Intelligenza artificiale e giustizia. D’Ascola: «Potenzialità enormi ma la prudenza dev’essere massima»
Il primo presidente della Cassazione all’Università di Catanzaro: «Lo strumento tecnico è imprescindibile, ma va governato. Necessaria la vigilanza di tutti, soprattutto della politica»
CATANZARO Potenzialità enormi, ma serve «molta prudenza». A dirlo è il primo presidente della Corte di Cassazione, Pasquale D’Ascola, che oggi all’Università di Catanzaro ha tenuto una lectio magistralis sul tema dell’Intelligenza Artificiale e delle sue implicazioni nel campo della giustizia. «Il tema – dice D’Ascola, alto magistrato di origini calabresi – è di straordinaria attualità, mi permetto di aggiungere che lo sarà ancora per molto tempo perché siamo ancora in una fase di sperimentazione, anzi all’inizio delle sperimentazioni per quanto riguarda il settore giudiziario. E direi che soprattutto nel settore giudiziario, ma anche in quello sanitario e in altri settori della pubblica amministrazione, la cautela deve essere massima perché lo strumento tecnico è imprescindibile, va di pari passo con il progresso, ma perché sia progresso — e non semplice aggiunta di strumenti e di opportunità pericolose — deve essere governato dall’intelligenza umana. Intelligenza umana che – spiega il primo presidente della Cassazione – è superiore quanto a elaborazione, a creazione di contenuti, a un temperamento e un bilanciamento degli interessi, dei bisogni, dei valori profondi della persona umana. L’impegno nel settore giudiziario è quello di tutelare e continuare a tutelare i diritti fondamentali nonostante tutti i possibili rischi che, attraverso l’uso improprio dell’intelligenza artificiale, ci possano essere».
«Necessaria la vigilanza di tutti»
Ci sono nazioni come la Cina in cui le sentenze vengono ormai scritte dall’intelligenza artificiale: questo implica un interrogativo, se cioè sono scenari lontani dalla cultura occidentale e italiana. «Sicuramente – aggiunge D’Ascola – sono lontani e non solo, adesso sono proibiti dalla legislazione, sia dal Regolamento europeo del 2024, sia dalla legge 132 del 2025 della nostra Repubblica. È chiaro che occorre evitare aggiramenti di queste normative e per far questo c’è la necessità di una vigilanza sia da parte degli operatori del diritto – tutti quanti naturalmente, nessuno escluso – sia anche da parte della società civile attraverso tutte le formazioni sociali in cui essa si esprime: associazioni, partiti e altre organizzazioni, prima di tutto quelle di rappresentanza politica».

La prima sperimentazione
In ambito giudiziario l’applicazione dell’IA ha avuto già una prima sperimentazione, nel settore tributario: con quali risultati? «La notizia – commenta D’Ascola – è uscita un po’ enfaticamente, come è normale. Nell’ambito della sperimentazione di un programma che è stato rilasciato da gennaio agli uffici giudiziari sotto lo stretto controllo del Ministero, abbiamo iniziato a verificare se c’è qualche possibilità di utilizzo solo per la schedatura dei ricorsi, per iniziare a fare una sorta di classificazione dei ricorsi. Rispetto a questa attività, del tutto elementare e preliminare, che quindi non è giurisdizionale ma solo di pre-esame delle materie, abbiamo visto che le potenzialità sono notevolissime. Questo, allo stesso tempo, fa rendere conto che è uno strumento che occorre saper usare perché altrimenti – osserva il primo presidente della Cassazione – ci sopravanzerà, ma è uno strumento rispetto al quale, come dicevo prima, la cautela deve essere massima». Quanto alla possibile estensione negli altri settori della giustizia, per D’Ascola «le sperimentazioni si fanno piano piano, passo passo. Per essere complete, ovviamente sotto la vigilanza del ministero — che ha un dipartimento per legge deputato a questo — potremo ampliarle ad altre sezioni e più avanti si vedrà se saranno autorizzate sperimentazioni più sofisticate. Ma con molta prudenza e, come dicevo prima, d’ accordo con gli altri operatori del diritto, perché l’intelligenza artificiale come ogni strumento — il computer, le macchine, le banche dati — deve essere disponibile a tutti gli operatori del diritto in modo da essere al servizio di tale attività».
Il corso
D’Ascola è intervenuto all’Umg di Catanzaro a un incontro promosso nell’ambito del dottorato in Diritto della Società Digitale e dell’Innovazione Tecnologica, coordinato dal professor Fulvio Gigliotti, che a sua volta osserva: «L’incontro vuole offrire a studenti e dottorandi uno sguardo sulle sfide future dell’intelligenza artificiale. L’evento — programmato circa dieci mesi fa insieme al presidente della Corte di Cassazione — è diventato di straordinaria attualità in seguito all’avvio della sperimentazione dell’IA in Cassazione: un utilizzo limitato alle attività strumentali e di spoglio dei ricorsi, partito dalla sezione tributaria ed esteso ad altre sezioni, senza toccare la funzione giurisdizionale». (a. cant.)
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