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LA SECONDA GIORNATA

La sfida globale sull’olio tra costi, manodopera e qualità

All’Academy Olivo in Campo il confronto con i big internazionali del settore. La Spagna punta a 1,7 milioni di tonnellate. Taccone: «Puntare su meccanizzazione e mercati di nicchia»

Pubblicato il: 02/10/2026 – 14:53
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La seconda giornata dell’Academy Olivo in Campo, nella Cittadella regionale a Catanzaro, ha come cifra quella della discussione e del confronto, con prospettive che sono allo stesso tempo regionali, nazionali e – soprattutto – internazionali. L’esordio è di quelli significativi per capacità di analisi, punto di vista privilegiato, esperienza olivicola di primo piano. Si parte infatti con Juan Vilar, collegato dall’università spagnola di Jaén. Il docente iberico fornisce osservazioni e numeri sullo scenario internazionale degli impianti olivicoli e dei consumi. Lo scenario che descrive suscita molte, inevitabili e a tratti preoccupate considerazioni.
Il mercato olivicolo internazionale è in cammino verso il record storico produttivo. Reduce da annate difficili, ritorna ufficialmente la Spagna che nei prossimi anni raggiungerà una quota produttiva che Vilar indica realisticamente in 1.700.000 tonnellate. Per dare un’idea di grandezza, in Italia la quota oscilla tra 240 e 260 mila tonnellate. Poi il dato dei consumi: in netto e deciso aumento (25% circa) quelli di grassi animali e vegetali, in leggera flessione quello dell’olio.
Il secondo intervento è affidato a Hugo Janeiro, direttore dell’azienda spagnola De Prado, una multinazionale olivicola con una potenza di fuoco da 25mila ettari di superficie olivetata (con produzione intensiva e superintensiva). Nell’intervento del manager spagnolo il dato che si sedimenta nella platea calabrese riguarda il costo di produzione per un kg di olio: se in Italia il costo raggiunge i 4,5 euro, la De Prado ci riesce con 1,67 euro. Le due relazioni, che hanno comunque anche dati positivi per la produzione olivicola italiana, ci consentono di ragionare con uno dei principali produttori calabresi e presidente del Consorzio di Tutela e Valorizzazione della D.O.P. Lametia, Pierluigi Taccone: «Gli olivicoltori calabresi devono convincersi di due aspetti. Il primo è che anche qui da noi bisogna abbassare i costi di produzione e va fatto in maniera assoluta: competere con i costi che abbiamo è impossibile. Il secondo – prosegue Taccone – è rendersi conto del fatto che uno dei problemi più grandi è la mancanza di manodopera e c’è poco da fare: occorre meccanizzare al massimo, stabilendo un equilibrio tra i nostri impianti tradizionali e l’ultraintensivo». Il presidente della Dop Lametia, pur in una situazione che è sotto il profilo competitivo difficile, guarda al futuro con un approccio di fiducia: «Penso che a salvarci saranno i mercati di nicchia. Forse dovremo continuare a soffrire per un po’, ma in futuro la qualità e questi mercati potrebbero essere la nostra risposta alle strutture super-intensive che stanno invadendo il campo dell’olivicoltura mondiale».
Poi c’è il tema dei prezzi, drammaticamente attuale: «Non possiamo pensare di ottenere i prezzi che abbiamo ottenuto nei due anni passati, quella è stata la vera eccezione. Oggi siamo nella normalità e dobbiamo per forza di cose tenere conto di questi valori. Il mercato dell’olio è un mercato di commodity e abbiamo visto nelle relazioni come i consumatori di olio di alta qualità abbiano determinate caratteristiche: dobbiamo puntare dritti a quella platea. Se poi consideriamo che il consumo mondiale di sostanza grassa da olio d’oliva rappresenta appena l’1,2%, si capisce bene come ci siano margini amplissimi su cui operare. E peraltro – aggiunge Taccone – i trend dal punto di vista dei consumi stanno aumentando, aumentano anche le produzioni, ma abbiamo visto che il consumatore medio di olio d’oliva ha un livello di conoscenza abbastanza elevato. Presumibilmente si tratta di una platea destinata ad aumentare e ciò potrebbe rappresentare per noi senz’altro un’opportunità». (redazione@corrierecal.it)

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