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La vita prima dei libri

Strati, l’uomo dentro la storia

A Lamezia Terme il debutto di «Parole erranti» con il racconto della nipote Palma Comandè, il reading di Domenico Stranieri e «Terrarossa»

Pubblicato il: 26/09/2026 – 11:16
di Danilo Monteleone
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LAMEZIA TERME Parole scritte capaci di fissare nella memoria di tutti storie, luoghi e personaggi. Personalità complesse e originali, note sì per la loro caratura letteraria ma meno indagate sotto il profilo familiare; vicende umane, “domestiche” e comunitarie che sono spesso l’antefatto di una vita destinata a lasciare il segno. C’è tutto questo nella scelta compiuta da «Parole erranti. Voci e visioni dalla Calabria», la rassegna promossa dal Corriere della Calabria, avviata ieri sera a Lamezia Terme con la serata dedicata a Saverio Strati, scrittore calabrese di assoluta grandezza nato nel 1924 a Sant’Agata del Bianco, piccolo centro nel cuore dell’Aspromonte. Cresciuto in una famiglia di umili origini, Strati lasciò giovanissimo gli studi per aiutare il padre nei campi e nel lavoro di muratore. Ma il desiderio di conoscere e sapere, grazie all’aiuto economico di uno zio emigrato in America, si trasformò presto in un percorso fatto di studi, letture e approfondimenti che lo portarono a diventare, in una lunga carriera costellata di premi e riconoscimenti, uno dei più lucidi intellettuali e romanzieri impegnati sul fronte delle tematiche meridionaliste.

Una serata tra letteratura, teatro e cinema

Nella suggestiva cornice di Palazzo Nicotera a Lamezia Terme, la serata dedicata a Strati è stata caratterizzata da più momenti, tutti tenuti assieme dalla volontà di recuperare nella memoria collettiva la testimonianza letteraria, culturale, familiare e sociale dello scrittore. Prima il talk moderato dal giornalista Attilio Sabato e incentrato sul libro «Prima di tutto un uomo», scritto dalla nipote di Strati, Palma Comandè. Poi il reading teatrale «Sei solo come la luna» di Domenico Stranieri, sindaco di Sant’Agata del Bianco, che tra letture e canzoni ha fornito la plastica rappresentazione di un popolo, quello di Sant’Agata, capace di trasformare l’isolamento in risorsa, la memoria e la storia in impegno per il futuro. Ed infine la proiezione – a cura di Eugenio Attanasio e della Cineteca della Calabria – di un estratto di Terrarossa, il film di Giorgio Molteni tratto da La Teda, testo di Saverio Strati all’origine del suo percorso letterario. Una giornata intensa che si era aperta al mattino con un laboratorio di scrittura a cura di Rosita Mercatante e Clemente Angotti, con 50 studenti del Polo Liceale Campanella-Fiorentino di Lamezia Terme.

Palma Comandè: «Prima di tutto un uomo»

Emozionante il racconto e il ricordo di Palma Comandè: «Per me scrivere questo libro ha significato indagare una vicenda familiare. A casa nostra ho visto con i miei occhi la crema internazionale della cultura, personalità di rilievo che arrivavano per incontrare e dialogare con Saverio Strati, due premi Nobel, accademici, Alberto Moravia, Renato Guttuso, solo per citarne alcuni». «Quella di Strati – ha sottolineato Comandè – era una personalità complessa, caratterizzata da una riservatezza dal valore pedagogico: bisogna sforzarsi per capire e capirlo e, in questo senso, era pedagogica. Con il romanzo “Prima di tutto un uomo” ho voluto raccontare le vicende della mia famiglia e di una personalità che non era comune».

«Con Strati gli umili diventano protagonisti»

«Le sue intuizioni e la sua scrittura sono all’inizio del “realismo antropocentrico”. Prima di Strati gli umili, chi stava ai margini, le masse erano letti come incapaci di scegliere, di decidere, di provare desideri. Con Strati e nelle sue parole scritte gli umili manifestano invece il desiderio e così facendo si differenzia dal realismo sociale, interpretando appieno quella che Vittorini definiva essere la funzione dello scrittore e cioè cogliere ciò che gli altri non notano». «Strati, insomma, nasce nel realismo sociale ma con lui le masse non si relazionano solo con le “cose”, ma diventano protagoniste di pensieri, emozioni, sentimenti e desideri».

Il manoscritto de “La Teda” e l’incontro con Vittorini

Il racconto della Comandè rivela un’indagine approfondita portata avanti su un doppio registro interpretativo, quello propriamente intellettuale e quello più diretto e familiare. «Quando nel 1957 Strati invia il manoscritto de “La Teda” alla Mondadori, il direttore editoriale era Vittorini. Legge quelle pagine e ne rimane impressionato. In quegli anni Vittorini era impegnato in una disputa culturale con Togliatti. Se per il leader della sinistra italiana del tempo la cultura doveva formare le masse e, conseguentemente, la coscienza di classe, per Vittorini la cultura doveva innanzitutto formare l’uomo». «Il manoscritto di Strati, che poi ha avuto come titolo Terrarossa, traduceva in letteratura ciò che Vittorini sosteneva. Era un testo rivoluzionario e così fu interpretato anche in America. Possiamo dire che quel libro è l’inizio di un filone nuovo».

Sant’Agata del Bianco e l’eredità di Strati

Altrettanto illuminante la presenza e la testimonianza del sindaco di Sant’Agata del Bianco, Domenico Stranieri, che ha raccontato il percorso della sua comunità attorno alla figura e al pensiero di Strati. «Per noi quella di Strati è un’antropologia narrata. Noi conosciamo i volti, le storie, i profili dei personaggi raccontati. Leggerlo è come fare un viaggio nel nostro paese, trasformato da esperienza locale in chiave interpretativa universale». «Quando nel 2016 abbiamo iniziato il nostro percorso eravamo di fronte a un paese devastato ma, allo stesso tempo, avevamo una risorsa: le storie di Strati, le sue parole, il suo amore – poco conosciuto – per l’arte. Ed è così che abbiamo coinvolto gli artisti senza scuola nel progetto dei murales, abbiamo lanciato l’idea di “adotta un bene in comune”, dato vita al Festival delle Stratificazioni. Tutto è stato pensato con un indirizzo chiaro e cioè: se è possibile a Sant’Agata, è possibile ovunque». Dopo il reading teatrale con protagonisti gli amministratori di Sant’Agata, la proiezione di due estratti del film Terrarossa con il racconto di Eugenio Attanasio.

Il riconoscimento del Comune di Lamezia

Nella serata anche il riconoscimento dell’amministrazione comunale di Lamezia Terme, rappresentata dall’assessore alla Cultura. «A nome mio e dell’intera amministrazione comunale – ha sottolineato Annalisa Spinelli – vorrei esprimere un sentito grazie al Corriere della Calabria per aver scelto Lamezia Terme come luogo per questa straordinaria iniziativa che testimonia, ancora una volta, il ruolo della nostra città». «Vorrei anche aggiungere che la rassegna ci mostra quale debba e possa essere il ruolo della cultura, in particolare la capacità di vedere e approfondire il “paesaggio sociale ed emotivo” della Calabria grazie proprio all’approfondimento di questi nostri straordinari scrittori e intellettuali». La rassegna prosegue stasera con un’altra personalità di primissimo piano, Leonida Repaci. (redazione@corrierecal.it)

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