Skip to main content

Ultimo aggiornamento alle 7:35
Corriere della Calabria - Home

I nostri canali


Si legge in: 5 minuti
Cambia colore:
 

la lotta per la verità

«Mio figlio Massimiliano vittima di miserabili». La battaglia senza fine di mamma Liliana a 22 anni dal delitto di Locri

L’agguato sotto casa nel settembre 2004 e la morte a soli 30 anni. «Ricordarlo un dovere della mia coscienza e della mia anima»

Pubblicato il: 23/09/2026 – 7:00
di Mariateresa Ripolo
00:00
00:00
Ascolta la versione audio dell'articolo

LOCRI «Ricordare la vita preziosa e la morte crudelissima di Massimiliano, fare di lui e per lui memoria è un dovere della mia coscienza e della mia anima, e lo sento un impegno civico». Settembre, per mamma Liliana, porta con sé il peso di un anniversario che sanguina dal 2004, una ferita mai ricucita nel cuore di una terra complessa. Ventidue anni dopo quell’agguato sotto casa – un colpo di fucile all’addome al rientro da una partita di calcetto, sei giorni di agonia e poi la morte il 24 settembre, il giorno del compleanno di sua madre – la storia di Massimiliano Carbone resta un frammento di vita spezzata a trent’anni e un abisso di giustizia negata. Un delitto maturato nell’ombra della ‘ndrangheta, legato alla paternità di un bambino nato da una relazione con una donna legata «che interessava ai Cordì» – come rivelato nel 2017 da un collaboratore di giustizia – e una vicenda umana e giudiziaria finita tra le maglie strette delle archiviazioni, della burocrazia e di quello che oggi potrebbe essere definito un “cold case”.

Una madre contro l’oblio: la lotta di Liliana oltre le carte dei tribunali

Ma per Liliana Esposito Carbone la parola “archivio” non esiste. Non è mai esistita. La sua è la forza di chi ha affrontato aule di tribunale, perizie e perfino la dolorosa esumazione della salma di suo figlio dopo trenta mesi dalla sepoltura. Mentre gli anni passano e tutto intorno cambia, Massimiliano rimane fermo nel tempo, con i suoi trent’anni e i suoi sogni spezzati. Per raccontare una attesa che dura da più di vent’anni, Liliana prende in prestito i versi del poeta Walt Whitman: «Se è tardi a trovarmi insisti / se non ci sono in un posto cerca in un altro, / perché io son fermo da qualche parte ad aspettare te». «Li sento sempre attuali e come dedicati alla figura nitida del mio Massimiliano, giovane per sempre», racconta Liliana ai nostri microfoni. «In tutti questi anni ho scoperto il dono straordinario, o forse la grande sventura, di essere rimasta con gli occhi aperti dopo di lui. Il mondo è cambiato in fretta, gli ideali hanno lasciato il posto all’opportunismo e gli egoismi hanno preso il sopravvento». Eppure, Liliana non vuole trasformare suo figlio in un martire o in un eroe. Preferisce – dice – ricordarlo per quello che era davvero: «Un ragazzo normale, con sogni d’affetto e programmi di una  vita semplice, in una Locri generosa e laboriosa. Donatore di sangue per i piccoli pazienti talassemici nell’Ospedale di Locri, per 11 anni, nell’albo europeo ADMO, devoto fervidamente a Maria della Consolazione , tenero con i gatti, attento alle pianticelle con insolito stupore infantile».

È in questa semplicità che sta il valore della sua memoria. «Chiunque mi capirebbe se dicessi “buttate la chiave, lasciateli marcire in galera”. Ma nulla di lui è andato perduto. Il filosofo Cioran ha scritto che pregare accanto a un fiore lo aiuta a crescere. Ecco, io ho dato alla luce un figlio, e oggi Massimiliano è Luce, un fiore di ogni stagione coltivato con amore e ricordo».
Dalla giustizia dei tribunali, Liliana non si aspetta più molto. Ha studiato migliaia di pagine di verbali, letto «intercettazioni amare» e toccato con mano «i limiti e i ritardi delle indagini»: «C’è Giustizia negata, nella Locride dell’assuefazione al sangue, una terra di pregiudizi sciocchi e di rassegnazione non cristiana ma pusillanime. I “molti miserabili“ che hanno ucciso Massimiliano mi sono tutti assai noti: conosco i mandanti, vivi e morti, e i loro moventi. Conosco i nomi degli esecutori, vigliacchi prezzolati e interessati ad altro che lavare l’onta di un adulterio, individuo i cantori del coro greco che aveva interesse a delegittimare e fare scomparire Massimiliano, ho contezza delle inaccettabili inadempienze e insufficienze investigative. Tutti miserabili che non hanno consapevolezza della loro condizione umana e sociale, povere cose indegne di perdono, e neanche più di considerazione».
Per Liliana la testimonianza resta un dovere morale: il 24 settembre, nel ventiduesimo anniversario dalla morte di Massimiliano, a Monasterace si terrà un momento di riflessione a lui dedicato, organizzato dall’Associazione La Fenice presso Centro di Aggregazione “Rocco Lombardo”, un dialogo tra Liliana Esposito Carbone e Maria Stella Chiera, presidente dell’Associazione.
«Ricordare la vita preziosa e la morte crudelissima di Massimiliano, – dice infine Liliana – fare di lui e  per lui memoria è un dovere della mia coscienza e della mia anima, e lo sento un impegno civico. Oggi, più che mai, la veemenza  della politica è funzionale ad omologare il pensiero dei giovani e ad attrarre il e loro consenso; non so quanto ancora siano tutti capaci di speranza per la nostra terra, o coltivino soltanto la pur sacrosanta determinazione al proprio futuro. Non faccio di Massimiliano un esempio, ricordo soltanto che giovane, sano, capace di pensare e fare cose belle, era rimasto a Locri, per continuare ad amare suo figlio, per lavorare, per regalare affetto e allegria a tante persone. Sono soltanto una  povera vecchia mamma indignata, non so per quanto ancora, ma vi prego e vi raccomando di custodire memoria del mio ragazzo di Locri, padre per sempre, giovane per sempre».

Il Corriere della Calabria è anche su WhatsApp. Basta cliccare qui per iscriverti al canale ed essere sempre aggiornato

Argomenti
Categorie collegate

x

x