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LO SCONTRO

Tallini contro Forza Italia Catanzaro: «Su Reggio Città Metropolitana attaccano anche Berlusconi»

L’ex presidente del Consiglio regionale replica agli azzurri catanzaresi. «Ognuno vada per la sua strada»

Pubblicato il: 03/10/2026 – 10:52
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«È talmente in stato confusionale il gruppo di Forza Italia che riesce non solo a fare pasticci su date ed eventi, ma arriva a definire il “più grande scippo subito dalla città di Catanzaro” la scelta di Silvio Berlusconi di istituire la Città Metropolitana di Reggio Calabria». Lo afferma Domenico Tallini, già presidente del Consiglio regionale della Calabria, replicando alle critiche arrivate dal gruppo catanzarese di Forza Italia. Secondo Tallini, dunque, «Forza Italia attacca sé stessa e indica Berlusconi, che fu protagonista di quella scelta, come un nemico del Capoluogo. C’è una ragione in più per i catanzaresi per non votare Forza Italia». L’ex presidente del Consiglio regionale ricostruisce quindi il passaggio che portò Reggio Calabria tra le Città Metropolitane: «Reggio Calabria viene inserita tra le Città Metropolitane con la legge numero 42 del 2009 sul federalismo fiscale, votata dalla maggioranza di centrodestra, grazie a un emendamento presentato dal vicecapogruppo del Pdl Italo Bocchino e sostenuto dal ministro leghista Roberto Calderoli. Berlusconi lo aveva promesso all’allora sindaco reggino Giuseppe Scopelliti durante le interlocuzioni per il trasferimento dei Bronzi di Riace al G7 alla Maddalena». Tallini respinge quindi le responsabilità che gli vengono attribuite: «Ora il gruppo di Forza Italia chiede conto a me, che all’epoca ero un semplice consigliere regionale “cane sciolto”, di una mancata reazione a quella che fu certamente una forzatura istituzionale. Eppure, alla Camera sedevano ben quattro deputati di Catanzaro, tre dei quali appartenenti alla maggioranza di centrodestra. Non faccio i nomi perché sarebbe sgradevole. Non ricordo barricate da parte di sindaci, presidenti della Provincia, presidente della Regione, né sollevazioni popolari. Chi doveva difendere Catanzaro?». E aggiunge: «Quando io divento assessore nella Giunta regionale guidata da Scopelliti, nel 2010, la questione della Città Metropolitana è già chiusa, anche se poi arriveranno altri provvedimenti legislativi, come la legge Delrio sul riordino delle Province». Quindi la stoccata: «Ora mi aspetto che il gruppo di Forza Italia mi attribuisca anche la tripartizione della Provincia del 1980 e l’istituzione del Consiglio regionale a Reggio Calabria del 1970».
Tallini replica anche alle accuse di incoerenza politica: «Se c’è qualcuno che non può parlare di coerenza e fedeltà al centrodestra è l’attuale guida di Forza Italia, che dopo avere apertamente appoggiato alla Provincia il presidente di sinistra Enzo Bruno, nel 2014 votò contro la candidata alla presidenza della Regione Wanda Ferro, sostenendo l’avvocato reggino Nico D’Ascola. Ma alla gente, sinceramente, interessa poco di queste piroette del passato». Tallini sostiene che «ci sono tante pagine oscure che, grazie alla fervente attività degli anonimi consiglieri, piano piano verranno tutte a galla. E per questo li ringrazio pure». L’ex presidente del Consiglio regionale richiama quindi una precedente vicenda giudiziaria che coinvolse il Comune di Catanzaro: «Ricordo, ad esempio, l’incriminazione dell’intero Consiglio comunale, che ci fece guadagnare il triste primato di Consiglio comunale più indagato d’Italia». Tallini aggiunge quindi, assumendosene la responsabilità politica, che «non fu certo un caso che il maggiore responsabile di quella vicenda giudiziaria non fosse stato raggiunto dallo stesso provvedimento». E prosegue: «Lo stesso presidente, da me sollecitato a difendere il Consiglio e i singoli consiglieri da accuse che ritenevo assurde, preferì invece tacere». Tallini avanza quindi una sua interpretazione della vicenda: «Forse perché, a ben pensarci, in quella inchiesta poteva entrarci proprio lui, il caro presidente pro tempore, scampato solo – secondo la mia lettura – a un’indagine “a orologeria” che avrebbe finito per salvaguardare proprio chi aveva il ruolo di vigilare e controllare. E ci sono tante altre cose interessanti che potrebbero venire fuori».
Infine Tallini chiude con un messaggio politico rivolto alla città: «Ognuno vada per la sua strada. La mia resta quella di difendere, per quanto posso e senza alcun ruolo istituzionale, quel che resta di un Capoluogo indebolito. La mia non è una critica a Cannizzaro e Occhiuto, che fanno il loro mestiere e l’interesse dei loro territori. È Catanzaro che deve rialzare la testa, con una classe dirigente più coraggiosa e orgogliosa». (redazione@corrierecal.it)

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