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il processo

Rosa Vespa, l’attesa per l’appello e la nuova strategia difensiva

La donna è stata condannata a 5 anni e 4 mesi per il rapimento della piccola Sofia Cavoto

Pubblicato il: 18/06/2026 – 12:05
di Fabio Benincasa
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Rosa Vespa, l’attesa per l’appello e la nuova strategia difensiva

COSENZA Entro il prossimo 7 luglio saranno depositati i motivi di appello contro la sentenza di primo grado emessa nei confronti di Rosa Vespa, condannata a 5 anni e 4 mesi di reclusione per il rapimento della neonata Sofia Cavoto dalla clinica Sacro Cuore a Cosenza. L’avvocato della imputata, il legale Pietro Nicotera, punta a rivedere il giudizio partendo dalla consulenza di parte, che evidenzia la presenza per la donna di gravi difficoltà psicofisiche al momento del fatto. La possibilità concreta è che venga richiesta una nuova perizia psichiatrica. Rosa Vespa sta proseguendo un percorso terapeutico, avrebbe acquisito piena consapevolezza della gravità del gesto, compiuto in un momento di estremo disagio psicofisico.

La perizia

Rosa Vespa si era sottoposta – tra ottobre e novembre 2025 – a perizia psichiatrica, come disposto dal giudice per le indagini preliminari di Cosenza, Letizia Benigno, che ha nominato tre periti: Michele Di Nunzio (psichiatra, psicoterapeuta, specialista in criminologia clinica e psichiatria forense, docente alla “LUMSA” di Roma), Gabriella Bolzoni (psicologa e criminologa) e Roberta Costantini (psicoterapeuta e psicologa giuridica). L’esame si è concentrato sullo “stato di gravidanza” simulato dalla donna, ritenuta «consapevole dell’agito, mentre non si può escludere che durante la gravidanza immaginaria sia stata sostenuta da periodi di protratta sospensione dell’aderenza al reale, preferendo viversi in una realtà autoreferenziale». Rosa Vespa avrebbe assunto una serie di “cautele” come, ad esempio, «l’aver regolarmente evitato i normali accertamenti ginecologici che, alla sua età, sarebbero stati indispensabili e non solo “obbligatori”». Il rapimento della piccola Sofia, dunque, sarebbe stato compiuto — da quanto emerge dalla relazione — in maniera «consapevole» e non segnato da un’azione psicotica. (f.benincasa@corrierecal.it)

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