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Un discorso appena iniziato

Da Cariati a Berlino, la sinistra che riparte dalle storie e dai territori

La storia di Luigi Pantisano dimostra che l’emigrazione non cancella le radici. Al contrario, può trasformare la memoria in un impegno politico

Pubblicato il: 22/09/2026 – 14:26
di Maria Pia Funaro
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CARIATI L’incontro di questa estate a Cariati con Luigi Pantisano, leader nazionale di Die Linke e figlio di emigranti calabresi, non è stato soltanto il racconto di una storia personale e familiare. È stato un confronto appassionato sulle prospettive della Calabria e dell’Europa, sulla crisi democratica del nostro tempo e sulla necessità di ricostruire una politica fondata sulla condivisione, sulla partecipazione e sulla giustizia sociale. A pochi mesi da quell’incontro, la vittoria di Die Linke a Berlino assume un significato politico ancora più forte. Con il 25,7% dei voti, la sinistra tedesca si è affermata come prima forza nella capitale, mentre l’AfD continua ad avanzare in diversi territori della Germania, raggiungendo il 38,2% nel Meclemburgo-Pomerania Anteriore. Sono risultati che raccontano una Germania attraversata da profonde tensioni sociali e politiche. Il costo della vita, la precarietà del lavoro, l’emergenza abitativa, l’indebolimento dei servizi pubblici e la distanza crescente tra cittadini e istituzioni alimentano un malessere che non può essere ignorato. Di fronte a queste fratture, la sinistra è chiamata a scegliere: offrire risposte concrete e una prospettiva di giustizia sociale oppure lasciare campo libero alla paura, alla chiusura e alla ricerca di capri espiatori. A Berlino Die Linke ha saputo parlare di affitti, trasporti, mense di quartiere, sanità, diritti e condizioni materiali delle persone. Ha scelto di partire dai quartieri, dalle periferie e dalle famiglie, trasformando i problemi quotidiani in proposte, mobilitazione e presenza politica.

La storia di una famiglia calabrese

In questo percorso assume un valore particolare la storia di Luigi Pantisano. Proprio da Cariati, negli anni Sessanta, partirono sua madre e suo padre, come tanti uomini e tante donne del Mezzogiorno costretti a lasciare i propri paesi per cercare lavoro e costruire un futuro. Che la guida della maggiore forza della sinistra tedesca sia stata affidata a un figlio di Gastarbeiter — i “Germanesi”, come li ha definiti Carmine Abate — rappresenta una straordinaria rivincita della storia. È la dimostrazione che le radici non sono un vincolo, ma possono diventare la forza da cui partire per cambiare il mondo. Pantisano ha raccontato di essere cresciuto nei pressi di Stoccarda insieme a tre fratelli, in una famiglia originaria della Calabria. I suoi genitori avevano potuto studiare soltanto per pochi anni e avevano lavorato senza sosta: la mattina, il pomeriggio, la sera e nei fine settimana. «Non siamo mai stati poveri, perché i miei lavoravano sempre», ha ricordato Pantisano, sottolineando però di non aver mai dimenticato le discriminazioni vissute da bambino: contro gli italiani, contro gli stranieri e contro le persone che lavorano duramente. È proprio da quella esperienza che è nato il suo impegno politico: dalla consapevolezza che il lavoro, da solo, non basta se non è accompagnato da diritti, dignità, inclusione e uguaglianza.

Il confronto di Cariati

Durante quel confronto estivo, in una Cariati sospesa tra la memoria dell’emigrazione e le difficoltà del presente, abbiamo discusso a lungo della crisi democratica europea e dell’avanzata delle destre estreme. Abbiamo ragionato su come affrontare una crisi che apre varchi impensabili a forze politiche capaci di condividere, in tutta Europa, linguaggi e progetti fondati sulla paura, sulla chiusura e sulla contrapposizione. La nostra sfida è riprendere il filo interrotto di un’Europa fondata sull’uguaglianza, sui diritti, sulla pace e sulla difesa intransigente della democrazia. Non possiamo accettare che il disagio sociale venga trasformato in rancore, che la sofferenza delle persone diventi terreno di propaganda e che la paura venga utilizzata per dividere chi vive le stesse difficoltà. Il valore dell’incontro è stato anche quello di mettere in relazione la vicenda personale di Pantisano con le tante storie calabresi di emigrazione, sacrificio e riscatto. La partenza dei suoi genitori da Cariati non appartiene soltanto al passato: richiama la condizione di tanti giovani calabresi che ancora oggi sono costretti a lasciare la propria terra per studiare o lavorare, mentre interi territori continuano a perdere popolazione, servizi e opportunità. La storia di Pantisano dimostra, però, che l’emigrazione non cancella le radici. Al contrario, può trasformare la memoria delle disuguaglianze e delle discriminazioni in un impegno politico capace di parlare a tutta l’Europa.

Un discorso appena iniziato

Nel corso della conversazione, Pantisano ha sottolineato con orgoglio che in Germania il processo di trasformazione e rinnovamento politico è già iniziato. A 44 anni, ha spiegato, è considerato tra i “vecchi” del partito, perché la maggioranza degli iscritti e dei militanti di Die Linke ha meno di trent’anni. Anche questo elemento consegna una riflessione importante alla sinistra italiana: il futuro non si costruisce soltanto difendendo ciò che esiste, ma coinvolgendo le nuove generazioni e riconoscendo loro spazio, responsabilità e strumenti per cambiare la realtà. A Cariati abbiamo capito che quello iniziato non è stato un semplice confronto, ma un discorso da portare avanti. Dobbiamo essere pronti e impegnati nel prossimo futuro, costruendo una rete tra le esperienze della Calabria e quelle europee. Perché l’alternativa alla paura non può essere il silenzio. Deve essere una politica capace di riaccendere la speranza, di difendere la dignità delle persone e di unire ciò che le destre vogliono separare: una politica di giustizia, solidarietà, pace e partecipazione.

*Componente della Segreteria regionale di Sinistra Italiana – Alleanza Verdi e Sinistra

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