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Il sistema

La droga dall’Olanda e le gelaterie in Germania: così i profitti dei clan venivano ripuliti. «I soldi sporchi portati in contanti»

La cocaina arrivava dai porti olandesi e i ricavi venivano reinvestiti in locali tedeschi. Le motivazioni della sentenza “Eureka” a Reggio Calabria svelano il sistema delle cosche

Pubblicato il: 25/09/2026 – 19:20
di Mariateresa Ripolo
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REGGIO CALABRIA I proventi del traffico internazionale di cocaina non servivano soltanto ad alimentare nuove spedizioni o a blindare la capacità militare del gruppo, ma erano utilizzati per la l’avvio in territorio estero di attività imprenditoriali, potenzialmente redditizie, e comunque funzionali al riciclaggio degli utili delittuosi». Un meccanismo collaudato che vedeva nei Paesi esteri – e in particolare nella Germania – il terreno ideale dove investire con «la complicità di terzi prestanome» e con una «finalità chiaramente elusiva di eventuali misure ablatorie». Lo spaccato emerge nelle carte della sentenza “Eureka” emessa con il rito abbreviato dal gup di Reggio Calabria Antonino Foti.

Il sistema

Al centro della ricostruzione giudiziaria c’è l’operazione condotta dal «nucleo forte dei partecipi dell’organizzazione», accusati di aver impiegato «in modo occulto parte dei proventi del narcotraffico» all’inizio del 2020 per l’apertura di una gelateria a Saarlouis, in Germania, «fittiziamente intestata» a un prestanome. Un’operazione sviluppata in continuità con quanto realizzato nel febbraio 2019 nella vicina Saarbrücken un’altra gelateria, «i cui arredi e strumenti di lavoro sono stati in parte trasferiti». Il giudice definisce l’affare come l’applicazione di un «collaudato modus operandi, in ragione del quale i proventi del narcotraffico delle organizzazioni criminali del reggino vengono reimpiegati in attività di ristorazione in Paesi europei, tra cui la Germania, anche per eludere gli stringenti controlli vigenti sul territorio nazionale ed approfittando del regime fiscale agevolato straniero».

Il “trucco” dei bilanci: «I soldi sporchi portati in contanti»

Nelle motivazioni della sentenza assumono un peso determinante le parole dei collaboratori di giustizia. Il pentito Giorgio Basile ha verbalizzato come «le pizzerie e i ristoranti in Germania costituiscono un modo sicuro e facile per riciclare i proventi del traffico di droga e delle altre attività illecite, sia nella fase dell’acquisto delle predette attività commerciali che nel corso della gestione». Un sistema di ingegneria finanziaria sotterranea dove «la gestione di queste attività era deliberatamente diretta a produrre un basso fatturato lecito, così da immettere nei bilanci “soldi sporchi” proventi delle attività illecite».
Il duplice vantaggio era immediato: «Venivano ripuliti i proventi della attività illecite e si aumentava il valore delle attività commerciali. In tal modo, con un alto fatturato, dopo un paio di anni, si poteva rivendere il ristorante ad un prezzo più alto del suo valore reale». E sulla provenienza liquida del denaro, Basile ha specificato senza mezzi termini che «i “soldi sporchi” da immettere nei conti correnti delle società venivano portati in Germania in contanti», aggiungendo un dettaglio sulla penetrazione del fenomeno: «So che a Duisburg la gran parte delle pizzerie erano controllate dalle famiglie di San Luca».

Pizzerie come «basi logistiche» al confine con i porti d’Olanda

A confermare la mappa degli investimenti è stato anche il collaboratore Rocco Mammoliti, spiegando che «molte delle suddette famiglie avevano dei loro esponenti in Germania, in quanto lì si potevano facilmente aprire attività economiche di copertura (prevalentemente pizzerie da asporto e locali notturni)». Attività che non servivano solo per le carte contabili, ma che «in realtà, fungevano da basi logistiche per il traffico di stupefacenti». Una collocazione geografica strategica, favorita dalla «vicinanza con l’Olanda, nei cui porti arrivava la cocaina dalla Colombia». Riferendosi a specifici esponenti delle cosche attivi tra Erfurt e altre città tedesche con «3 o 4 pizzerie al taglio», Mammoliti ha ribadito: «Anche in questo caso erano attività acquistate con i proventi del traffico di stupefacenti e servivano da attività di copertura e base logistica».

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