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Etica, memoria e futuro: il successo dell’undicesima edizione di Sciabaca

La lectio magistralis di Vito Mancuso ha sigillato un’edizione ricca di ospiti, da Farinetti a Collura, aperta nel segno di Leonardo Sciascia

Pubblicato il: 29/09/2026 – 16:04
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SOVERIA MANNELLI Si è conclusa domenica pomeriggio, 27 settembre, con la seguitissima lezione di Vito Mancuso sul tema “Essere umani oggi. Etica, libertà e ricerca di senso” presso CARTA, il Parco-Museo Rubbettino, la undicesima edizione di Sciabaca, il festival promosso dalla casa editrice Rubbettino a Soveria Mannelli, in Calabria. La lezione di Mancuso ha messo al centro l’etica e la responsabilità individuale: la coscienza come motore e guida dell’intelligenza, l’importance della scelta come propulsore dell’agire umano. «L’etica – ha spiegato il filosofo ai presenti – non è un assioma ma un teorema da dimostrare ogni giorno». «Il rifiuto di ogni dogmatismo, la coltivazione del dubbio come motore di ogni conoscenza – ha ricordato l’editore Florindo Rubbettino a chiusura della serata – è il metodo che ha da sempre guidato il lavoro editoriale di Rubbettino, anche quando la non adesione a certi schemi ideologici veniva guardata con sospetto».
Non è dunque un caso che questa edizione di Sciabaca si sia aperta nel nome di Leonardo Sciascia, definito da molti “l’ultimo degli illuministi”.
Quello tra Sciascia e Rubbettino è un legame antico. Il 10 gennaio 1987 Sciascia scrisse per il «Corriere della Sera» un lungo articolo che innescò una forte polemica non ancora sopita, intitolato “I professionisti dell’antimafia”. L’abbrivio di quel pezzo era proprio la recensione di un libro appena edito da Rubbettino: “La mafia al tempo del fascismo” di Christopher Duggan.
Fu forse quella la prima consacrazione di Rubbettino come editore di rilevanza nazionale. «Ricordo ancora gli occhi di mio padre la sera in cui tornò a casa con la copia del Corriere», ha ricordato Florindo Rubbettino.
Il ricordo di Sciascia ha visto protagonisti Vito Catalano, nipote dello scrittore, e Matteo Collura, suo amico e biografo ufficiale. A dare forma e immagine alle parole dei due intellettuali, la splendida mostra fotografica “La Sicilia, il suo cuore”, allestita negli spazi del Museo CARTA con scatti di Henri Cartier-Bresson, Ferdinando Scianna, Giuseppe Leone, Enzo Sellerio, Melo Minnella e Fausto Giaccone. Tanti e diversi sono stati, tuttavia, i temi affrontati dal Festival. Sempre Matteo Collura ha tenuto, nella giornata di venerdì, un’affascinante lezione su Pirandello, svelando ai presenti dettagli biografici (e non solo) ai più sconosciuti.
Di libri e scrittori hanno discusso lo scrittore ed editor Antonio Franchini e il critico Massimo Onofri, soffermandosi sulle caratteristiche del romanzo contemporaneo e sul lavoro editoriale. Dalla letteratura all’attualità e alle sfide del mondo contemporaneo: sempre venerdì, l’imprenditore e scrittore fondatore di Eataly Oscar Farinetti ha discusso con l’antropologo Piercarlo Grimaldi sull’eredità dei classici, mettendo a confronto due opposte visioni della modernità: quella che vede l’Occidente in declino e quella secondo cui viviamo pur sempre una delle stagioni più felici della storia dell’umanità, dove il presente altro non è che una semplice flessione di un cammino destinato a riprendere il suo passo spedito. Sarebbe stato però impossibile parlare di contemporaneità senza affrontare il tema delle sfide poste dagli sviluppi dell’Intelligenza Artificiale e dai conflitti che insanguinano il globo. Di macchine e delle infinite connessioni con la letteratura si è parlato durante il talk al Lanificio Leo con Emilio Leo, chairman e creative director, e Massimo Sideri, giornalista del Corriere della Sera e docente LUISS di Storia dell’innovazione. Di AI come strumento di distruzione si è discusso, tra l’altro, durante l’incontro con Stefano Polli, autore per Rubbettino e La Nuova Europa del libro “Faccia a faccia con Putin”. Polli, unico giornalista italiano ad aver intervistato il leader russo dopo lo scoppio della guerra in Ucraina, ha condiviso la sua testimonianza durante un seguitissimo dialogo con la giornalista Francesca Lagatta. Dalla riflessione e dall’impegno culturale e politico alla bellezza della natura: tutto si tiene nella rete di Sciabaca dove trama e ordito disegnano una fitta trama di relazioni e storie. Accanto ai dibattiti hanno dunque trovato spazio le escursioni, come il trekking organizzato in collaborazione con l’associazione Edrevia e Opera Sila lungo il “Sentiero delle storie” a Soveria Mannelli — occasione per parlare ancora di libri con Marisa Gigliotti, Antonio Pascuzzo, Maria Assunta Albi e Giovanni Vizza — e la valorizzazione dell’agroalimentare. Di arte rupestre e archeologia preistorica si è discusso nella mattinata di venerdì con Dario Sigari, Antonio Vescio, Ginevra Gaglianese e Vittoria Falbo.
A Sciabaca hanno trovato spazio anche le storie di donne e uomini legati all’agricoltura e ai prodotti d’eccellenza del territorio: dalla cipolla rossa di Tropea, raccontata da Daniele Cipollina e Giuseppe Laria, alle qualità vitivinicole del Moscato di Saracena e dello Zibibbo, approfondite dall’agronoma Saveria Sesto e dai produttori locali. Un’edizione, questa undicesima di Sciabaca, che riconferma la vocazione del festival a farsi crocevia di idee, luogo di incontro e officina di pensiero critico nel cuore della Calabria. L’appuntamento con la cultura, la riflessione e la bellezza del territorio dà già il suo arrivederci al prossimo anno, per continuare a tessere insieme le trame del nostro presente.

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