Occhiuto detta l’agenda al centrodestra: dieci punti su giovani, imprese e diritti
E avverte: «Non basta inseguire Vannacci»
Dieci punti per provare a disegnare il centrodestra dei prossimi anni. Un centrodestra liberale, popolare, europeista e atlantico, capace di occuparsi di giovani e imprese, di aprire sui diritti civili e, soprattutto, di non lasciarsi trascinare sul terreno politico di Roberto Vannacci. È Roberto Occhiuto a mettere nero su bianco la sua proposta in un lungo intervento pubblicato oggi sul Foglio. Il presidente della Regione Calabria e vicesegretario nazionale di Forza Italia parte proprio dall’ex generale, al quale riconosce di aver intercettato «una domanda politica reale» presente anche in Italia. Ma la risposta, sostiene Occhiuto, non può essere quella di inseguire quella domanda spostando ulteriormente a destra la coalizione. La questione, secondo il governatore calabrese, è piuttosto capire quale debba essere il futuro del centrodestra nato con Silvio Berlusconi e oggi guidato da Giorgia Meloni. E la risposta viene articolata in dieci punti.
1. Immigrazione: più rimpatri ma anche ingressi regolari
Il primo capitolo riguarda l’immigrazione. Occhiuto distingue nettamente tra quella irregolare, da contrastare con maggiore fermezza, e quella regolare, necessaria anche al sistema produttivo italiano. Servono rimpatri più rapidi per chi non ha diritto a restare in Italia, accordi con i Paesi d’origine, contrasto ai trafficanti e controllo delle frontiere. Allo stesso tempo, però, bisogna garantire canali regolari d’ingresso per rispondere alla richiesta di lavoratori da parte delle imprese. Una strategia che, nella visione del presidente calabrese, non può essere soltanto nazionale: servono più Frontex, maggiori accordi dell’Unione europea con i Paesi di origine e una gestione comune dei confini.
2. Stop alle rendite di posizione
Secondo punto: concorrenza e superamento delle rendite di posizione. Occhiuto parte anche dall’esperienza maturata in Calabria sul trasporto pubblico non di linea e sulla battaglia per gli Ncc, arrivata fino alla Corte costituzionale. Il principio, sostiene, deve valere in tutti i settori: quando si interviene sui taxi bisogna pensare anche a chi aspetta un taxi, quando si riforma la sanità bisogna guardare prima al paziente e quando si interviene sul lavoro bisogna considerare anche chi deve ancora entrarvi. Le categorie vanno ascoltate, ma le riforme devono avere come obiettivo principale l’interesse dei cittadini.
3. Una destra europeista e atlantica
Il terzo punto definisce in maniera ancora più netta il posizionamento politico immaginato da Occhiuto: una destra liberale, popolare, europeista e atlantica. L’Unione europea non deve essere considerata un nemico, ma uno strumento da cambiare e rafforzare. Nessuna ambiguità, inoltre, sulla Nato e sulla Russia. Per Occhiuto serve «più Europa» sulle grandi questioni – difesa, energia, immigrazione, innovazione e capitali – e meno burocrazia europea sulle materie che possono essere gestite direttamente dagli Stati e dai territori.
4. Prima i giovani, poi nuove pensioni anticipate
Uno dei passaggi più significativi riguarda il rapporto tra generazioni. Prima di spendere altre risorse per anticipare l’età pensionabile, sostiene Occhiuto, bisognerebbe concentrarsi sui trentenni, sui loro stipendi, sull’accesso alla casa e sulla possibilità di costruire un’impresa. Da qui torna la proposta già avanzata dal governatore calabrese di una no tax area per gli under 35: non un bonus, ma una riduzione fiscale direttamente percepibile nello stipendio e uno strumento per rendere più conveniente l’assunzione dei giovani.
5. Diritti civili e fine vita
Nel decalogo entra anche uno dei temi più delicati nel confronto interno al centrodestra. Per Occhiuto una forza liberale non può parlare di libertà soltanto quando si occupa di tasse, mercato e imprese. Deve affrontare anche le libertà personali, gli affetti, la sessualità e, in determinate condizioni, il fine vita. Il presidente calabrese sostiene che il centrodestra abbia lasciato per troppo tempo questi temi alla sinistra e chiede un intervento del legislatore sul fine vita con regole precise, verifiche mediche, consenso informato e garanzie particolarmente rigorose per le persone più fragili.
6. Aprire il centrodestra a chi oggi non ha una casa politica
Il sesto punto guarda direttamente all’allargamento della coalizione. Occhiuto individua un pezzo di elettorato composto da liberali, riformisti, cattolici popolari, imprenditori, professionisti, amministratori e giovani che non si riconoscono né nel massimalismo di destra né in quello di sinistra. È questo, secondo il vicesegretario azzurro, il terreno sul quale Forza Italia dovrebbe tornare a muoversi: aprire alla società civile, alle università, alle professioni e al mondo produttivo anziché limitarsi a difendere uno spazio moderato già esistente.
7. Imprese: basta crescere «nonostante» l’Italia
Il settimo punto è dedicato all’economia. Non basta più celebrare le imprese italiane perché riescono a sopravvivere nonostante burocrazia, energia costosa, lentezza della giustizia civile, infrastrutture insufficienti e tempi lunghi per ottenere le autorizzazioni. Lo Stato, nella visione di Occhiuto, deve creare le condizioni perché investire in Italia sia conveniente: infrastrutture efficienti, regole certe, autorizzazioni rapide, energia competitiva e disponibilità di competenze. Non semplicemente più Stato o meno Stato, dunque, ma uno Stato «forte dove serve» e leggero quando rischia di diventare soltanto un ostacolo.
8. Concorrenza anche dentro i partiti
Occhiuto porta poi il concetto di concorrenza direttamente dentro la politica. Un partito nel quale tutti sono sempre d’accordo, sostiene, non è necessariamente un partito più forte. La competizione interna può significare confronto tra idee, leadership alternative, ingresso di persone nuove e dirigenti costretti a conquistarsi il proprio spazio anziché considerarlo acquisito. Una critica anche ai meccanismi di cooptazione attraverso i quali, troppo spesso, le classi dirigenti finiscono per scegliere semplicemente quelle destinate a succedere loro.
9. Intelligenza artificiale e transizione: non avere paura del futuro
Il nono punto riguarda le grandi trasformazioni economiche e tecnologiche. Per Occhiuto la politica non deve promettere di proteggere cittadini e imprese dal cambiamento, dalla concorrenza, dalla globalizzazione o dall’intelligenza artificiale. Deve piuttosto fornire gli strumenti per affrontarli. L’intelligenza artificiale deve diventare accessibile anche alle piccole imprese, la transizione energetica deve essere utilizzata per attrarre nuovi investimenti e nel mercato del lavoro bisogna premiare maggiormente competenze e merito rispetto alla sola anzianità.
10. «Smettere di parlare soltanto di Vannacci»
L’ultimo punto riporta il ragionamento là dove era iniziato: Roberto Vannacci. Secondo Occhiuto, se nei prossimi mesi il centrodestra discuterà esclusivamente di come fermare l’ex generale, imitarlo, inglobarlo o sottrargli consensi, finirà per perdere la propria agenda politica. L’alternativa indicata dal presidente calabrese passa da meno tasse, più riforme, maggiore concorrenza, meno rendite di posizione, una pubblica amministrazione capace di decidere e un’Italia in grado di attrarre investimenti. Occhiuto riconosce che Vannacci abbia intercettato una domanda politica che sarebbe sbagliato ignorare. Ma considera altrettanto sbagliato pensare che per rispondere a quella domanda il centrodestra debba diventare simile a lui. (redazione@corrierecal.it)
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