Atelli: «Crisi e aree di disagio sociale espongono i club alle infiltrazioni: l’esempio del Crotone»
Il presidente della Commissione vigilanza Atelli evidenzia i rischi legati alle difficoltà dei club in contesti complessi, ricordando le società finite nei mesi scorsi in amministrazione giudiziaria
MILANO «Nel calcio maschile, il quadro resta caratterizzato da tensioni strutturali: negli ultimi venti anni i club hanno accumulato perdite aggregate molto rilevanti: il valore della produzione è cresciuto, ma i costi sono cresciuti di più. Il problema, dunque, non è soltanto generare nuovi ricavi; è impedire che ogni incremento dei ricavi venga immediatamente assorbito da una crescita dei costi, in particolare del costo della rosa, degli ammortamenti dei diritti pluriennali alle prestazioni dei calciatori e degli oneri finanziari». Lo ha detto il presidente Massimiliano Atelli nella sua relazione annuale della Commissione indipendente per la verifica dell’equilibrio economico e finanziario delle società sportive professionistiche. «In Serie A, la criticità principale non è sempre la capacità di produrre ricavi o marginalità operativa lorda. Molti club della massima serie dispongono di una scala economica significativa e, in diversi casi, riescono a generare EBITDA positivo. Tuttavia, quella marginalità viene spesso assorbita dal costo complessivo della rosa, dagli ammortamenti e dalle svalutazioni dei calciatori, dagli oneri finanziari e dalla necessità di ricorrere al player trading per completare l’equilibrio del conto economico. La crescita dei ricavi, da sola, non basta se non si traduce in rafforzamento patrimoniale, disciplina sui costi e maggiore qualità della liquidità», ha spiegato. «Le situazioni di fragilità, in aree di forte disagio sociale, possono inoltre esporre le società a pressioni illecite o vere e proprie attività criminali, attraverso l’infiltrazione nelle tifoserie organizzate o nell’apparato dirigenziale. Come accaduto, nei mesi scorsi, a tre club posti in amministrazione giudiziaria: Foggia, Crotone (Serie C) e Juve Stabia (Serie B). I casi citati, come detto, non sono isolati: dall’analisi svolta, emerge che tra il 1986-87 ed il 2025-26, sono state 209 le società di calcio non ammesse ai campionati professionistici (o rinunciatarie all’iscrizione) e 9 quelle escluse a stagione in corso, a causa di gestioni finanziarie insostenibili, debiti crescenti o fallimenti», ha ricordato. «Va considerato, infine, che quando una società sportiva scompare, a differenza di quanto avviene in altri settori produttivi, gli effetti che si producono non sono limitati alla sfera imprenditoriale, ma travolgono la regolarità delle competizioni e la credibilità delle istituzioni sportive, potendo comportare una significativa riscrittura della classifica, e dunque generando distorsioni e disordine nell’intero sistema sportivo», ha concluso. «Sulla base della letteratura economico-aziendale, economica e di management sportivo, nonché della prassi regolatoria e di analisi settoriale, abbiamo letto l’equilibrio economico-finanziario come una condizione multidimensionale: non un singolo numero, non una soglia isolata, ma la capacità del club di sostenere nel tempo la propria attività sportiva e aziendale attraverso redditività operativa, liquidità, solidità patrimoniale, governance adeguata e compatibilità tra ambizione sportiva e vincoli di sostenibilità», ha sottolineato Atelli. «È una definizione importante, perché nello sport professionistico il club non è un’impresa qualsiasi. È certamente una società che deve rispettare le regole dell’economicità, della corretta amministrazione e della continuità aziendale; ma è anche un attore necessario della competizione, un presidio identitario per il territorio, un interlocutore di creditori pubblici e privati, un datore di lavoro per tesserati e dipendenti, e un soggetto la cui crisi può incidere sulla regolarità del campionato e sull’equa competizione. Per questa ragione – ha aggiunto – l’analisi della Commissione si è fondata su una lettura integrata di indicatori economici, patrimoniali e finanziari, finalizzata a cogliere non soltanto il risultato, ma la qualità del risultato; non soltanto il debito, ma la sua sostenibilità; non soltanto la liquidità disponibile in un dato momento, ma la capacità del club di adempiere regolarmente ai propri obblighi e di non dipendere in modo strutturale da interventi emergenziali».
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