Morte di Edison Malaj, dopo 30 mesi il processo non è ancora iniziato
La Fillea Cgil Calabria si costituirà parte civile all’udienza preliminare del 7 ottobre: «Giustizia lenta, le famiglie non vanno lasciate sole»
CASTROVILLARI Sono trascorsi trenta mesi dalla morte di Edison Malaj, il lavoratore rimasto schiacciato da una lastra di cemento a Castrovillari il 16 febbraio 2024, ma il processo non è ancora iniziato. Dopo numerosi rinvii, l’udienza preliminare è fissata per il prossimo 7 ottobre al Tribunale di Castrovillari. In aula ci sarà anche la Fillea Cgil Calabria, che ha annunciato la propria costituzione di parte civile al fianco dei familiari della vittima. «Il nostro pensiero va innanzitutto alla famiglia di Edison, che da trenta mesi attende risposte e che in questo lungo tempo ha affrontato il dolore della perdita insieme all’incertezza di un processo che stenta a partire», afferma Simone Celebre, segretario generale della Fillea Cgil Calabria. Accanto alle parole del sindacato ci sono quelle di Silvana Malaj, moglie di Edison: «Ogni persona che perde la vita mentre lavora lascia una famiglia che ha come condanna un ergastolo quotidiano. Vogliamo che venga fatta giustizia e che tutti i colpevoli vengano puniti».
«Al fianco della famiglia fino all’accertamento della verità»
«A Silvana e ai figli Sara e Gabriele – sottolinea Celebre – va la vicinanza profonda della Fillea Cgil, che resterà al loro fianco fino al pieno accertamento della verità». Una scelta che, spiega il sindacato, viene portata avanti nei procedimenti legati agli infortuni mortali sul lavoro sia in Calabria sia a livello nazionale. «Riteniamo doveroso sostenere i familiari delle vittime anche in questo ulteriore e faticoso percorso verso la giustizia – prosegue Celebre -. Una giustizia dai tempi lunghissimi e con costi spesso insostenibili per chi si trova a doversi difendere, in molti casi, da veri e propri colossi del settore delle costruzioni».

La battaglia per il gratuito patrocinio
Da qui anche la battaglia portata avanti dalla Fillea Cgil a livello nazionale per introdurre il gratuito patrocinio, senza limiti di reddito, per i familiari delle vittime di infortuni mortali sul lavoro. La proposta di legge, presentata a prima firma dalla deputata Chiara Gribaudo nell’ambito della Commissione parlamentare d’inchiesta sulle condizioni di lavoro, avrebbe raccolto – riferisce il sindacato – il sostegno trasversale delle forze politiche. Nei giorni scorsi la Fillea Cgil, insieme ad alcuni familiari delle vittime, è stata ascoltata in audizione dalla Commissione Giustizia. «Invitiamo tutti i parlamentari calabresi a darci concretamente una mano affinché questa legge venga approvata prima della fine della legislatura – afferma Celebre -. Sarebbe un atto di civiltà che il nostro Paese deve compiere al più presto». La Fillea chiede inoltre che chi perde la vita sul lavoro venga riconosciuto come vittima del dovere, con conseguenti sostegni fiscali e previdenziali per i familiari.
«La sicurezza non può essere considerata un costo»
Per il sindacato, però, il tema della giustizia arriva inevitabilmente dopo la tragedia. La priorità resta quindi la prevenzione. «Nei cantieri la sicurezza non può più essere trattata come un costo da tagliare o come un mero adempimento burocratico», conclude Celebre. La Fillea chiede il rafforzamento degli organici degli ispettorati del lavoro e delle Asp, una formazione «reale e continua», il rispetto delle norme sulla movimentazione dei carichi e sull’utilizzo delle attrezzature e un contrasto più deciso al lavoro irregolare e ai ribassi negli appalti e nei subappalti. «Ogni lavoratore ha il diritto sacrosanto di tornare a casa dalla propria famiglia a fine giornata. La memoria delle vittime si onora soltanto con la verità, con la giustizia e con la prevenzione». (redazione@corrierecal.it)
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