Unical, Rosy Bindi: «Troppi commissariamenti? Vuol dire che la democrazia è in crisi»
L’ex ministra e presidente della Commissione parlamentare antimafia: «Sullo scioglimento dei comuni avevo dato indicazioni, nessuno le ha recepite»

RENDE Cosa succede nella democrazia italiana quando non è più tale, ma diventa una forma di governo di enti ed istituzioni che dovrebbero funzionare secondo determinati criteri e invece vengono sorretti da strumenti eccezionali, come il commissariamento? A questa domanda, hanno trovato risposta docenti e ricercatori dell’Università della Calabria, che questa mattina ha ospitato il convegno nazionale “Il fenomeno dei commissariamenti. Come le amministrazioni straordinarie cambiano la democrazia“. L’iniziativa, promossa dal Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali e dall’Associazione Italiana di Sociologia, segna la conclusione del progetto che ha visto l’Unical nel ruolo di ateneo capofila in collaborazione con l’Università di Firenze, l’Università di Napoli Federico II, l’Università Suor Orsola Benincasa e l’Università di Salerno. Durante il convegno sono stati presentati i principali esiti della ricerca — un volume edito da Il Mulino e il numero monografico della rivista “Meridiana” — che esaminano il fenomeno attraverso un ampio patrimonio di dati inediti e l’analisi di casi di studio, secondo una prospettiva sia quantitativa che qualitativa. Tra i relatori del convegno anche Rosy Bindi, già presidente della Commissione parlamentare antimafia.
La democrazia sospesa
«In alcuni casi i commissariamenti sono necessari perché è doveroso restituire la democrazia. Il nodo è come si svolgono, quali sono le modalità, le indicazioni, le norme, il personale. Questo conta più di tutto», sostiene Bindi in una intervista al Corriere della Calabria. «Dovremmo chiederci e domandarci perché si senta la necessità di tanti commissariamenti, forse vuol dire che la democrazia è già in crisi». Ex ministra della Sanità dal 1996 al 2000 (nei governi Prodi e D’Alema), Bindi era tra le candidate ad assumere il ruolo di commissaria della sanità calabrese. Circostanza confermata recentemente nel corso del Festival Trame a Lamezia Terme da Giuseppe Provenzano, parlamentare del Pd. «Avevo un’idea per il Commissario alla Sanità calabrese in quel valzer di nomine molto infelice. Rosy Bindi era il nome che avevo fatto come commissario alla sanità in Calabria, perché legava la conoscenza di quel settore a una conoscenza delle mafie e degli interessi mafiosi». La nominà non si concretizzo e, sul punto, Bindi assume una posizione netta: «Il problema dei commissariamenti in sanità è che partono e arrivano spesso solo alla parità di bilancio. Il commissario dovrebbe assicurarsi che non solo si spenda bene il denaro pubblico, ma che soprattutto si garantisca la salute ai cittadini. E’ questa la mission fondamentale».
Bindi, durante il suo mandato come presidente della Commissione parlamentare Antimafia (dal 2013 al 2018), ha affrontato in diverse occasione il tema delicato del commissariamento dei comuni seguito alla presenza riscontrata di infiltrazioni di tipo mafioso. Per l’ex ministra è fondamentale rafforzare gli strumenti normativi per garantire la legalità e non limitarsi solo alla misura dello scioglimento. E sulla opportunità di cambiare la legge sugli scioglimenti, il giudizio è netto. «In qualità di presidente della Commissione parlamentare antimafia ho dato indicazioni precise in tal senso. Vedo che nessuno le ha recepite e speriamo che qualcuno faccia qualcosa. Perché sugli scioglimenti dei Comuni, dopo un’esperienza ormai consolidata, si può e si deve intervenire approntando dei necessari miglioramenti». (f.benincasa@corrierecal.it)
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