Catanzaro, il compitino non basta più. Cosenza, la “margherita” di Coppitelli. Crotone, la maledizione dell’ultimo passo
Per le Aquile l’inizio peggiore dal ritorno in serie B. Il tecnico dei Lupi sembra sospeso tra la voglia di crederci e quella di mollare. Ora il problema degli Squali sembra essere diventato mentale
Catanzaro ko con la Sampdoria, Cosenza beffato dall’ex Emmausso, Crotone fermato ancora dai propri errori: il calcio calabrese di B e C non trova ancora la svolta.
Catanzaro, il compitino non basta più
Cinque partite, tre punti, nove gol subiti. Il peggior avvio del Catanzaro da quando è tornato in Serie B non ha bisogno di particolari esercizi retorici per raccontare una crisi che, oltre che tecnica, sembra essere diventata una questione di personalità. La sconfitta di Marassi, contro una Sampdoria ultima in classifica e rimasta in dieci, aggiunge peso a un bilancio già difficile da digerire.
Il Catanzaro non è una squadra inguardabile. È, forse, qualcosa di più preoccupante: una squadra che gioca a intermittenza, costruisce senza incidere e concede con una leggerezza che non le apparteneva. Pecorino sbaglia troppo lì davanti, Pigliacelli e Antonini sembrano avere smarrito le proprie certezze dietro. E quando gli errori diventano una consuetudine, non sono più soltanto episodi: diventano il racconto di una squadra che deve ancora (ri)trovarsi.
Le scorie di una promozione sfiorata, le partenze di giocatori di qualità e capaci di assumersi responsabilità, il difficile passaggio da un ciclo all’altro. Tutto può concorrere a spiegare il momento, nulla può diventare un alibi permanente. Perché il campionato non aspetta che il Catanzaro ritrovi se stesso.
Crema: Gorgone ha riconosciuto il valore dei tifosi presenti a Marassi e ammesso che il compitino per metà partita non è sufficiente. Alzare le antenne, cambiare qualcosa: parole semplici, ma necessarie. Riconoscere il problema non risolve la crisi, però può evitare di perdere altro tempo.
Amarezza: perdere contro l’ultima in classifica, in superiorità numerica e senza che l’avversario abbia dovuto inventarsi un gran calcio, è la fotografia più impietosa del momento. Il Catanzaro non è ancora fuori strada. Ma deve cominciare a camminare con un passo diverso.
Cosenza, la “margherita” di Coppitelli
Certe sconfitte fanno male solo per il risultato, altre aggiungono un’ironia quasi crudele alla stagione. A Cosenza, la punizione di Emmausso, 25 metri di precisione, qualità e cattiveria, appartiene alla seconda categoria. Perché Emmausso non è un ex qualunque: fino a poche settimane fa era una delle ultime gocce rimaste della squadra della passata stagione. Poi è andato via, destinazione Scafatese – e ormai importa poco se per sua richiesta o per racimolare (il club) qualche euro in più – lasciando il Cosenza e finendo in una squadra che, non ce ne voglia, per blasone e storia ha qualcosina in meno dei rossoblù.
E proprio lui, uno dei tanti che il Cosenza ha lasciato partire, ha scelto il momento più crudele per ricordare a tutti quanto possano pesare certe rinunce. Un gol il suo che ha spento il sogno della prima vittoria, trasformando un pomeriggio che sembrava finalmente diverso nell’ennesimo capitolo di un torneo già complicato. Il calcio, d’altronde, non ha bisogno di scrivere battute: gli basta scegliere il momento.
Due punti in sei partite, nessuna vittoria, una rosa smantellata e un mercato che non ha colmato per niente i vuoti. Il Cosenza ha incassato oltre un milione e mezzo dalle partenze, ma sul campo la sensazione è quella di una squadra che ha perso molto più di quanto sia riuscita a ricostruire. Le difficoltà logistiche, dal Marulla ai campi di allenamento, sono reali, come ha ammesso la società. Ma possono spiegare tutto? Possono giustificare una rosa privata di qualità e soprattutto di personalità, mentre la salvezza assume già i contorni di una salita sempre più ripida?
Immaginiamo il tecnico Coppitelli, oggi più che mai alle prese con una ipotetica margherita: me ne vado o resto, me ne vado o resto? Perché le sue parole raccontano ormai una distanza evidente tra ciò che vorrebbe ottenere e ciò che questa squadra sembra oggi permettergli di fare.
Crema: grazie alla penalizzazione del Crotone, il Cosenza non è ancora ultimo. In una stagione normale sarebbe una notizia marginale. Oggi rischia di diventare l’unico appiglio a cui aggrapparsi. E forse è proprio questo il dettaglio che racconta meglio di qualsiasi classifica quanto sia cambiata la dimensione del Cosenza.
Amarezza: «Più di questo non possiamo fare». Quando un allenatore arriva a pronunciare parole simili dopo appena sei giornate, non è soltanto una partita a lasciare l’amaro in bocca. È la certezza che il campionato sia già diventato un esercizio di sopravvivenza. E che il Cosenza, prima ancora di dover salvare la stagione, debba capire se qualcuno ha davvero intenzione di salvarlo.
Crotone, la maledizione dell’ultimo passo
Una partita scivolata via. Contro il Monopoli è successo ancora una volta. Il Crotone ha dimostrato di essere vivo, ha cancellato sul campo la brutta parentesi con l’Inter Under 23 e ha ritrovato gioco, idee e anche la capacità di reagire. Ma non la cosa che, più di tutte, servirebbe in questo momento: la vittoria. E così i rimpianti cominciano a diventare troppi. Soprattutto per una squadra che deve già fare i conti con una pesante penalizzazione e che, proprio per questo, non può permettersi di lasciare per strada occasioni apparentemente apparecchiate. Il rigore di Musso poteva chiudere la partita, trasformare una buona prestazione in una svolta. È andata male e con lui, ancora una volta, è evaporata la certezza di poter portare a casa i tre punti. Il problema, ormai, sembra più mentale che tecnico. Il Crotone gioca, crea, ha una sua identità. Ma quando arriva il momento di mettere il punto, si inceppa. E in un campionato nel quale bisogna recuperare terreno, continuare a rimandare può diventare pericoloso. Le altre, per fortuna, non corrono. Ma la fortuna, prima o poi, presenta il conto.
Crema: Zunno. Ancora lui. Un gol, due rigori procurati – anche se uno non è stato concesso – e la sensazione ormai consolidata che sia l’uomo in più del Crotone. Quando serve qualcuno che accenda la luce, spesso è lui a trovare l’interruttore.
Amarezza: Musso. Il decimo gol in rossoblù è una perla, il rigore fallito subito dopo è la fotografia di questo Crotone: capace di costruire la propria occasione e, proprio quando dovrebbe afferrarla, di lasciarsela scappare. (f.v.)
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