Elezioni Suppletive, Vannacci in piazza Duomo: «Volete Barabba o Reggio?»
Il comizio di chiusura per Giannetta in piazza Duomo. Il leader di Fn attacca Cannizzaro e sogna il decimo deputato, «il nostro diavolo»
REGGIO CALABRIA “Volete Barabba o Reggio?”. Roberto Vannacci grida dal palco di piazza Duomo, si mette nei panni di Ponzio Pilato e consegna alla folla un dilemma già scritto. Barabba, nel copione, è Fabio Roscioli, l’avvocato romano scelto dal centrodestra. Reggio è Domenico Giannetta, ex forzista passato con Futuro nazionale. La scena si svolge nella piazza che ha ospitato la festa di Forza Italia dopo la vittoria di Francesco Cannizzaro alle comunali. Domenica e lunedì si vota nel collegio uninominale 05 per il seggio che il neosindaco ha lasciato alla Camera. Un’occasione per contarsi, più che per convincere. Il leader di Futuro nazionale ha portato in riva allo Stretto mezzo stato maggiore: il coordinatore nazionale Massimiliano Simoni, l’organizzativo Edoardo Ziello, il segretario calabrese Domenico Furgiuele. Piazza Duomo è gremita, tanti giovanissimi nelle prime file, l’inno nazionale in apertura. E una piazza che, come spesso accade con il generale, non è a senso unico: cartelli contro Vannacci (uno gioca sulla parola “remigrazione” per rimandarlo a casa), fischi, cori contrapposti tra “Generale, Generale” e “scemo, scemo”, con il classico “chi non salta comunista è” a fare da colonna sonora. Il bersaglio è però uno, ed è chiaro e ha un nome: Francesco Cannizzaro. Furgiuele ricorda che il sindaco aveva intimato a Vannacci di andarsene da Reggio e attacca Tajani, accusato di piazzare un cuneese in Sicilia e un romano a Reggio. L’onorevole Tommaso Calderone, siciliano appena approdato in Fn dopo anni azzurri, si chiede come si possa mandare a rappresentare la Calabria uno che non ci è nato. Il generale, dal canto suo, gioca di ironia sulla battuta “Vannacci via da Reggio” (pensata, sostiene, per tutta la notte) e dipinge il primo cittadino sudato e furioso. Poi entra nel merito, per come lo intende lui: le deleghe della Città Metropolitana usate come merce di scambio, dice Vannacci: “vi tratta come asini, vi dice che solo se lo voterete ve le darà” ed ancora il voto “utile” contrapposto a quello dei reggini, i candidati forestieri, poi spiega: “Vogliono convincervi che se siete stati cornuti in passato dovete continuare ad essere mazziati anche in futuro, scegliendo qualcuno che non vi rappresenta, dovete scegliere tra Reggio Calabria e Barabba. Giannetta è Reggio Calabria”. Il bersaglio, a ben vedere, non è la sinistra. È il centrodestra di governo. Parla di pace: “dobbiamo smettere di sottrarre risorse alle nostre famiglie, agli imprenditori, ai ragazzi, agli ospedali per darli all’Ucraina. Basta soldi all’Ucraina, viva la pace”. Vannacci dice di non voler “contrastare Forza Italia”, ma di volersi limitare a “promuovere Futuro nazionale”. La scelta della piazza racconta altro: Reggio, dove gli azzurri sono il primo partito, è un messaggio a tutta la coalizione. Il generale rivendica una destra “vera” contro le altre, “annacquate”, parla di sovranità, merito e identità, chiede di smettere di mandare armi e soldi in Ucraina e avverte la Lega, suo ex partito, che se si allontana dai valori comuni sarà lei a “perdere la bussola”. Poi il finale a sorpresa. Il generale ha quasi finito quando l’impianto salta: si spengono le luci sul palco, il microfono muore, il discorso resta a metà. Qualche minuto e si riparte. “Abbiamo risolto anche questo sabotaggio”, dice lui, poi la solita litania di chi sta contro e di chi, dall’altra parte, si sfalda.


Domencio Giannetta, invece, mantiene il tono pacato e non vuole entrare nel gioco del botta e risposta con gli avversari, non perchè – dice – non saprebbe rispondere, ma perchè gioca la carta della radice. “Diciamo che abbiamo messo in campo due armi vincenti, quella dell’essere radicato sul territorio, quindi la mia figura, e Futuro Nazionale che in questo momento cresce giorno dopo giorno, settimana dopo settimana, con tantissimi giovani che hanno voglia di cimentarsi in nuove avventure politiche”, dice. Poi la profezia: “Abbiamo già vinto”, perché il risultato sta nelle strette di mano e negli sguardi. E la stoccata senza nome a chi ha fatto “qualche passaggio veloce” e il giorno dopo il voto non si troverà più. Il destinatario è facile da indovinare. Il quadro intorno è quello di una sfida a quattro. Roscioli, sostenuto da Forza Italia, Fratelli d’Italia, Lega, Noi Moderati e Udc, incassa anche l’appoggio del partito di Marattin. Frank Benedetto, per il campo largo del centro sinistra, tiene bassi i toni. C’è pure Francesco Toscano per Democrazia sovrana popolare. Ma la vera posta sta altrove. Vannacci ricorda dal palco che ha oggi nove deputati, come i gironi dell’Inferno sostiene, e vuole il decimo, Domenico Giannetta: “il nostro diavolo in Parlamento”. Per il partito è il primo test nazionale. Per il centrodestra reggino, il rischio è scoprire quanto pesa la propria casa quando qualcuno bussa alla porta dall’interno.
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