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Il test delle suppletive

Reggio, dopo le suppletive restano i nodi: le divisioni del Pd e il peso di Futuro Nazionale

Il centrodestra conserva il seggio con Roscioli, mentre nel centrosinistra emergono le fratture interne. L’analisi di un voto segnato dall’affluenza al 22,34%

Pubblicato il: 29/09/2026 – 12:16
di Paola Suraci
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REGGIO CALABRIA Roscioli ha vinto perché il centrodestra si è presentato con una sola faccia. Benedetto ha perso perché il centrosinistra si è presentato con dodici sigle e un partito in guerra con se stesso. Il resto, il 51 contro il 36,6, è la conseguenza. Non è la vittoria di un candidato. Fabio Roscioli è un avvocato romano, tesoriere di Forza Italia: non è del territorio, non ha potuto votare, e il centrosinistra lo ha ripetuto per tutta la campagna. Non ha contato. Ha contato la macchina di Forza Italia, di Francesco Cannizzaro, che a maggio aveva conquistato il Comune al primo turno e che in una consultazione con l’affluenza al 22% ha portato alle urne il suo elettorato. In città Roscioli sfiora il 55%, e da lì arrivano i tre quarti del suo vantaggio. In una tornata così, l’organizzazione vale più del nome. Sull’altro fronte, la frattura era già scritta. Ad agosto Giuseppe Falcomatà aveva fatto sapere a Nicola Irto che non avrebbe sostenuto il cardiologo indicato dalla segreteria, e la sua assenza dalla campagna era stata notata.

I comuni misurano la distanza

I comuni misurano quella distanza meglio di qualsiasi dichiarazione. Dove il Pd locale si è mosso per Benedetto, il risultato è arrivato: a Siderno ha il 64,68%, primo in tutte le 19 sezioni, e vince perfino a Locri, dove il centrodestra esprime due assessori regionali: Benedetto 971 voti pari al 48,24%; Roscioli 809, 40,19%, Giannetta 153, con il 7,60%. Dove il partito era altrove, è sparito. A Bagaladi, comune legato all’area Falcomatà, Roscioli prende il 61,02%, Giannetta il 18,50, Benedetto il 18,11: terzo, circa 19 punti sotto la sua media nei comuni fuori dal capoluogo. Attenzione però a leggere tutto come una lotta di corrente. I comuni non votano per colore delle amministrazioni. A Riace e a Campo Calabro, governati dalla sinistra, ha vinto Roscioli. Contano le persone, le reti di amministratori. E questo è il problema del Pd: quelle reti, in un partito diviso, non rispondono più a un solo centro. Poi c’è il voto che non c’è stato. Quattro comuni sono rimasti sotto il 10% di affluenza. Platì ha votato al 4,35%, San Luca al 7,15%: un elettore su quattordici. A San Luca ha vinto Benedetto con il 50,91%, a Platì Giannetta con il 38,89%, e a Cosoleto il candidato di Futuro Nazionale, con 82 voti per il 54,30%, con la maggioranza assoluta, ha conquistato il secondo dei suoi due comuni. Sono numeri minuscoli, che dicono più della distanza tra politica e territori che dell’orientamento di chi vive lì. Tre elettori su quattro, in tutto il collegio, non hanno scelto nessuno.

Il nodo Vannacci

Il centrodestra non esce senza ferite. Domenico Giannetta, ex capogruppo azzurro passato con Futuro Nazionale, ha preso il 10,94%: il 7,6 in città, il 14,7 nei paesi, sopra l’8-9% dei sondaggi nazionali. Craxi dice che l’effetto Vannacci non c’è stato, e che il risultato è dovuto al consenso personale di Giannetta. Può darsi. Ma il punto è cosa succederà tra un anno, quando nel 2027 si andrà nuovamente al voto per le elezioni politiche. Reggio, di per sé, non dimostra nulla: il seggio non è mai stato a rischio, Roscioli ha battuto Benedetto di quasi quindici punti anche con Giannetta in campo, e le suppletive premiano il radicamento personale più delle sigle. C’è chi sussurra però dentro Lega e Forza Italia che senza Vannacci alle politiche del 2027 la coalizione rischi di perdere. Un sondaggio Ipsos dice lo stesso: il centrodestra con Futuro Nazionale al 45,7% contro il 45,2 del campo progressista, senza di lui sotto di circa cinque punti. Il nodo è politico, e passa dai partiti. Forza Italia, che è stata l’obiettivo degli attacchi del generale in campagna, adesso non sembra disposta a un’intesa. Il centrodestra deve decidere se un partito che ha sfondato l’8% nelle urne, e che per ora toglie soprattutto ai suoi, va contenuto o incluso. Per il campo largo la questione è opposta e più scomoda. Se Vannacci resta fuori dalla coalizione, il centrosinistra potrebbe trarne un vantaggio. Ma a Reggio ha perso anche con Futuro Nazionale che toglieva dieci punti al centrodestra. Sperare nelle divisioni degli altri non basta.

I conti da fare

Restano i conti dentro il Pd. Nicola Irto, che ha voluto Benedetto, e Giuseppe Falcomatà, che non lo ha voluto, dovranno spiegare come si è arrivati a un partito che vota spaccato a casa sua. Non basta una dichiarazione di circostanza: la frattura è pubblica dall’estate. Ma la questione va oltre i due nomi. Quella spaccatura logora, e non solo il Pd. Un centrosinistra che passa mesi a regolare i conti interni non riesce a parlare alla gente, non raccoglie le istanze di chi non è andato a votare. Benedetto ci ha provato: ha girato i territori comune per comune. Ha perso, e a urne chiuse ha indicato nell’astensione il dato che più deve preoccupare, dicendo che da qui si può ripartire. Ha ragione, ma solo se il campo largo e il Pd smettono di litigare in casa e cominciano a fare programmi. Non slogan: idee su cosa fare di una terra che si spopola, dove i giovani partono e i paesi si svuotano. Ed è qui che si gioca il futuro. Il campo largo dovrà aprire davvero ai giovani, non come comparse nelle foto di rito ma come protagonisti, con ruoli e responsabilità. Il presente deve essere loro, non un domani rimandato. Altrimenti, alla prossima tornata, a votare saranno ancora in pochi, e a vincere sarà ancora chi ha la macchina. (redazione@corrierecal.it)

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