Autismo e disabilità, ecco la nuova rete dei Centri Polivalenti. La Regione investe 10 milioni
Avviso in pre-informazione per il potenziamento e l’apertura di 20 strutture. Straface: non saranno ghetti ma spazi aperti al territorio e alla vita di comunità
CATANZARO Nasce la nuova rete “Centri Aperti. Vite Libere”: lo start avviene con l’Avviso in pre-informazione per il potenziamento e l’apertura di 20 Centri polivalenti su tutto il territorio regionale, destinati a giovani e adulti con autismo e disabilità complesse. Il progetto è stato presentato oggi in una conferenza stampa dall’assessore regionale al Welfare Pasqualina Straface. Promosso dal Dipartimento per l’Inclusione sociale nell’ambito del Pr Calabria 2021-2027, il progetto punta a costruire un welfare di comunità più inclusivo e capillare attraverso la co-progettazione con gli Enti del Terzo settore.
L’intervento di Straface
«Si tratta – ha spiegato Straface – di un progetto di fondamentale importanza, con cui manteniamo un impegno preso con il presidente Roberto Occhiuto con le associazioni dei genitori di ragazzi e giovani con disabilità o disturbi dello spettro autistico e del neurosviluppo. Con la rete dei centri polivalenti definiamo una strategia per una Calabria finalmente inclusiva. Ci rivolgiamo a quella fascia d’età che, superata la neuropsichiatria infantile, viene indirizzata verso i centri di salute mentale: contesti con un mandato diverso che spesso portano all’isolamento. Fino ad oggi la nostra regione non disponeva di strutture adeguate per accompagnare queste persone in percorsi di autonomia e inclusione, ora superiamo la logica del mero assistenzialismo sanitario per riconoscerle come cittadini con diritti e autodeterminazione. I centri polivalenti – ha spiegato ancora l’assessore – nascono proprio per rispondere alle famiglie che ogni giorno combattono sole contro la burocrazia, la frammentazione dei servizi e le difficoltà economiche».
L’investimento
Straface ha poi aggiunto: «Investiamo oltre 10 milioni di euro per realizzare 20 centri diffusi su tutto il territorio regionale, comprese le aree interne e i piccoli comuni, anche grazie alla disponibilità di strutture già esistenti messe a disposizione dalla rete dei comuni. In questi spazi prende vita l’integrazione sociosanitaria: la persona viene considerata nella sua totalità, tra cure, autonomia e inclusione». All’interno dei centri troveranno spazio laboratori e attività: spazi ricreativi, sportivi, artistici, musicali e informatici, area abilitativa e riabilitativa: con personale sanitario garantito tramite convenzioni con le Asp provinciali, integrazione e orientamento: attraverso il partenariato con istituti professionali e centri per l’impiego. «Non saranno luoghi chiusi o ghetti, ma – ha specificato Straface – spazi aperti al territorio e alla vita di comunità. Questa sfida vede alleati le istituzioni, gli ambiti territoriali e gli enti del Terzo Settore tramite la coprogettazione. Il Terzo Settore non sarà un semplice esecutore di servizi, ma parte attiva nella definizione degli obiettivi e nell’innovazione. I centri garantiranno inoltre formazione, sostegno e serenità alle famiglie e ai caregiver. Risponderanno a un bisogno diffuso, storicamente difficile da quantificare oltre l’età adolescenziale per la carenza di dati dopo la presa in carico della neuropsichiatria infantile. Infine, saranno centri pienamente inclusivi per tutti, senza alcuna distinzione di nazionalità». (a. c.)
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