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IL CASO

Konecta, i sindacati: «650 famiglie calabresi aspettano risposte. Il tempo sta finendo»

A pochi giorni dal confronto con Regione e azienda, Slc Cgil, Fistel Cisl, Uilcom Uil e Ugl Telecomunicazioni chiedono garanzie sul futuro occupazionale degli ex lavoratori Abramo

Pubblicato il: 02/10/2026 – 10:08
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Sono 650 le famiglie calabresi che attendono risposte sul futuro dei lavoratori ex Abramo, oggi impiegati da Konecta R. A rilanciare l’allarme sono Slc Cgil Calabria, Fistel Cisl, Uilcom Uil e Ugl Telecomunicazioni, a pochi giorni dal tavolo richiesto con la Regione Calabria e l’azienda per fare il punto sul progetto di digitalizzazione delle cartelle sanitarie. Il confronto, sottolineano i sindacati, dovrà servire soprattutto a chiarire «in cosa consiste il piano di rilancio aziendale» e quale ruolo sarà chiamata a svolgere la Regione. Sullo sfondo c’è la scadenza degli ammortizzatori sociali, con dicembre ormai vicino.

Il nodo del progetto di digitalizzazione

Le organizzazioni sindacali tornano a chiedere anche l’intervento del Mimit, lamentando la mancata convocazione del tavolo di monitoraggio ministeriale. Nel mirino finisce anche la gara bandita da Ipzs alcuni mesi dopo l’accordo del 19 dicembre, sempre nel settore della digitalizzazione, che secondo i sindacati non avrebbe previsto garanzie per i lavoratori calabresi appena contrattualizzati da Konecta R. «Quel progetto innovativo tanto celebrato, che doveva essere capofila ed esempio per le altre regioni italiane – scrivono – come mai non viene più supportato, con il rischio che fallisca definitivamente?». I sindacati richiamano inoltre le recenti dichiarazioni dell’amministratore delegato di Tim e presidente di Asstel sul rischio di migliaia di esuberi nell’indotto dei call center e sulla necessità di riqualificare parte degli addetti nella digitalizzazione della pubblica amministrazione. «In Calabria lo abbiamo fatto – sostengono – non dovrebbe essere il ministero a supportarne l’evoluzione?».

«Pronti alla mobilitazione»

Il messaggio finale è netto: «Il tempo delle attese sta finendo». In assenza di risposte e di garanzie sul futuro occupazionale, le sigle annunciano la possibilità di mettere in campo iniziative di mobilitazione e di lotta sindacale insieme ai lavoratori. L’obiettivo dichiarato è salvaguardare tutti i 650 posti di lavoro degli ex dipendenti Abramo e, più in generale, costruire un percorso di stabilizzazione per il comparto dei call center, che secondo i sindacati in Calabria occupa oltre 4mila addetti. (redazione@corrierecal.it)

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