Reggio non è la Sassonia. Fi e centrodestra vincono e sono autosufficienti da Vannacci. Centrosinistra ancora una volta al palo
Futuro nazionale supera il 10% ma la coalizione di governo mantiene il feudo reggino. Sorridono Meloni, Occhiuto e Cannizzaro. Il campo progressista è “largo” solo nel numero delle sigle
LAMEZIA TERME Reggio Calabria resta la roccaforte di Forza Italia e del centrodestra, che respingono l’assalto di Futuro nazionale di Roberto Vannacci e tengono a debita distanza il centrosinistra, che al solito si manifesta come un campo largo solo nel numero delle sigle ma non nei voti. Se le Suppletive per eleggere il deputato che doveva prendere il posto dell’azzurro Francesco Cannizzaro erano anche uno stress test nazionale con vista sulle Politiche del 2027, il dato di sintesi è che la coalizione che governa l’Italia con la premier Giorgia Meloni e la Calabria con il governatore Roberto Occhiuto si conferma autosufficiente, ampiamente autosufficiente, senza aver bisogno delle truppe vannacciane di estremissima destra per essere maggioranza. In un contesto che comunque brilla anzitutto per un dato negativo, al solito ancora non considerato come merita dalle forze politiche, e cioè un’affluenza dalle percentuali ridicole, l’esito di queste Suppletive è che il centrodestra dunque può almeno per il momento tirare un sospiro di sollievo, riuscendo a schivare due grandissimi pericoli: l’avvicinarsi del centrosinistra, ricacciato invece indietro di una quindicina di punti percentuali, e – forse soprattutto – di Vannacci, che raccoglie un buon risultato – quasi l’11% a fronte di sondaggi che in Italia lo danno (ancora) più sotto – ma non tale da mettere a repentaglio il successo del centrodestra e di Forza Italia, il cui “scalpo” probabilmente era il vero obiettivo di Futuro nazionale.
La vittoria del centrodestra
Sono ovviamente analisi che devono necessariamente tenere conto della specificità di questa tornata elettorale, limitata a un territorio singolo, la Punta dello Stivale, ma a trasformarla in un test dai risvolti che travalicavano ampiamente i confini territoriali e regionali sono stati gli stessi big, soprattutto del centrodestra e soprattutto Vannacci. Bisogna infatti ricordare alcuni elementi: il primo è il forcing di Vannacci, che ha caricato questo voto con ben due tappe a Reggio Calabria e provincia e con tanto di polemiche aspre con i leader del centrodestra, a partire dal governatore Occhiuto, vicesegretario di Forza Italia, con una coda velenosissima nelle ultime ore che ha coinvolto persino la compagna di Occhiuto, la sottosegretaria Matilde Siracusano. Il secondo: sempre Vannacci era alla prima prova elettorale per misurare il proprio appeal, e per misurarlo ha persino “strappato” a Forza Italia non un “peones” qualsiasi ma il capogruppo forzista alla Regione, Domenico Giannetta, segno che per il generale la partita di Reggio Calabria era un’incursione vera e propria nel cuore del potere e della compattezza del centrodestra e di Forza Italia. Ma l’incursione è stata sventata, anche grazie – probabilmente – all’effetto traino delle ultime competizioni elettorali, che in Calabria e a Reggio città hanno visto il centrodestra e Fi vincere in modo anche trionfale. Stavolta non è stata così trionfale, guardando i numeri – Fabio Roscioli, neodeputato Fi, tra l’altro non reggino, ha vinto con il 51% – ma è stata comunque netta.
Il campo largo (e perdente)
Netta ancora una volta rispetto alla performance del centrosinistra, che non riesce a capitalizzare il fatto di aver trovato finalmente un candidato espressione del territorio, e un candidato anche autorevole, il cardiologo Frank Benedetto (per lui il 36,6%), fortemente voluto dal Pd e in particolare – dicono i “bene informati” – dal segretario dem Nicola Irto: alla fine la coalizione progressista per queste Suppletive aveva anche trovato e rivendicato l’unità, suggellata dalle 12 sigle a sostegno di Benedetto, ma questa unità, malgrado tutti gli sforzi, non ha minimamente impensierito il centrodestra né minimamente messo in discussione l’esito finale, che per il centrosinistra e il Pd è comunque negativo. E conferma che la costruzione dell’alternativa al centrodestra sarà un percorso lunghissimo e comunque faticosissimo, in Italia e in Calabria.
I big: chi sorride e chi no
Ci sono poi ovviamente vincitori e vinti sul piano particolare e individuale. A livello di partito, Forza Italia sorride perché comunque mantiene il seggio alla Camera e lo mantiene in un suo “feudo”, eleggendo Roscioli, tesoriere di Fi e soprattutto uomo di totale fiducia della famiglia Berlusconi. Secondo quanto trapela da fonti di Forza Italia, gli obiettivi del partito e di Forza Italia nell’ordine erano: vincere, e comunque tenere Vannacci sotto il 12-15%. Sorride Occhiuto, che difende la “casa” calabrese – le Suppletive erano anche un piccolo test di gradimento della sua seconda legislatura alla guida della Regione – e poi può issare la bandiera liberale e riformista e liberale che vuole far sbandierare nel centrodestra nazionale respingendo l’attacco all’arma bianca di Vannacci: e la difende, Occhiuto, contribuendo a eleggere un berlusconiano doc, elemento da tenere in considerazione in un eventuale scenario di leadership di Forza Italia. Sorride poi Francesco Cannizzaro, che ha rivendicato con orgoglio la paternità della scelta di Roscioli e insieme a Occhiuto e a Forza Italia è riuscito a far convogliare sul tesoriere di Fi lo sforzo unitario del centrodestra, nel quale un peso specifico importante l’ha assicurato anche l’ex governatore ed ex sindaco reggino Peppe Scopelliti, dimostratosi un valore aggiunto come collante della coalizione e anche come argine all’avanzata di Vannacci. Ovviamente – come dimostra la tempestività del suo primo commento del voto – sorriderà anche la premier Meloni, che dalle Suppletive di Reggio potrebbe trarre la piacevole sensazione di non dover essere costretta a rincorrere affannosamente il leader di Fn (almeno per il momento). Non si può dire che piange ma certo non sorride Vannacci, che al tirar delle somme non riesce a fare di Reggio la sua Sassonia, anche se l’aver superato il 10% è un dato importante. Piange invece tutto il perimetro del centrosinistra, a partire dal Pd, che al solito si è accollato il ruolo di baricentro dello schieramento progressista rendendosi conto però, ancora una volta, di avere a fianco alleati – M5S compreso – che non hanno lo stesso passo. (redazione@corrierecal.it)
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