Skip to main content

Ultimo aggiornamento alle 14:48
Corriere della Calabria - Home

I nostri canali


Si legge in: 3 minuti
Cambia colore:
 

le new entry

Aglio rosa, pesca tardiva e pappaluni, la Calabria svela i suoi Presìdi a Terra Madre

Cos’hanno in comune aglio e pesche, o fagioli e olive? Essere parte di una biodiversità straordinaria tutelata da Slow Food

Pubblicato il: 26/09/2026 – 14:11
00:00
00:00
Ascolta la versione audio dell'articolo

TORINO Cos’hanno in comune aglio e pesche, o fagioli e olive? La terra sulla quale crescono, e l’essere parte di una biodiversità straordinaria tutelata dai Presìdi Slow Food. Quattro nuovi prodotti calabresi sono stati presentati per la prima volta a Terra Madre Salone del Gusto 2026, in programma a Torino dal 24 al 27 settembre. La Calabria è però la regione più rappresentata tra le new entry, con l’aglio rosa di Nicastro, la pesca tardiva di Magisano, la Grossa di Gerace e i fagioli pappaluni d’Aspromonte.

L’aglio rosa di Nicastro

Le nostre telecamere raggiungono lo stand dell’aglio rosa di Nicastro, troviamo Pasquale Antonio Molinaro ad illustrare le caratteristiche della particolare pianta bulbosa. «Rispetto al classico aglio che utilizziamo in cucina, quello rosa si contraddistingue per una maggiore delicatezza al sapore e al gusto, dettata dalle caratteristiche del bulbo. Quest’ultimo assume una colorazione rossastra vista la presenza di ossidi ferrici all’interno del terroir di coltivazione, si tratta di una zona specifica di Lamezia Terme, ed è il vecchio comune di Nicastro».

La pesca tardiva di Magisano

A Torino, protagonista a Terra Madre anche la pesca tardiva di Magisano. «Presenta caratteristiche uniche», sottolinea ai nostri microfoni il titolare dell’azienda Pulitanò. «La pesca nasce da seme ed è tardiva perché matura nelle ultime decadi di agosto fino a metà settembre. Ha una polpa abbastanza soda, con poco contenuto di zucchero e presenta un profumo intenso, che rende unico il frutto». Cresce a circa 500 metri sul livello del mare ed occorre coltivarla «in terreni delimitati da un fiume, da una corrente, da un corso d’acqua». Altra particolarità è la raccolta curata esclusivamente dalle donne. «Le nostre mamme andavano nei campi, mentre i bambini avevano un solo ruolo: irrigare i campi».

I pappaluni

Il nome è buffo, ma il prodotto è una delle eccellenze made in Calabria. I fagioli pappaluni, nuovo Presidio Slow Food, sono stati inseriti nel registro della biodiversità della Regione Calabria. «Crescono in altura tra i seicento e i milletrecento metri», racconta al Corriere della Calabria Fortunato Cozzupoli, direttore generale del Gal Batir. «I fagioli presenti a Terra Madre sono stati raccolti a Delianuova, un comune montano. Un fagiolo bianco, molto piccolo rispetto al classico fagiolo spagnolo, considerato un legume dei poveri «perchè contiene proteine vegetali molto alte e di conseguenza diventava speso alimento in grado di sostituire la carne nelle famiglie meno abbienti». Qual è il piatto tipico calabrese preparato con i pappaluni? «Fagioli, broccoli o utilizzando anche verdure spontanee insieme al guanciale di maiale».

Argomenti
Categorie collegate

x

x