Suppletive, la scommessa del “campo largo” che sfida il “fortino” del centrodestra
Il valore politico della corsa di Benedetto ”alfiere” del centrosinistra a Reggio: territorialità e unità della coalizione per un voto che è un banco di prova anche per il fronte progressista
LAMEZIA TERME Paese per paese, strada per strada, piazza per piazza. Una campagna elettorale quasi vecchio stampo per Frank Benedetto, candidato del centrosinistra alle Suppletive di Reggio Calabria. E’ lui, Benedetto, stimato cardiologo reggino, l’alfiere della grande sfida della coalizione progressista, quella di infrangere un tabù elettorale e di picconare la “roccaforte” reggina del centrodestra e soprattutto di Forza Italia, che da anni hanno fatto della provincia dello Stretto e del collegio Sud della Calabria un “fortino” inespugnabile. Per il centrosinistra la partita elettorale di domenica e lunedì è un banco di prova importante, anche a livello nazionale, tanto quanto lo è per il centrodestra. L’irruzione aggressiva sulla scena politica di Roberto Vannacci e del suo Futuro nazionale, spina nel fianco del centrodestra classicamente inteso, ha reso la competizione delle Suppletive “contendibile” per i dem e per la coalizione progressista, anche se ovviamente i favori del pronostico per gli analisti resta tutto dalla parte dello schieramento di governo a Roma e in Calabria. Ma dalle urne reggine possono scaturire segnali significativi anche in proiezione futura per il centrosinistra.
Territorialità e unità
Intanto, il percorso che ha portato i dem e gli alleati a questo appuntamento delinea alcune novità. La prima: Benedetto è sicuramente un nome espressione diretta del Pd, secondo i “bene informati” soprattutto del segretario regionale Nicola Irto (più tiepidi invece – dicono i “retroscenisti” – altri big come Giuseppe Falcomatà), ma alla fine è un nome che ha trovato la convergenza del campo largo inteso nella sua vera accezione, con il sostegno di ben 12 liste il cui perimetro abbraccia tutto l’arco che va dai centristi di Italia Viva ai comunisti di Rifondazione passando per M5S e Avs. Un quadro ben diverso rispetto alle Politiche del 2022, quando il centrosinistra si presentò diviso in tre tronconi, da una parte il pd, da un’altra il M5S e poi c’era pure Azione in corsa solitaria. Oggi, a distanza di quattro anni, sono tutti insieme appassionatamente sotto la bandiera progressista, anche se chiaramente il baricentro resta comunque il Pd. Poi, altro dato inedito: per una volta il centrosinistra si è affidato al territorio, nel senso che la scelta di Benedetto è stata maturata “in loco”, senza troppe “camerille” romane e soprattutto senza le primarie, che sono il tema dominante nell’attuale dibattito a livello nazionale ma che forse non sono la panacea dei mali della coalizione. Sotto questo aspetto le Suppletive di Reggio sono sicuramente un laboratorio – e un test – per il centrosinistra anche in vista delle Politiche, e lo sono ancora di più se si tiene a mente il valore dell’unità che in riva allo Stretto si è raggiunta e che invece stenta ancora a intravvedersi a Roma. E un laboratorio anche per la costruzione dell’alternativa al centrodestra alla Regione: le Suppletive come possibile inizio della “rimonta” del centrosinistra in Calabria. Certo, gli ultimi test elettorali, anche in riva allo Stretto, sono stati un po’ impietosi – alle Regionali 2025 la coalizione in provincia si è fermata intorno al 33% (Pd primo partito con il 20%, il resto sotto il 4%), e alle Comunali nel capoluogo di qualche mese fa si è fermata al 27%. Ma il fatto di avere meno da perdere rispetto al centrodestra alla fine potrebbe essere un buon viatico per il centrosinistra. (a. cant.)
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