Al Congresso Nazionale SIMM il confronto sul SSN: «Non basta finanziare il cambiamento, bisogna saperlo governare»
Il presidente Mattia Altini: «Nuove risorse e nuove tecnologie sono necessarie, ma serve management»
ROMA Quale Servizio Sanitario Nazionale vogliamo costruire per il prossimo decennio? E quali strumenti, competenze e modelli di leadership saranno necessari per governarne la trasformazione? Sono queste alcune delle questioni al centro del XVIII Congresso Nazionale della Società Italiana di Leadership e Management in Medicina (SIMM), che prende il via oggi a Roma con il titolo “Tesi, Antitesi e SIMMtesi – Strumenti, leadership e nuove alleanze per governare la sanità che cambia”, in programma l’1 e 2 ottobre. Più risorse, più tecnologia, più strutture non bastano se il Servizio Sanitario Nazionale non riesce contemporaneamente a cambiare il modo in cui organizza servizi, professionisti e percorsi di cura. È da questa convinzione che prende il via il Congresso.
La sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale
«Il rischio è continuare a discutere della sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale come se esistessero soltanto due leve: aumentare le risorse o ridurre le prestazioni», afferma Mattia Altini, presidente SIMM. «Le risorse sono indispensabili. Devono crescere, ma dobbiamo porci una domanda ulteriore: quanto siamo capaci di trasformare i modelli organizzativi per aumentare il rendimento delle risorse affidate per produrre salute? Governare un sistema significa intervenire sia su quanto viene richiesto al SSN, sia sul modo in cui il sistema organizza la propria risposta». È proprio il rapporto tra domanda crescente e capacità di risposta uno dei nodi posti da SIMM. Nelle analisi presentate da Altini, l’Italia registra 9,7 visite mediche per persona all’anno, contro una media di 6,8 nei Paesi OECD considerati; contemporaneamente, dopo la pandemia sono tornati a crescere gli accessi al Pronto Soccorso, con una quota rilevante costituita da codici bianchi e verdi.
Non fare meno, ma diversamente
Ma per SIMM il punto non è semplicemente ridurre la domanda, quanto governare il fabbisogno utilizzando dati, appropriatezza e conoscenza dei percorsi per capire dove e come intervenire. «Non possiamo chiedere ai professionisti semplicemente di visitare più velocemente, prescrivere meno o far quadrare i conti», sottolinea Altini. «Dobbiamo creare le condizioni perché possano assumersi responsabilità, lavorare insieme, utilizzare i dati, sperimentare nuovi modelli e cambiare processi che non rispondono più ai bisogni». In questo percorso rientrano anche l’educazione dei cittadini e il coinvolgimento della politica locale. Il tema, dunque, non è fare di più con meno, ma fare diversamente. Significa superare organizzazioni costruite per silos e guardare al percorso del cittadino nella sua interezza: dall’ospedale al territorio, dalle cure primarie all’assistenza domiciliare, dalla riabilitazione ai servizi sociali.
La visione di SIMMstema
«Le attività del sistema sanitario devono essere considerate parti integrate dello stesso percorso: il management deve avere una visione complessiva, perché anche i tempi e i passaggi tra un setting e l’altro incidono sulla qualità dell’assistenza, sugli esiti e sull’utilizzo delle risorse». È questa la “visione di SIMMstema”, alternativa alla logica dei silos. In questa prospettiva anche le Case della Comunità non possono essere considerate semplicemente nuovi contenitori nei quali trasferire o aggiungere prestazioni: devono diventare nodi della rete capaci di collegare persone, servizi e professioni, coordinando e risolvendo l’episodio di cura di bassa complessità, prima ancora di aggiungere nuova offerta.
Tesi, Antitesi e SIMMtesi
Ed è qui che entra in gioco il ruolo del management sanitario. A trent’anni dall’avvio dell’aziendalizzazione del SSN, la sfida è diversa rispetto a quella affrontata dalle prime generazioni di direttori generali. Non basta amministrare strutture né governare bilanci: il management è chiamato oggi a guidare trasformazioni organizzative, valorizzando anche il middle management e costruendo una leadership capace di attraversare i confini delle singole aziende. Da qui il titolo del Congresso: Tesi, Antitesi e SIMMtesi. Due giornate nelle quali istituzioni, manager, professionisti, mondo accademico e stakeholder si confronteranno su leadership, transizione ospedale-territorio, cure primarie, dati e privacy, comunicazione, sostenibilità e nuovi modelli di presa in carico.
I futuri modelli di governance
La sessione inaugurale pone esplicitamente una domanda: quali competenze, quali modelli di governance e quale leadership servono per costruire il SSN del prossimo decennio? «Dobbiamo passare dal “mio ospedale, la mia azienda, la mia Regione” a una vera alleanza culturale dentro il Servizio Sanitario Nazionale», conclude Altini. «Chi fa management oggi deve avere il coraggio di decidere, sperimentare e assumersi la responsabilità del cambiamento. Il SSN deve maturare e può farlo valorizzando i migliori professionisti che ha già al proprio interno». Il XVIII Congresso nazionale SIMM si propone così come uno spazio di confronto sul governo della trasformazione del Servizio Sanitario Nazionale, mettendo al centro management, competenze, integrazione dei percorsi e nuove alleanze tra istituzioni e professionisti. (redazione@corrierecal.it)
Il Corriere della Calabria è anche su WhatsApp. Basta cliccare qui per iscriverti al canale ed essere sempre aggiornato
