Denise Cosco, il dolore di Marisa Garofalo: «Tutti abbiamo fallito. Quello che è successo a Lea è successo a lei» – VIDEO
Centinaia di persone a Petilia Policastro. La zia legge lo scritto dedicato alla madre: «Hai dato la vita per darmi un futuro dignitoso»
PETILIA POLICASTRO «Tutti abbiamo fallito, istituzioni comprese». È una frase che pesa quella pronunciata da Marisa Garofalo durante la fiaccolata organizzata a Petilia Policastro per ricordare Denise Cosco, la figlia di Lea Garofalo. Parole di dolore ma anche di accusa, rivolte a una comunità che, secondo la zia della giovane, non è riuscita a impedire che la tragedia vissuta dalla madre si ripetesse, in una forma diversa, anche sulla figlia. Centinaia di persone hanno partecipato alla fiaccolata per Denise, scomparsa drammaticamente lo scorso 10 settembre a 35 anni. L’iniziativa, promossa dall’amministrazione comunale con la collaborazione di numerose associazioni, ha preso il via dalla Casetta sociale per poi raggiungere il monumento dedicato a Lea Garofalo.

«A Denise è stata negata l’adolescenza, è stata negata la giovinezza», ha detto Marisa Garofalo davanti ai partecipanti. Una vita, quella di Denise, segnata fin da giovanissima dalla scelta della madre di sottrarsi al contesto nel quale era cresciuta e di cercare per la figlia un futuro diverso. «Denise in questi anni ha vissuto l’inferno – ha continuato – perché non è mai riuscita a tirare fuori tutto quello che avrebbe voluto. Non era felice, ha vissuto la solitudine, la sofferenza e nemmeno la nascita di suo figlio Niccolò, di quattro anni, è riuscita a tenerla in vita». Poi la domanda più dolorosa: «Di chi sono le responsabilità? Le responsabilità sono di tutti noi. Tutti abbiamo fallito, istituzioni comprese». È qui che Marisa Garofalo traccia il parallelo più duro tra madre e figlia. «Non siamo riusciti a tenere in vita Denise. L’errore si ripete, la stessa tragedia: quello che è successo a Lea è successo a Denise».

Ma il momento più intenso arriva quando la zia decide di lasciare spazio direttamente alle parole della nipote. Denise amava scrivere poesie e custodiva gelosamente i suoi testi. «Mi diceva: “Zia, sono gelosa perché un giorno scriverò un libro e lo dedicherò a mamma”», racconta Marisa Garofalo prima di leggere uno degli scritti dedicati proprio a Lea. «Non ho mai parlato di mia madre come avrei voluto. Non ho mai amato chi ha cercato di idealizzarla, renderla perfetta. Era umanamente imperfetta, ma per questo amabile». Denise ricordava Lea come «una ragazza bellissima e affascinante», dalla risata «catartica, liberatoria», quasi capace di sciogliere «tormenti, dolori, traumi». E proprio quella risata era diventata uno dei ricordi più preziosi: «Ho una foto che adoro, una delle mie preferite, nella quale ride e rido. Ridiamo insieme, perché la vita è un dono prezioso, qualcosa di sacro, che va rispettato e coltivato giorno per giorno». Da Lea, scriveva Denise, aveva ricevuto «la gioia di vivere, la forza di sopravvivere» e valori «intramontabili e ben radicati». Poi quella promessa alla madre: «Ora tocca a me farti danzare sulle mie gambe, nuotare controcorrente nelle acque salate, volare oltre il limite del cielo. Te lo devo, perché tu hai dato la vita per me, per darmi un futuro dignitoso. E per questo ti farò vedere attraverso i miei occhi ciò che non potrai vedere più. Ti penso, mamma». Parole che, oggi, acquistano un significato ancora più doloroso. Finita la lettura, Marisa Garofalo aggiunge poche frasi, quasi spezzate dall’emozione: «Da ora dovrò essere io a farvi vedere attraverso i miei occhi ciò che non vedete più. Vi penso, ma non vi prometto nulla perché non ce la farò».
Il video:
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