Il Tar Calabria dà ragione al candidato escluso: annullati gli esiti del concorso Ripam
Accolto il ricorso presentato dall’avvocata Barbara Corvino. Nel mirino una domanda con due possibili risposte corrette
CATANZARO Il Tar della Calabria, con sentenza del 28 luglio 2026, ha annullato gli esiti del concorso Ripam per il profilo di Auditor, rilevando la presenza di quesiti errati e formulati in modo non corretto, in particolare nella prova di lingua inglese.
L’annullamento è arrivato a seguito del ricorso presentato dall’avvocata Barbara Corvino, che ha assistito un candidato risultato non idoneo alla selezione con un punteggio di 20,75 punti, appena al di sotto della soglia minima di superamento fissata a 21 punti.
Al centro della contestazione un quesito in lingua inglese: «According to the school rules, all the students __ wear a uniform», nel quale ai candidati veniva chiesto di scegliere la soluzione corretta tra le opzioni «must», «have to» e «can». Se quest’ultima risultava chiaramente errata, secondo la difesa anche «must» e «have to» potevano essere entrambe considerate corrette, poiché entrambe esprimono il concetto di obbligo, seppur con alcune differenze d’uso nella lingua inglese.
La tesi è stata supportata anche dalla professoressa Belinda Blanche Crawford, docente ordinaria di Lingua e traduzione inglese all’Università della Calabria, nominata consulente tecnica d’ufficio su richiesta dell’avvocata Corvino. L’esperta ha confermato la fondatezza delle osservazioni sollevate nel ricorso, evidenziando l’ambiguità del quesito sottoposto ai candidati.
La decisione del Tar si inserisce in un orientamento già espresso dalla giurisprudenza amministrativa. In particolare, il Consiglio di Stato, con la sentenza della Terza Sezione n. 6756/2022, aveva chiarito che le commissioni esaminatrici non possono proporre domande ambigue o costruite in modo da mettere i candidati davanti alla scelta della risposta «meno errata» anziché dell’unica soluzione scientificamente corretta.
Secondo il principio richiamato dai giudici amministrativi, la pubblica amministrazione deve rispettare la cosiddetta «riserva di scienza» nell’elaborazione dei quesiti, evitando formulazioni tali da generare incertezza e garantendo criteri di valutazione trasparenti e rigorosi.
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