“Enfant prodige”, poi “pària” e ora “padre nobile” del centrodestra. Scopelliti esulta: «Vannacci ha fallito»
L’ex sindaco di Reggio ed ex governatore è uno dei vincitori di questo voto. «Riconosciuto il grande lavoro di Meloni per l’Italia, la nostra bravura è stata intercettare gli indecisi»
LAMEZIA TERME Da ”enfant prodige” a “fuoriclasse” e “predestinato”, poi però “pària” da tenere ai margini, ma adesso “padre nobile”. La parabola di Peppe Scopelliti nel centrodestra attraversa tutte queste fasi, partendo dagli albori degli anni ruggenti del “Modello Reggio” e poi della conquista della Regione, passando dalla discesa agli inferi dopo la condanna del 2014 e arrivando a oggi: voce ascoltatissima della coalizione, collante dell’unità del centrodestra e “argine” all’avanzata di Roberto Vannacci nel segno di quell’estrema destra nella quale Scopelliti non si può riconoscere, lui “alfiere” di una destra moderna e di governo, quella uscita forgiata dalla lotta per liberarsi dall’angolo della lunga e anche ingiusta “convention ad excludendum” dei tempi della Prima Repubblica. E’ (anche) Scopelliti uno dei vincitori di queste Suppletive, nelle quali si è speso in prima persona con un impegno diretto e anche pubblico: a tanti analisti non è sfuggito il forte significato, anche simbolico, di robusti abbracci con un “colonnello” di Fratelli d’Italia come Giovanni Donzelli (nella foto in basso, tratta dalla pagina facebook di Attilio Morabito) e con altri big come gli azzurri Roberto Occhiuto e Francesco Cannizzaro in alcune convention elettorali a Reggio. L’appendice forse naturale di un rinnovato “movimentismo” di Scopelliti che si è intravisto, con tanto di risposta dalle urne, alle Regionali nel sostegno alla candidatura di Franco Sarica alle Regionali con la Lega e con il contributo della lista “Reggio Futura” alla vittoria a valanga di Cannizzaro alle Comunali. «Nessuna velleità di candidature», dice sempre Scopelliti a chi gli chiede quale sia l’obiettivo di questa sua nuova “stagione” politica, e forse è davvero così. Ma intanto Scopelliti è tornato, dichiarando apertamente il suo sostegno a Giorgia Meloni e ad un governo nel quale peraltro siedono tanti esponenti con cui è cresciuto alimentando il “fuoco sacro” della destra di Almirante.

L’analisi di Scopelliti
Lo dice anche in un’intervista a “Il Tempo” a commento delle Suppletive: «A Reggio il centrodestra poteva solo vincere. Dopo la travolgente campagna per le Regionali, in cui la città è stata determinante per la vittoria di Occhiuto, e le Comunali, con lo straordinario risultato di Cannizzaro, era impossibile perdere», esordisce Scopelliti parlando di «tenuta della coalizione, dove non si è mollato un centimetro» e spiegando che «Vannacci ha chiaramente fallito. A queste latitudini la gente studia le idee prima di recarsi ai seggi». Per poi aggiungere, a suggello di un percorso che sembra indicare un sempre più chiaro avvicinamento a Fratelli d’Italia – che, per intendersi, è il suo “habitat naturale” – dopo una fase di accostamento alla Lega: «Riconosciuto il grande lavoro di Meloni per l’Italia, la nostra bravura – afferma Scopelliti – è stata intercettare gli indecisi e ribadire loro come fosse necessario, ancora una volta, dare fiducia alla premier, unica speranza in un periodo di notevoli cambiamenti. I cittadini hanno compreso il messaggio e, pertanto, si è arrivati, senza particolari difficoltà, all’ennesimo plebiscito. Fuori dai populismi, dalle enunciazioni, dalle dichiarazioni strumentali e dagli slogan, si sente ancora la necessità di affidarsi a chi affronta in modo serio i problemi. Sul dato di Futuro Nazionale c’è, poi, un altro aspetto fondamentale da osservare. Vannacci va meglio in provincia che in città. Ciò vuol dire che, laddove prevale il voto d’opinione, non c’è partita». Un’indicazione che, secondo Scopelliti, travalica i confini locali: «Dimostra alla coalizione che, quando si punta su profili qualificati e credibili, in grado di saper intercettare il consenso attraverso il dialogo, non c’è rivale che tenga. Non dimentichiamo un’altra peculiarità: a contenderci il seggio, stavolta, c’era un autorevole rappresentante di Forza Italia. Il generale, con un altro candidato, avrebbe preso meno. Ecco perché possiamo guardare con ottimismo all’avvenire. Avremo nuovamente questa maggioranza a Piazza Colonna e, perché no, anche il primo Presidente della Repubblica di destra». Non manca poi, nell’intervista “Il Tempo”, la stoccata al campo che resta comunque quello avverso: Reggio «è stata, ancora una volta, la tomba del sistema progressista. Pur avendo schierato un professionista qualificato, non è riuscita a spuntarla. La colpa non è di chi ha marciato da solo, ma di una macchina del Pd ormai spenta da anni. Reggio ha fatto pagare ai dem quel colpo di Stato realizzato dodici anni fa, a danno di un esecutivo che stava facendo bene e meritava di restare. La gente ha voltato le spalle a un accanimento basato su processi e carte bollate, simbolo del peggiore “correntismo” denunciato da Palamara. Nella mia vita infatti – conclude – non mi sono mai trovato tanti comunisti che mi chiedono di tornare in campo e cambiare. Più di qualcuno, tra i compagni, non si fida di una gestione fallimentare sotto ogni punto di vista».
La rotta al centrodestra
Infine, da buon “padre nobile”, Scopelliti traccia la rotta per il centrodestra: «È questo il compito di Fratelli d’Italia. Bisogna ripartire dai contenuti, dalla proposta. Scegliendo le persone migliori e non dando per scontato che il voto locale si ripercuota su quello nazionale, si può battere il campo largo. Ai progressisti non basta mettere insieme una serie di sigle. Allo stesso modo, però, sarebbe uno sbaglio rilassarsi e credere di aver già vinto. Occorrono impegno, responsabilità, concretezza e determinazione. Bisogna avere ancora la capacità di scegliere bene. Se si va in questa direzione, il percorso in vista delle Politiche è tutto in discesa. La nuova legge elettorale, infine, impone la necessità di puntare sui migliori. Non diamo un capitale a chi non se lo merita». (redazione@corrierecal.it)
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