Sanità, Bellantone: «La Calabria sia la prima sede di un polo d’eccellenza oncologico»
Il presidente dell’Istituto Superiore di Sanità a “Buongiorno Regione”: la Calabria è prima per saldo netto nella migrazione sanitaria e l’oncologia pesa
COSENZA Un intervento «eccezionale» per fermare l’emorragia della migrazione sanitaria calabrese, a partire dall’oncologia. A proporlo, questa mattina a “Buongiorno Regione” su Rai Tre Calabria, è stato il professor Rocco Bellantone, presidente dell’Istituto Superiore di Sanità. Il quadro è stato aperto con i numeri della mobilità passiva ricordati in trasmissione: 140 milioni di euro per l’Asp di Cosenza, oltre 100 per quella di Reggio Calabria, 46 per Catanzaro, 25 per Vibo Valentia e 24 per Crotone, senza contare i costi delle singole aziende ospedaliere. Cifre che, è stato sottolineato, dietro i numeri nascondono persone, disagi e problemi per i malati e per le loro famiglie. Bellantone ha parlato di dati che «dovrebbero scuotere le coscienze». Non è ammissibile, ha detto, e non è rispettoso dell’articolo 32 della Costituzione, che in Italia esistano «cittadini di serie A», con una sanità efficiente sotto casa, e «cittadini di serie B» costretti a «conquistarsela» lontano dalle proprie abitazioni. Ai costi economici ha aggiunto quelli sociali, cioè i disagi delle famiglie che accompagnano i propri cari, difficili da quantificare. Il presidente dell’Iss ha ricordato che l’oncologia rappresenta oltre la metà delle cifre citate e che la Calabria è la prima regione per saldo netto nella migrazione sanitaria. Cinque o sei regioni del Centro-Nord, ha aggiunto, assorbono da sole oltre l’80% dei flussi. Per questo, ha spiegato, «è arrivato il momento di intervenire in maniera eccezionale»: secondo lui non ci sono altri sistemi per risolvere il problema. La proposta è quella, di cui si parla già da tempo, di istituire ospedali statali. Bellantone si è detto convinto che collocare quattro o cinque strutture a partecipazione statale nelle zone con minore offerta e maggiore migrazione sanitaria potrebbe risolvere il problema. E la Calabria, ha osservato, «balza agli occhi» come primo luogo in cui intervenire. Un ospedale di alta efficienza, ha detto, potrebbe costare tra i 400 e i 500 milioni di euro, ma negli anni si manterrebbe da solo con gli introiti del Servizio sanitario nazionale. Un investimento che, a suo giudizio, sarebbe «estremamente utile» rispetto ad altri interventi strutturali e ingegneristici in programma per il Mezzogiorno e per la Calabria. L‘idea è quella di un polo dove fare «sanità ad altissimo livello» e ricerca, con le facoltà mediche calabresi che vi creino sedi di formazione. Proprio la formazione, ha concluso, servirebbe a contrastare l’altra migrazione che pesa sul sistema sanitario regionale, quella degli operatori sanitari: un problema, ha avvertito, che «si sottovaluta sempre».
Il Corriere della Calabria è anche su WhatsApp. Basta cliccare qui per iscriverti al canale ed essere sempre aggiornato
