Dsp, la Calabria si schiera con Toscano: sfiduciato il coordinatore regionale Modafferi
In un recente documento ne viene contestato l’uso dei social per aggravare lo scontro interno. Per la componente calabrese nessuna alleanza con i partiti

La crisi di Democrazia sovrana popolare arriva anche in Calabria. Il caso riguarda da vicino Francesco Toscano, presidente nazionale del partito, originario di Gioia Tauro ed ex candidato alla presidenza della Regione. In Dsp si confrontano due linee politiche. Da una parte c’è Toscano, che insiste sulla necessità di tenere il partito fuori dal sistema politico esistente, evitando accordi con forze parlamentari e collocazioni nell’area della destra. Dall’altra c’è Marco Rizzo, che guarda alla possibilità di un’intesa con Roberto Vannacci e con il suo movimento, Futuro nazionale, anche in vista delle prossime elezioni politiche e della prospettiva di portare Dsp in Parlamento.
Il documento dalla Calabria
Un recente documento firmato da larga parte della struttura calabrese di Dsp sostiene apertamente Toscano. Gli iscritti e i dirigenti territoriali contestano il comunicato del 16 giugno con cui l’Ufficio politico e il Consiglio direttivo nazionale hanno censurato il presidente del partito. A loro giudizio, quella decisione è stata assunta senza consultare iscritti, coordinatori e referenti territoriali. Il punto più duro riguarda Giuseppe Modafferi, coordinatore regionale calabrese di Dsp. I firmatari gli revocano la fiducia e sostengono che la sua adesione al documento contro Toscano abbia avuto carattere personale e sia priva del mandato della base calabrese. A Modafferi contestano anche l’uso dei social per sostenere posizioni ostili a Toscano e per aggravare lo scontro interno.
Il riferimento a Vannacci
Secondo la componente calabrese, Dsp deve restare estranea agli schieramenti tradizionali e non deve allearsi con partiti presenti nell’attuale arco parlamentare. Il riferimento a Vannacci è esplicito. Futuro nazionale viene indicato come una forza di destra, dunque incompatibile con l’identità politica che Dsp ha finora rivendicato. La base calabrese chiede perciò un confronto politico nel merito al Congresso straordinario nazionale convocato da Toscano per il 26 luglio 2026. A giudizio dei firmatari, in quella sede si deve decidere la linea del partito, senza scelte imposte dall’alto e accordi elettorali definiti da da un pezzo della dirigenza. La componente vicina a Rizzo prova invece a bloccare quel confronto. Lo fa contestando la legittimità della convocazione congressuale e definendo “fake” il congresso promosso da Toscano. La replica dei dirigenti calabresi è dura: quella definizione avrebbe disorientato gli iscritti e danneggiato l’immagine del partito.
La spaccatura nazionale
Nel documento finisce sotto accusa anche Rizzo, per alcune dichiarazioni rilasciate a “Tag24”, in particolare per la frase «i voti li porto io». Nel testo viene contestata una visione personalistica del consenso e si ribadisce che il partito deve fondarsi sulla proposta politica e sul rapporto con militanti ed elettori. In Calabria la spaccatura nazionale ha già prodotto un effetto concreto. Modafferi conserva formalmente il ruolo di coordinatore regionale, ma una parte consistente dell’organizzazione territoriale non lo riconosce più come riferimento politico. Tra i firmatari figurano dirigenti e referenti delle province di Reggio Calabria, Cosenza e Crotone, oltre a responsabili di diverse sezioni locali. Il 26 luglio Dsp sarà chiamata a scegliere tra due linee politiche a questo punto difficilmente conciliabili. Toscano vuole difendere una Dsp autonoma, alternativa al sistema e distante dalla destra di Vannacci. Rizzo spinge verso una linea più pragmatica, aperta ad alleanze utili a ottenere una rappresentanza parlamentare. Finora la base calabrese ha scelto di stare con Toscano e chiede che la decisione finale spetti agli iscritti. (redazione@corrierecal.it)
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