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Il caso

Il «diabolico piano» per uccidere Salvatore Giglio e far sparire il corpo, madre e figlio non rispondono al gip

Telecamere, tracciati Gps e acquisti di acido tra gli elementi dell’inchiesta sul 69enne scomparso nel 2024

Pubblicato il: 03/10/2026 – 9:51
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CROTONE Daniela Rossato e Nicola Giglio hanno scelto di non rispondere alle domande del gip. La donna, 60 anni, e il figlio di 28 sono accusati dell’omicidio di Salvatore Giglio, 69 anni, ex marito della prima e padre del secondo, scomparso da Cutro nel settembre del 2024 e il cui corpo non è mai stato ritrovato. Assistiti dagli avvocati Luigi Colacino e Pietro Funaro, i due si sono avvalsi della facoltà di non rispondere durante gli interrogatori di garanzia, in attesa di poter visionare integralmente gli atti dell’inchiesta. Rossato è stata interrogata nel carcere di Castrovillari, mentre Nicola Giglio si trova detenuto a Crotone. Al termine degli interrogatori, il gip ha respinto la richiesta della difesa di sostituire la custodia cautelare in carcere con gli arresti domiciliari per il 28enne. Resta invece riservata la decisione sull’analoga istanza presentata per la madre.

Il «diabolico piano»

Nell’ordinanza cautelare il gip descrive quello che, secondo l’accusa, sarebbe stato un piano studiato per eliminare Salvatore Giglio e successivamente farne sparire il corpo. Madre e figlio, scrive il giudice, avrebbero agito per eliminare un uomo considerato «scomodo», nei confronti del quale avrebbero nutrito un forte rancore. Sullo sfondo ci sarebbe anche la gestione del patrimonio immobiliare della vittima, che Giglio avrebbe iniziato a dismettere senza informare i familiari. La scomparsa risale al 21 settembre 2024. Soltanto quattro giorni dopo, il 25 settembre, l’ex moglie denunciò l’allontanamento dell’uomo, prospettando agli investigatori anche l’ipotesi di una fuga con un’amante o di un ritiro spirituale. Una ricostruzione che non convinse i carabinieri del Comando provinciale di Crotone.

Le immagini delle telecamere

Un elemento centrale dell’indagine sarebbe arrivato dalle telecamere di videosorveglianza. Le immagini avrebbero documentato il rientro di Salvatore Giglio nella propria abitazione alle 12.08 del 21 settembre, immediatamente seguito dall’ex moglie e dal figlio. Da quel momento, secondo gli investigatori, l’uomo non sarebbe più uscito di casa. L’ipotesi accusatoria è che Giglio sia stato ucciso all’interno dell’abitazione e che successivamente il corpo sia stato caricato su un’automobile e trasportato fino al fiume Tacina, dove sarebbe stato gettato. Il cadavere, tuttavia, non è stato ancora recuperato.

I sopralluoghi lungo il Tacina e gli acquisti

Tra gli elementi raccolti dagli investigatori figurano anche i tracciati Gps dell’automobile utilizzata da Daniela Rossato. Secondo quanto riportato nell’ordinanza, il mezzo avrebbe raggiunto per tre volte, durante la notte, la zona indicata dagli inquirenti come possibile luogo di abbandono del corpo. La donna avrebbe spiegato quei viaggi sostenendo di essere andata nella zona per cercare l’ex marito. Agli atti dell’indagine sono finiti anche alcuni acquisti di acido muriatico e candeggina, sostanze che, secondo l’accusa, potrebbero essere state utilizzate per ripulire la presunta scena del delitto. (redazione@corrierecal.it)

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