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la sentenza d’appello

Tentato omicidio di un avvocato di Castrovillari, rideterminata la pena di Gabriele Politano

Rideterminata la pena da 6 anni di reclusione a 2 anni e 8 mesi. Il legale era stato colpito con un coltello con una lama di circa 20 centimetri

Pubblicato il: 23/09/2026 – 18:45
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CATANZARO La Corte d’Appello di Catanzaro (Presidente Carè, a latere Ciociola e Palumbo) ha accolto i motivi di appello proposti dagli avvocati Cristian Cristiano e Martina Pellegrino, entrambi del Foro di Cosenza, legali di Gabriele Politano. La Corte ha accolto la richiesta di riqualificazione dell’iniziale ipotesi accusatoria che vedeva la contestazione, a carico dell’indagato di tentato omicidio nei confronti di un avvocato del Foro di Castrovillari in lesioni personali, con rideterminazione della pena da 6 anni di reclusione a 2 anni e 8 mesi.

I fatti

L’evento si era svolto presso lo studio del legale che, a seguito di un diverbio scatenatosi nel corso di un colloquio con l’imputato, allora cliente, era stato colpito con un coltello con una lama di circa 20 centimetri. Questa la ricostruzione della Procura. La vittima dell’aggresione è stata poi trasferita nel Pronto Soccorso dell’ospedale di Cosenza. In disaccordo con il Procuratore Generale che aveva insistito per la conferma della sentenza di primo grado, la Corte ha riqualificato il fatto sulla base delle argomentazioni difensive che avevano fatto leva – anche sulla scorta delle valutazioni medico-legali condensate nell’elaborato a firma del Consulente Tecnico di parte, Massimiliano Cardamone – sulla inconsistenza dell’ipotizzato dolo omicidiario in capo all’indagato, «alla luce di plurime circostanze del caso di specie ed, in particolare, dell’unicità del colpo assestato alla vittima, della mancata prosecuzione dell’aggressione, pur possibile, considerando che i due rimanevano nella stessa stanza, da soli, per lungo lasso temporale dopo i fatti, dell’assenza di qualsiasi frase proferita da Politano eventualmente indicativa del suo animus necandi».

La tesi della difesa

I difensori dell’imputato hanno evidenziato il ricorrere del dolo d’impeto come conseguenza della esclusione, nel giudizio di primogrado, dell’aggravante della premeditazione e del litigio scaturito all’improvviso, in ragione di – a dire dell’imputato – un’asserita colpa professionale attribuita alla persona offesa edal rifiuto del legale di fornire i dati della propria polizza. L’uomo, peraltro, era già stato scarcerato nell’agosto scorso, in seguito alla decisione della Corte d’Appello. La vicenda aveva già avuto un ridimensionamento rispetto all’accusa originaria nel corso del processo di primo grado, all’esito del quale erano cadute entrambe le aggravanti contestate, sia quella della premeditazione che dei futili motivi. (f.b.)

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