di «rilievo politico-amministrativo all’interno delle dinamiche gestionali degli enti pubblici appartenenti al comprensorio crotonese». Nella Provincia, Manica ha ricoperto – già prima della nomina a Vicepresidente avvenuta il 30 ottobre 2023 – una posizione di «particolare incidenza». Dal 10 gennaio 2022, quando era consigliere provinciale, «venivano lui delegate importanti deleghe operative, tra cui la “Stazione Unica Appaltante/CUC”, ricevuta il 10 gennaio 2022 e mantenuta fino ad aprile 2024». La procura cita la circostanza nel decreto di sequestro preventivo d’urgenza. Altra importante delega, attribuita dopo la nomina a vicepresidente provinciale è quella all’edilizia scolastica. A rafforzare la tesi accusatoria, secondo la procura crotonese, è l’attività intercettiva che avrebbe cristallizzato «una indiscussa capacità concreta di influenza e ingerenza nei processi decisionali della Provincia». L’accusa ipotizza «tre concreti piani di ingerenza che Fabio Manica si “attribuisce”, dirigendo completamente e anche in modo perentorio l’azione dei funzionari pubblici dell’ente provinciale».
Il ruolo di Giacomo Combariati
Il percorso investigativo avrebbe portato ad acclarare l’esistenza di una «stabile e predefinita pianificazione – letteralmente fatta “a tavolino” – degli affidamenti di lavori e servizi pubblici in favore di professionisti legati al sodalizio». Si parla di un preciso piano di riparto economico, di un potere “insindacabile” riconosciuto a Manica al quale viene attribuita una determinata capacità di “imporsi”. C’è chi dice che «non si muove una matita» senza l’assenso del vicepresidente. La ricostruzione effettuata e proposta dall’accusa, identifica un altro soggetto ritenuto chiave nella presunta associazione capeggiata dal vicepresidente della Provincia. Si tratta di Giacomo Combariati, «vero e proprio terminale economico dell’organizzazione». In particolare, l’analisi dei flussi finanziari avrebbe consentito di ricostruire il percorso del denaro, a partire dalle determine di liquidazione dei vari enti pubblici. Il sistema di controllo adottato rilevava, da un lato, «l’ingiustificato afflusso di fondi verso Manica» e, dall’altro, «l’esistenza di transazioni “anomale” tra soggetti legati al gruppo criminale». A tal proposito, Giacomo Combariati, legale rappresentante della “SINERGYPLUS S.R.L.” , avrebbe «disposto trasferimenti significativi
verso due conti correnti personali, uno dei quali, sebbene al medesimo intestato, risultava essere nella
disponibilità esclusiva di Manica». Inoltre, secondo l’accusa, lo stesso Combariati avrebbe disposto bonifici “ingiustificati” per pagare vacanze al vicepresidente della provincia o ai suoi familiari, oppure per saldare rate di acquisti di veicoli, polizze assicurative, utenze. Come causale di riferimento, lo stesso indagato avrebbe utilizzato “Manica”. Quest’ultimo, in buona sostanza, emerge nel quadro accusatorio proposto dalla procura di Crotone come dominus delle decisioni organizzative, mentre Combariati è «direttore esecutivo e volto sprovveduto» che si espone sempre in prima persona con tutti. (f.benincasa@corrierecal.it)
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