Skip to main content

Ultimo aggiornamento alle 16:42
Corriere della Calabria - Home

I nostri canali


Si legge in: 3 minuti
Cambia colore:
 

l’esclusiva

«Denise voleva bene a suo padre. La sua rovina è stato il regime di protezione» – VIDEO

Domenico Cosco, nonno di Denise, figlia suicida di Lea Garofalo, e padre di Carlo Cosco, parla con Klaus Davi

Pubblicato il: 06/10/2026 – 15:49
00:00
00:00
Ascolta la versione audio dell'articolo

ROMA «Ho saputo dai giornali che Denise si era suicidata. Non sono stato avvertito, lo abbiamo visto dai siti on line, il giorno dieci settembre. Non eravamo al corrente che fosse stata in coma per cinque giorni e poi fosse morta». Lo ha dichiarato Domenico Cosco, nonno di Denise, figlia suicida di Lea Garofalo, e padre di Carlo Cosco, intervistato da Klaus Davi (QUI il video).

«Non voleva più chiamarsi Chiara Rossi»

«Quello che posso dire io- – ha poi aggiunto Domenico Cosco – è che questa ragazza è stata sotto protezione e le hanno cambiato il nome: la rovina sua è stata questa. Lei non aveva il suo nome, le avevano dato Chiara Rossi. Gli inquirenti ce l’avevano con lei perché voleva stare col padre. È andata a trovare il padre ed è riuscita ad andare a trovarlo anche con il bambino, glielo ha fatto vedere. Denise sapeva che quello che ha fatto il padre l’ha fatto per lei, per salvare lei. Perché il padre non voleva che lei andasse dietro a sua madre. Quando ha cominciato a crescere si è convinta e ha detto “io non voglio stare più nella protezione” e continuava a dire “io voglio il mio cognome”. Per fare questo, per riappropriarsi della propria identità, aveva incaricato un legale romano (che non era l’avvocato Enza Rando, ndr)».

«Tra loro esiste una fitta corrispondenza»

«Tra loro esisteva una fitta corrispondenza. Lei – ha proseguito Domenico Cosco nell’intervista a Davi – ha scritto tante lettere a suo papà, è stata lei a volerlo conoscere e a dire che voleva stare con lui. Suo padre l’ha cercato lei, si sono trovati nel periodo in cui lei è uscita dalla Comunità. Le assegnavano città sempre diverse… L’hanno mandata perfino a Torino, una città ‘scabrosa’, fatta per ragazzi scabrosi… Poi si è trovata a Roma e non lo so come». Secondo Domenico Cosco «fu Denise a prendere la decisione di ricontattare il padre. Fu lei a decidere di cercarlo perché voleva stare con lui. E quando Carlo venne a conoscenza di questo fatto la cercò a sua volta. Quando si incontrarono la prima volta non dissero nulla ma si abbracciarono e piansero a dirotto, mi disse Denise. Fu uno sfogo, un modo per ritrovarsi. Denise voleva bene a suo padre, non aveva nessuno, si è sentita appoggiata». «Lei voleva essere libera, e per essere livera voleva stare con noi. Specialmente quando poi lei mi ha cercato, io le chiesi se avesse avuto piacere se fossi andato a trovarla e lei mi rispose: “Nonno vieni, se vieni fai una cosa bella».

«Carlo ha sbagliato a uccidere Lea»

«Ha sbagliato, cosa vuole che le dica. Carlo aveva paura che la figlia prendesse una strada sbagliata, come Lea, che faceva la barbona, dormiva di qua e di là. Certo, lei è stata abbandonata. E il motivo è comunque sbagliato. Se avessi saputo sarei intervenuto. Ma noi non sapevamo tutto. Abbiamo scoperto tutto a cose fatte», ha poi confidato Domenico Cosco. (redazione@corrierecal.it)

Il Corriere della Calabria è anche su WhatsApp. Basta cliccare qui per iscriverti al canale ed essere sempre aggiornato

Argomenti
Categorie collegate

x

x