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Melillo: «Le trame della ‘ndrangheta sono visibili, ma la sua espansione continua»

Il procuratore nazionale antimafia è intervenuto a Trame. Presente anche Pietro Grasso che ha ricordato Falcone: «Quella scintilla accenda nei giovani i suoi valori»

Pubblicato il: 20/06/2026 – 12:22
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Melillo: «Le trame della ‘ndrangheta sono visibili, ma la sua espansione continua»

LAMEZIA TERME «Le organizzazioni mafiose sono volte ad accumulare ricchezze e potere, quindi non perdono occasione per seguire quelle finalità. Occorre molta attenzione per evitare che le imprese che esprimono gli interessi mafiosi siano presenti ovunque». Così, il procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo, Giovanni Melillo, ospite al Festival Trame, libri sulle mafie che si svolge a Lamezia Terme, rispondendo ai cronisti riguardo il Ponte sullo Stretto. Melillo ha ribadito le sue critiche alla riforma delle intercettazioni. «Ho sottolineato che una modifica operata nell’ottobre 2023 per i procedimenti per le indagini iniziate successivamente alla legge, rende molto più difficile l’utilizzazione delle intercettazioni in altri procedimenti, anche quando questi procedimenti riguardano la mafia. È un tema che tocca al legislatore affrontare». «L’Italia ha dimostrato di saper contrastare le mafie applicando le leggi, rispettando i diritti delle libertà fondamentali. Questa è la lezione profonda del modello italiano e va conservata a condizione ovviamente di continuare a disporre di una legislazione che fornisca strumenti efficaci e risorse sufficienti – ha aggiunto – Le mafie sono sempre presenti con una incredibile capacità di trasformazione. Giovanni Falcone diceva che il mafioso avrà sempre una lunghezza di vantaggio rispetto a noi. Per dire che le mafie sono organizzazioni dotate di straordinaria capacità di adattamento, hanno una profonda conoscenza della modernità e delle tecnologie. Cosa Nostra è pericolosa, ma non è più quella di 40 anni fa: cerca continuamente, non appena c’è qualche scarcerazione importante, di ricostruire un organismo unitario, ma non ci riesce perché prosegue in maniera importante l’azione di prevenzione e di repressione importante. E la ‘ndrangheta ormai è un’organizzazione di cui sono visibili le trame, con processi di espansione affaristica nel nord Italia e all’estero».

Grasso su Falcone: «Quella scintilla accenda nei giovani i suoi valori»

Dalla fotografia delle mafie contemporanee a uno snodo giudiziario chiave nella lotta alla mafia: il Maxiprocesso, che «dimostrò con le prove e con il diritto, non come forma di vendetta, che Cosa Nostra esisteva». Lo ha raccontato Pietro Grasso, già presidente del Senato, ex procuratore nazionale antimafia e giudice a latere del Maxiprocesso di Palermo, presentando a “Trame” il suo libro “’U Maxi. Dentro il processo a Cosa Nostra”.
Grasso ha ricordato anche i numeri della sentenza: «19 ergastoli, 2.665 anni di carcere, 11 miliardi e mezzo di lire di multa», ma anche «114 assoluzioni». Un dato che, ha sottolineato, dimostrò che non ci fu «macelleria giudiziaria», ma una valutazione «persona per persona» delle responsabilità.
Poi il ricordo personale di Giovanni Falcone. L’accendino d’argento che il magistrato gli affidò chiedendogli di custodirlo e di restituirglielo se avesse deciso di riprendere a fumare. Dopo la strage di Capaci, Grasso decise di tenerlo sempre con sé.
«Quell’accendino fa una scintilla che accende una fiammella», ha detto Grasso, auspicando che quella scintilla possa diventare una fiaccola «che i giovani, ma anche gli adulti, possono portare alta» per far camminare sulle loro gambe «le idee e i valori di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino».

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