Meno perdite di tempo, nuova linea arbitri-VAR e spettacolo in campo: Serie A, gli effetti della rivoluzione
La Serie A sembra aver cambiato marcia: in quanti si sarebbero aspettati un campionato così avvincente?
È una Serie A tanto avvincente quanto “rivoluzionaria” quella cui stiamo assistendo in questo primissimo scorcio di stagione e i due aggettivi poc’anzi utilizzati sono tutt’altro che casuali o scollegati l’uno dall’altro.
Le profonde modifiche regolamentari introdotte dall’IFAB hanno infatti stravolto in positivo ritmi blandi e dinamiche di gioco dispersive cui eravamo purtroppo stati abituati in Italia, contribuendo così a un tangibile incremento del livello di spettacolo, divertimento e incertezza dei 50 match finora osservati.
Novità e numeri di questo avvio di stagione
Dal limite di tempo fissato per effettuare rinvii, rimesse e sostituzioni, passando per la maggiore centralità riacquisita dall’arbitro di campo rispetto al VAR fino a un metro di giudizio decisamente più “all’inglese” (a volte anche troppo, diranno legittimamente alcuni) imposto dal nuovo designatore Daniele Orsato: tutte innovazioni che difficilmente ci aspettavamo di poter constatare in maniera così proficua fino a qualche settimana fa ma che, nei fatti, stanno invece portando a rinnovare e rendere maggiormente attrattivo e divertente il prodotto Serie A in Italia e nel mondo. Anche i numeri, d’altronde, lo testimoniano.
Il tempo effettivo di gioco per gara è infatti salito a 59 minuti e mezzo, ben oltre gli appena 54 e rotti dello scorso campionato; di rigori concessi se ne contano appena 5 in altrettante giornate (al netto di qualche caso fisiologicamente dubbio) a fronte di una manica molto meno larga nel fischiarli da parte dei direttori di gara rispetto alla passata annata sportiva; la media falli a partita, infine, è crollata da 26,30 a 22,60, così come gli on field review sono ora quasi una rarità.
Il pallone rotola molto di più e le perdite di tempo si sono drasticamente ridotte: una piacevolissima nuova era che ci si auspica possa portare succosi frutti anche in campo europeo dove, quasi sempre al cospetto delle corazzate continentali, le nostre big pareva quasi giocassero due sport in meno per ritmo, velocità nella circolazione del pallone e intensità.
Niente 0-0 e lotta già serrata ai piani alti
Passando al campo, anche risultati e classifica rispecchiano alla perfezione l’effervescenza di cui sopra. Di 0-0 (altra piacevolissima notizia) al momento neppure l’ombra, mentre in vetta ci sono tre squadre appaiate a quota 13 punti: l’Inter Campione d’Italia in carica, la Roma di Gian Piero Gasperini e la sorprendente Lazio di Gennaro Gattuso.
La Beneamata appare senz’altro favoritissima a bissare il dominante trionfo dello scorso anno, in virtù di una rosa tanto qualitativa quanto ricca di soluzioni e alternative. Ma occhio a… Gasp!
Al secondo anno sulla panchina giallorossa, il trainer di Grugliasco ha costruito una creatura letteralmente a propria immagine e somiglianza che, dopo la pesantissima qualificazione in Champions League dello scorso anno, sogna di ambire al bersaglio grosso. Anche lo scontro diretto dell’Olimpico di sabato ha confermato che, sulla carta, Paulo Dybala e compagni avrebbero davvero i mezzi tecnici per tenere testa ai nerazzurri. Ma la stagione, si sa, è lunghissima e ricca di impegni e incognite.
E poi c’è la sorprendente Lazio di Rino Gattuso, partita come peggio non avrebbe potuto con l’umiliante eliminazione in Coppa Italia d’agosto contro il Mantova ma in grado di rialzare la testa e vincere ben 4 delle prime 5 partite in Serie A. Ringhio si trincera parlando di salvezza e puntando sulla compattezza di un gruppo disposto a gettarsi nel fuoco per lui in un ambiente sempre più in contestazione verso la proprietà, ma con questo ritmo osare – forse – si può. Alla faccia di chi lo voleva già sulla graticola a campionato neanche iniziato…
Aspettando Milan, Juve e Napoli, il solito Como ‘terribile’ e tante sorprese e delusioni
Leggermente più attardate Milan e Juve, al momento a quota 11 e 10 in classifica. I rossoneri non hanno ancora perso in campionato sotto la Ruben Amorim, ma neppure pienamente convinto: il ciclo è, però, appena iniziato e la sensazione è che il materiale per crescere e togliersi delle belle soddisfazioni ci sia.
Tra frequenti alti e bassi, pure la Juventus di Luciano Spalletti prova a tenere il ritmo delle big: il livello qualitativo del roster bianconero appare però oggettivamente al di sotto del blasone della Vecchia Signora e la percezione è che, per l’ennesima stagione, l’obiettivo massimo in campionato resti il quarto posto.
La concorrenza tuttavia è agguerritissima, a partire dal Como terribile di Cesc Fabregas: l’ultimo KO (con estremo rammarico) incassato a Frosinone non deve minimamente ridimensionare il percorso fin qui stellare della compagine lariana, considerata da molti – e diremmo di buon grado – la realtà più sana e florida dell’intero calcio italiano.
Da rivedere invece il Napoli di Massimiliano Allegri, come auspicabile non propriamente bello da guardare e, finora, anche poco produttivo considerati gli appena 7 punti in saccoccia.
Tantissime come sempre anche sorprese e delusioni, per questo ne citeremo una per parte. Il Frosinone di Max Alvini è una goduria per gli occhi, una macchina quasi perfetta composta praticamente dallo stesso undici che lo scorso maggio centrava contro ogni pronostico la promozione dalla Serie B: sintomo di come l’ex allenatore del Cosenza sia riuscito a creare dei principi tecnico-tattici tanto solidi quanto coraggiosi in grado di resistere anche al sempre duro impatto con la Serie A. Il Bologna, al contrario, sarebbe ad oggi retrocesso e la certezza oramai è che il post-Vincenzo Italiano non sia stato ben gestito da società e dirigenza: il lavoro da portare avanti per Raffaele Palladino sarà più arduo del previsto. (redazione@corrierecal.it)
Il Corriere della Calabria è anche su Whatsapp. Basta cliccare qui per iscriverti al canale ed essere sempre aggiornato
