Alta velocità e corruzione, regali di Natale e denaro per l’ingegnere di Taurianova «a disposizione della Areco»
Per il gip avrebbe favorito la società nelle commesse ricevendo denaro e altre utilità. Caruso ha negato ogni addebito e sostenuto di avere sempre agito nell’interesse della propria azienda e della c…
LAMEZIA TERME La storia comincia nei cantieri dell’Alta velocità tra Napoli e Bari, tra presunte mazzette, regali, affidamenti e lavoratori sottoposti – secondo l’accusa – a turni massacranti. Ma scorrendo le quasi seicento pagine dell’ordinanza firmata dal gip di Napoli Federica Girardi emerge un filo che porta molto più a sud. Fino alla Calabria e, precisamente, alla futura linea ad Alta velocità Salerno-Reggio Calabria. Al centro di questo segmento dell’inchiesta c’è Salvatore Francesco Caruso, ingegnere classe 74 di Taurianova, residente a Bari, inserito tra i 49 indagati del procedimento.
L’inchiesta di Napoli
Si tratta, in particolare, dell’indagine della Procura di Napoli, coordinata dal pm Henry John Woodcock, ha portato complessivamente all’emissione di venti misure cautelari: dieci arresti domiciliari, sette obblighi di dimora con presentazione alla polizia giudiziaria e tre sospensioni dal pubblico servizio. Le contestazioni comprendono, a vario titolo, corruzione, false fatturazioni e caporalato nei cantieri della Napoli-Bari. Per Caruso il gip ha disposto l’obbligo di dimora nel comune di residenza e l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria tre volte alla settimana. Il giudice ha riconosciuto la gravità indiziaria per quattro capi di imputazione relativi a ipotesi corruttive, escludendo per tutti l’aggravante prevista dall’articolo 416-bis.1 del codice penale.
Da NACAV al nuovo progetto XENIA
Sono le carte dell’inchiesta a ricostruire il presunto ruolo rilevante ricoperto da Caruso nella filiera delle grandi opere. Dal luglio 2023 all’ottobre 2024, infatti, è stato rappresentante legale della NACAV, il consorzio impegnato nei lavori della Napoli-Cancello. In precedenza, e contemporaneamente avrebbe ricoperto, sempre nell’ambito della stessa struttura, incarichi di consigliere, presidente del consiglio di amministrazione, project manager, direttore tecnico e rappresentante dell’appaltatore. Poi compare un altro nome: XENIA. Il 15 ottobre 2024, in una conversazione intercettata dagli investigatori, Caruso si presenta al proprio interlocutore con una frase molto semplice: «Sono il nuovo PM di XENIA». Pochi giorni prima, secondo quanto annotato nell’ordinanza, Dante Salzillo aveva riferito che al consorzio sarebbero presto stati affidati lavori per circa 20 milioni di euro e che la direzione era stata assegnata a un suo «amico», identificato dagli investigatori proprio in Caruso.
Il contratto da 15 milioni per la Salerno-Reggio
Poi entra in scena la Calabria, e il passaggio più significativo è datato 5 febbraio 2025. In una conversazione intercettata, Dante Salzillo racconta al fratello Raffaele quanto gli sarebbe stato comunicato da Caruso: era stato stipulato un contratto da 15 milioni di euro in favore della ARECO, società riconducibile alla famiglia Salzillo, per lavori relativi alla realizzazione di viadotti e al movimento terra. L’ordinanza collega quei lavori al Consorzio XENIA e alla realizzazione della linea Alta velocità Salerno-Reggio Calabria. Nello stesso passaggio viene citato anche l’ingegnere Maurizio Ferroni, che secondo Salzillo avrebbe contribuito all’affidamento della commessa alla ARECO. Un punto va però chiarito: dalle carte fin qui esaminate non emerge che quella commessa da 15 milioni venga contestata come illecita in sé. Il contratto entra nell’ordinanza come elemento della ricostruzione dei rapporti tra ARECO, Caruso e altri soggetti operanti nel sistema delle grandi opere, dopo gli episodi corruttivi oggetto delle contestazioni. Ed è proprio questa continuità a essere valorizzata dal gip ai fini cautelari.
La «solita mazzetta»
Il rapporto tra Caruso e gli imprenditori della ARECO, secondo l’accusa, avrebbe origini precedenti. In una conversazione del 13 settembre 2023, mentre i fratelli Dante e Raffaele Salzillo discutono di lavori e dell’ingresso di un topografo nelle commesse, Raffaele chiede al fratello se abbia parlato con Caruso e se gli abbia già consegnato la «solita mazzetta». Dante risponde di avere già dato «qualcosa» in una precedente occasione, ma precisa di non avere ancora provveduto a una nuova dazione perché avrebbe prima dovuto incassare i pagamenti per i lavori eseguiti. È uno degli episodi sui quali poggia l’ipotesi accusatoria. Nella parte dedicata alle esigenze cautelari, il giudice scrive che Caruso, nella sua qualità di rappresentante di NACAV e successivamente di soggetto operante in XENIA, avrebbe favorito i Salzillo attraverso pagamenti preferenziali, affidamenti e altre agevolazioni. Per il gip, inoltre, i riferimenti alla sua figura continuerebbero anche oltre gli episodi formalmente contestati, elemento utilizzato per sostenere l’attualità del pericolo di reiterazione.
La difesa di Caruso
Caruso, interrogato preventivamente il 16 settembre 2026, ha respinto ogni accusa. Davanti al giudice ha sostenuto di avere sempre agito nell’interesse della propria azienda e della commessa pubblica, negando di avere favorito la ARECO. Ha inoltre spiegato che durante le procedure relative alle richieste di acquisto si apriva normalmente una fase di negoziazione al ribasso e che, in quel contesto, potevano essere fornite alle imprese informazioni sui prezzi. Una ricostruzione che il gip non ha ritenuto sufficiente a superare il quadro indiziario e sulla base della quale ha disposto nei suoi confronti l’obbligo di dimora e quello di firma tre volte a settimana. (g.curcio@corrierecal.it)
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