Skip to main content

Ultimo aggiornamento alle 11:50
Corriere della Calabria - Home

I nostri canali


Si legge in: 2 minuti
Cambia colore:
 

l’emergenza

Dieci giorni di fuoco nel Parco del Pollino, l’incendio non si ferma

Il rogo partito tra il 23 e il 24 luglio continua a bruciare le montagne di Tortora. Tra carenza di mezzi, personale insufficiente e un territorio difficile da raggiungere, cresce la preoccupazione d…

Pubblicato il: 01/08/2026 – 11:10
00:00
00:00
Ascolta la versione audio dell'articolo

COSENZA Fronti multipli aperti, carenza di personale e mezzi, sale operative ingolfate da richieste, difficoltà operative dettate dalla conformazione geografica. Una deleteria concomitanza di fattori che ha fatto sì che, ancora oggi, sia attivo l’incendio boschivo appiccato ben 10 giorni fa nella zona montana di Tortora, nel Cosentino, nell’area occidentale del Parco nazionale del Pollino. Partito tra il 23 e il 24 luglio scorsi dalla frazione di Massacornuta e favorito dalle alte temperature, l’incendio ha poi interessato in maniera significativa Monte Cucuzzata (1.088 metri, lambendo il Monte Serramale (1.274 metri), per poi spostarsi verso la frazione Pizinno di Tortora. Alcuni abitanti della località montana riferiscono che «di notte non riusciamo a dormire, è un inferno. Non possiamo aprire le finestre per non essere invasi dal fumo che rende l’aria irrespirabile». Il rogo – da quanto appreso – ha sempre interessato la vegetazione di sottobosco, muovendosi inesorabilmente al di sotto di alberi di alto fusto. Il timore è che possa prendere vigore, magari alimentato da raffiche di vento, e aggredire i boschi che si estendono per ettari all’interno dell’area protetta. Il servizio anti incendio del Parco ha riferito all’Ansa che il rogo in questione non è stato mai segnalato, «probabilmente perché partito fuori area» e che comunque il loro intervento è limitato in questi casi al supporto al sistema regionale. Inoltre «essendo in quota – è stato precisato – le squadre Aib del Parco non potrebbero comunque intervenire. Sono zone dove i mezzi aerei sono gli unici in grado di fare qualcosa». Così, in effetti era avvenuto sabato 25 luglio, quando sin dal mattino due canadair erano stati inviati per lo spegnimento. Un intervento evidentemente non risolutivo. Colonne di fumo erano state avvistate dai residenti già dal giorno successivo.

Il Corriere della Calabria è anche su Whatsapp. Basta cliccare qui per iscriverti al canale ed essere sempre aggiornato

Argomenti
Categorie collegate

x

x