Skip to main content

Ultimo aggiornamento alle 13:28
Corriere della Calabria - Home

I nostri canali


Si legge in: 3 minuti
Cambia colore:
 

Un libro tira l’altro

«Sarò sempre il bambino che ti aspetta» – VIDEO

Con “Se ritieni che sia giusto”, Allegro racconta un legame mai risolto, tra nostalgia e incomprensione, sullo sfondo di traumi nascosti e drammi contemporanei

Pubblicato il: 07/04/2026 – 11:33
di Antonio Chieffallo
00:00
00:00
Ascolta la versione audio dell'articolo
«Sarò sempre il bambino che ti aspetta» – VIDEO

Pasquale Allegro, scrittore, poeta, insegnante, torna in libreria con il romanzo “Se ritieni che sia giusto” edito da Arkadia. In questo lavoro, l’autore costruisce un percorso narrativo di dolore, memoria e riconciliazione mancata, al cui centro si impone il rapporto tra Marco e suo padre Alberto: un legame ferito dall’assenza, dall’incomprensione, dalla nostalgia, ma mai svuotato d’amore. Tutto il libro è attraversato da questa attesa interminabile del figlio nei confronti del padre, e la frase «sarò sempre il bambino che stava lì ad aspettarti» ne rappresenta il nucleo più struggente: non solo il rimpianto per ciò che non è stato, ma anche l’impossibilità di smettere di essere figlio.
All’interno di questo filo conduttore, si affacciano personaggi, ben costruiti, determinanti per l’efficacia di una storia che si snoda su una trama delicata ma in grado di stimolare l’interesse del lettore per il susseguirsi delle vicende che investono il protagonista.
Il romanzo acquista ancora più forza quando l’autore lascia emergere la ferita remota che ha segnato il padre per tutta la vita: la violenza subita da bambino, affidata a una rivelazione tardiva che illumina in modo nuovo il suo smarrimento, le sue fragilità, la sua incapacità di abitare fino in fondo gli affetti. In questo senso la definizione dell’aggressore come «un uomo dal cuore vuoto e le mani piene di chiodi» è terribile e memorabile, perché condensa in poche parole l’orrore di una brutalità che continua a produrre conseguenze nel tempo. Accanto a questa ferita originaria, il romanzo registra anche altre forme di violenza: quella domestica evocata nei racconti di Sara e quella che si riflette nelle vite spezzate del paese.
Allegro riflette poi sull’amore con una maturità disarmante. «L’amore non ha niente a che vedere con le stelle, viene sempre dopo, a luce chiara, a notte trascorsa»: è una frase che smonta ogni illusione romantica e restituisce all’amore la sua verità più difficile, quella della cura, della consapevolezza, della responsabilità. Non è slancio astratto, ma scelta concreta, spesso tardiva, sempre esposta al fallimento.
Nel romanzo entra anche il tema dell’immigrazione e dei morti nel Mediterraneo: il mare, che è già luogo provato da perdita e memoria, diventa pure teatro collettivo di una tragedia contemporanea, cimitero d’acqua e specchio della nostra disumanità. Ancora una volta emerge la prosa poetica come punto di forza dell’autore: una scrittura densissima, musicale, attraversata da immagini, onde, lampi, silenzi, capace di trasformare il lutto in visione e la narrazione in una sorta di lungo monologo lirico. Allegro non racconta soltanto: scava, accarezza, ferisce. E proprio in questa lingua sospesa tra romanzo e poesia trova la forma più autentica per dire l’amore imperfetto tra un padre e un figlio.

Rivedi la puntata:

Il Corriere della Calabria è anche su WhatsApp. Basta cliccare qui per iscriverti al canale ed essere sempre aggiornato  

Argomenti
Categorie collegate

x

x