«Sabato mi pensi un poco?», dal carcere le presunte richieste estorsive all’imprenditore di Corigliano Rossano
Giovanni Arturi, detenuto in carcere, avrebbe continuato a mantenere i contatti con gli imprenditorive a sollecitare le dazioni di denaro
CORIGLIANO ROSSANO «Sabato mi pensi un poco?». Non è un messaggio d’amore scambiato da due teneri amanti, ma per gli investigatori si tratta di un linguaggio criptico utilizzato da chi, in realtà, annuncia l’ennesima pretesa estorsiva rivolta ad un imprenditore agricolo. Protagonista dell’intercettazione, secondo quanto ricostruito in una recente inchiesta della Dda di Catanzaro, è Giovanni Arturi: detenuto in carcere, ma che dalla cella avrebbe continuato a mantenere i contatti con gli imprenditori del territorio e a sollecitare le dazioni di denaro.
«Ti ho fatto raccogliere bello pulito»
In una conversazione, riportata nell’ordinanza, Arturi avrebbe telefonato ad un imprenditore direttamente dal carcere, facendo riferimento a precedenti richieste e lasciando intendere che fosse arrivato il momento di una nuova consegna. «Ora non dirmi che ti ho cacato la minchia…», esordisce Arturi, prima di ricordare all’interlocutore di non averlo contattato da settembre. Poi il riferimento alla stagione agricola e alla richiesta. «Ti ho fatto raccogliere bello pulito … ti ho fatto fare una campagna bella ricca, ricca … ma sabato mi pensi… sabato mi pensi un poco?». Secondo la lettura investigativa, le frasi pronunciate dall’indagato si riferiscono alla richiesta di una somma di denaro. L’imprenditore pur mostrando di aver compreso il senso della frasi pronunciate dal suo interlocutore, risponde annunciando di poter stanziare solo una parte della somma pretesa. Nel corso della conversazione, il dialogo si sposta poi sui precedenti rapporti tra i due. L’imprenditore ricorda di aver pensato di fare una consegna già durante le festività natalizie, il riferimento – secondo la ricostruzione di chi indaga – sarebbe a una precedente dazione di denaro. «Tu lo sai quando ti posso dare una mano … una mano te la do».
Il cellulare in carcere
L’episodio si inserisce in un quadro investigativo più ampio che, secondo l’ordinanza, riguarda il ruolo attribuito a Giovanni Arturi e ad alcuni membri del suo gruppo familiare. Secondo la ricostruzione accusatoria, avrebbero agito in maniera coordinata nell’esecuzione delle richieste rivolte ad agricoltori, esercenti e imprenditori. Dagli accertamenti effettuati sui dati telefonici, dopo la visita di alcuni parenti in carcere, la scheda utilizzata avrebbe iniziato ad agganciare stabilmente celle telefoniche presenti nel territorio di Paola, senza fare successivamente ritorno a Corigliano-Rossano. Un elemento che gli investigatori indicano come riscontro alla ricostruzione secondo cui il telefono sarebbe stato consegnato ad Arturi durante un colloquio. (f.benincasa@corrierecal.it)
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