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nostalgia e tornanza

«Puoi lasciare la Calabria, ma la Calabria non ti lascia mai davvero»

L’imprenditrice italo-americana Anna Maria Crocco prima di rientrare a New York: il ritorno nella terra dei genitori, i ricordi e quel senso di casa che resiste alla distanza

Pubblicato il: 04/10/2026 – 10:30
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COSENZA Ogni estate torna in Calabria e ogni anno, al momento di ripartire, il sorriso lascia spazio alla nostalgia. Nel suo racconto ci sono la semplicità dei piccoli paesi, i pranzi interminabili, il caffè offerto, l’odore del pane appena sfornato, le amicizie che resistono al tempo. «Non è perfetta. Ed è anche per questo che la amo». Ci sono partenze che hanno il sapore di un addio e altre che assomigliano a un doloroso distacco. Anna Maria Crocco, ogni volta che lascia la Calabria per tornare a New York, si accorge di quanto sia diventato difficile salutare quei luoghi che sanno di casa. «Ogni anno torno in Calabria e ogni anno rientro a casa portandone con me un pezzetto in più», racconta l’imprenditrice italo-americana in una lettera scritta prima del rientro negli Stati Uniti. Una missiva che non è soltanto un ricordo dell’estate appena trascorsa, «questa è la Calabria: caos e semplicità, l’uno e l’altra».

Il tempo si ferma

Nei paesi, racconta, il tempo sembra avere regole diverse. Tutti conoscono tutti, o conoscono qualcuno che conosce qualcun altro. Le persone che non si vedono da anni possono incontrarsi e riprendere una conversazione come se si fossero salutate il giorno prima. È quello che accade ad Alessandro, il marito di Anna Maria, quando ritrova gli amici di sempre: gli stessi volti, le medesime battute, storie rimaste sospese e quelle ancora da raccontare. E poi c’è la loro bambina che in Calabria sta costruendo nuove amicizie. «La Calabria non è più soltanto il luogo da cui veniamo noi. Sta diventando anche il luogo da cui viene lei». Un viaggio e una vacanza a passo lento: i finestrini abbassati, il vento, l’autostrada verso il mare, le montagne e i piccoli borghi. Un paesaggio che, per chi vive lontano, assume un significato ancora più forte. Anche il cibo in tavola diventa un modo per raccontare una regione intera. I pranzi e le cene sono momenti per condividere: «Apri la porta. Fai spazio. Dai da mangiare alle persone. Crei legami», perché «quando sei giovane non riesci a immaginare che un giorno sentirai la mancanza proprio delle cose dalle quali cercavi di scappare». E quando la partenza si avvicina, tutto cambia prospettiva. Si scattano fotografie, si rimane qualche minuto in più a tavola, si guarda più a lungo un tramonto. Si cerca di trattenere dettagli che fino a poco prima sembravano ordinari. Poi arriva il momento dei saluti. «Ogni anno piango. Dovrei essere abituata, ma non lo sono». Anna Maria Crocco chiude la missiva con una frase che riassume il senso di tutto il racconto: «Puoi lasciare la Calabria, ma la Calabria non ti lascia mai davvero». (f.b.)

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