Crediti non riscossi, maglia nera al Sud: Reggio Calabria tra i Comuni “bocciati” con 505 milioni di residui
La stima del Centro Studi Enti Locali sui dati 2022-2025: quasi 12 miliardi fanno capo a enti sotto la soglia del 35% di smaltimento, destinati al passaggio obbligato ad Amco
ROMA Ammontano a 20,2 miliardi di euro i crediti non riscossi dai Comuni nel periodo 2022-2025, i residui attivi ai sensi della riforma del dl 114/2026. Di questi, 11,8 miliardi fanno capo a 656 enti che sono al di sotto della soglia del 35% fissata dalla nuova disciplina e sembrano quindi destinati a dover cedere la gestione della riscossione coattiva delle proprie entrate ad Amco, (Asset Management Company), società pubblica specializzata nella gestione di Crediti deteriorati. La stima emerge da una proiezione di Centro Studi Enti Locali, elaborata sulla base dei rendiconti di gestione di tutti i comuni italiani nel quadriennio 2022-2025. Il Mezzogiorno raccoglie la grande maggioranza degli enti finiti nella “lista nera della riscossione” (477 Comuni sui 656 sono al Sud, il 72.7%, a Nord 79, il 2% e al centro 100, il 10%), ma il grosso della massa finanziaria è concentrata nel Lazio, soprattutto per effetto di Roma. Su un totale di 11,8 miliardi di euro di residui accumulati dagli enti destinati al passaggio ad Amco, ben 7,5 derivano dai bilanci di enti del Centro Italia. La Capitale, da sola, conta 6,35 miliardi di euro di residui attivi e che è risultata avere un tasso di smaltimento dei residui inferiore al 20%.
In termini assoluti, per volume dei residui attivi rientranti nel perimetro della riforma della riscossione, i due comuni che stanno facendo i conti con le masse finanziarie più significative sono Napoli (1,1 miliardi) e Milano (575 milioni). Stando ai criteri fissati dalla riforma, questi enti sono però comunque “promossi” perché hanno tassi di smaltimento dei residui nettamente al di sopra della soglia del 35%: 58% nella città partenopea e 74% per quanto riguarda la città lombarda. La seconda delle “bocciate”, in ordine di massa finanziaria, è invece Reggio Calabria, con circa 505 milioni di residui e un tasso di smaltimento del 13%, seguita da Taranto con 202,5 milioni e 27%. Secondo Centro Studi Enti Locali, il meccanismo individuato dalla riforma non è esente da criticità. «Il principale punto interrogativo – si legge in una nota – riguarda la capacità dell’indicatore contabile di rappresentare fedelmente l’effettiva capacità di riscossione di un ente. La riduzione dei residui, infatti, può dipendere non soltanto dagli incassi, ma anche da operazioni di stralcio, mentre un Comune che abbia intensificato l’attività di accertamento può vedere temporaneamente aumentare la propria massa di residui e, di conseguenza, peggiorare il proprio indicatore, pur avendo avviato un percorso di rafforzamento della riscossione». «Anche dopo la prima modifica alle modalità di calcolo dell’efficienza della riscossione – ha detto Alessandro Maestrelli, esperto di entrate di Centro Studi Enti Locali – è emerso come i dati da bilancio non sempre rappresentino l’effettiva capacità degli enti di recuperare i propri crediti. È necessario, quanto urgente, definire modalità di analisi dei dati oggettive che misurino con accuratezza e precisione le reali performance degli enti locali. Il potenziamento della riscossione territoriale passa da una maggiore condivisione delle informazioni rilevanti per la riscossione».
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