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il delitto a steccato di cutro

Il corpo gettato nel Tacina e le tracce cancellate con la candeggina: l’omicidio di Salvatore Giglio e e la messinscena di moglie e figlio

Alla base del delitto dissapori familiari per motivi economici. In carcere la moglie Daniela Rossato e il figlio Nicola Giglio

Pubblicato il: 30/09/2026 – 13:13
di Mariateresa Ripolo
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CROTONE Il corpo gettato nelle acque del fiume Tacina, a Steccato di Cutro, e litri di candeggina usati per ripulire ogni traccia dall’abitazione. È iniziato così il piano con cui una donna di 60 anni, Daniela Rossato e il figlio di 28, Nicola Giglio, avrebbero cercato di cancellare per sempre le tracce dell’omicidio di Salvatore Giglio, rispettivamente marito e padre dei due. Alla base del delitto, potrebbero esserci contrasti familiari legati a motivi economici e patrimoniali. Questioni di soldi e divergenze sulla gestione delle proprietà che avrebbero alimentato tensioni mai risolte, poi sfociate nella violenza.

Il delitto e la falsa denuncia di scomparsa

Un delitto che si sarebbe consumato tra le mura domestiche e seguito da una trappola di bugie, crollata all’alba con l’arresto dei due indagati per omicidio e occultamento di cadavere.
Per sette giorni la famiglia ha sostenuto la tesi della scomparsa improvvisa che sarebbe avvenuta il 21 settembre 2024, giorno in cui – secondo la ricostruzione degli investigatori – si sarebbe consumata una violenta aggressione e poi la morte dell’uomo. Solamente il 28 settembre la moglie si è presentata dai Carabinieri di Cutro per denunciare l’assenza del marito, giorni preziosi per i due, che nel frattempo avrebbero studiato nei dettagli un piano per liberarsi del cadavere. Giglio, muratore di 69 anni originario di Mesoraca ma da vent’anni residente nella frazione costiera, era conosciuto come un uomo tranquillo e appassionato di passeggiate in montagna. Nei giorni successivi sono comparsi anche gli appelli dei familiari sui social, con il figlio che chiedeva pubblicamente al padre di tornare a casa mentre le ricerche si concentravano inutilmente tra i boschi.

Le indagini

Ma la ricostruzione della Procura di Crotone, guidata dal Procuratore Capo Domenico Guarascio, ha portato a galla una realtà ben diversa. Attraverso mesi di intercettazioni telefoniche e ambientali, andate avanti fino al dicembre del 2025, i Carabinieri del Nucleo Investigativo e della Compagnia di Crotone hanno ricostruito le ultime ore dell’uomo e la rete di depistaggi messa in piedi dai due congiunti.
Madre e figlio hanno innanzitutto aspettato una settimana prima di avvisare le forze dell’ordine, guadagnando il tempo necessario per organizzarsi. Subito dopo l’aggressione hanno acquistato diversi litri di varechina per lavare le superfici attorno all’abitazione ed eliminare le tracce biologiche, per poi trasportare la salma fino al vicino fiume Tacina e gettarla in acqua così da impedirne il ritrovamento. A incastrare i due indagati sarebbero state anche le testimonianze di vicini e conoscenti, oltre all’analisi dei filmati delle telecamere di videosorveglianza installate nei pressi dell’abitazione. Dettagli cruciali che hanno smontato la tesi dell’allontanamento volontario.
Durante i successivi colloqui con gli investigatori, i due hanno tentato di sostenere versioni studiate a tavolino, rivelatesi nel tempo un intreccio di contraddizioni e menzogne.
Nonostante i sopralluoghi dei Carabinieri del Ris e gli interventi del Nucleo Subacquei di Messina lungo il corso del fiume, il corpo di Salvatore Giglio non è ancora stato trovato. Per la moglie e il figlio ventottenne si sono aperte le porte del carcere, con le gravissime accuse di concorso in omicidio e occultamento di cadavere. (m.ripolo@corrierecal.it)

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